[656]. Qui il Ranke cita le parole del poeta Flaminio a Giulio II:

Dux opus est acris, populos qui cogat in unum:

Qui male concordes iungat ad arma manus.

Cita anche Polidoro Virgilio, che, venti anni dopo, scrivendo a Londra il suo libro De Prodigiis, e dedicandolo a Francesco Maria duca d'Urbino (1º agosto 1526), gli manifestava la speranza che da lui venisse il risorgimento d'Italia. E finalmente il Varchi, che scrisse più tardi. Questi, parlando dei Veneziani che volevano indebolire l'Italia per impadronirsene, aveva aggiunto: «E per vero dire mai le fatiche e gl'infortuni d'Italia non cesseranno in fino che essi (poichè sperare dai Pontefici un tale benefizio non si dee) o alcuno prudente e fortunato principe non ne prenda la signoria.» Storia Fiorentina, vol. I, pag. 117. Firenze, 1843.

[657]. Come abbiamo già osservato, nella seconda edizione insiste su di ciò anche più che nella prima.

[658]. Dicemmo altrove, che ciò fu riconosciuto anche dal Leo.

[659]. «Genug Alles zeigt dass diess Buch nicht allein Lorenzo'n dedicirt, sondern ganz und gar auf ihn berechnet ist.» Op. cit., pagina 199.

[660]. Ecco le parole, con cui conchiude il Ranke: «Uns lasst endlich gerecht sein. Er suchte die Heilung Italiens; doch der Zustand desselben schien ihm so verzweifelt, dass er kühn genug war, ihm Gift zu verschreiben.» Op. cit., pag. 202.

[661]. Questo difetto è nella seconda edizione assai attenuato.

[662]. «Das ist überkûhner Scharfsinn,» osservò anche il Mohl, Die Machiavelli-Literatur, pag. 580.