Egregie vir maior honorande, etc. Hiarsera vi si scripse in frecta, et non vi si potè significare quello che per la presente vi si dirà. Per altre havete inteso che la condotta di Marcantonio finì a mezzo maggio, et volendo lui o titolo o augumento di condocta, li fu negato, et per rispecto delli altri condoctieri, et «per i pagamenti che ne corrono ogni fiera a Lione, et per conto de' due Re, et per i donativi.» Essendoli denegato lo aumento et il titolo, lui, come quello che doveva havere prima practiche colla Santità del Papa, si gittò in quello di Luccha, nè mai s'intese di chi lui fussi soldato, se non quando il Papa ne richiese del passo per a Bologna, il quale passo per a Bologna fu conceduto. Volle di poi il Papa particolarmente intendere il cammino che aveva ad fare, et li fu risposto che era per la Valdinievole, per il contado di Pistoia, et per la via della Sambuca, che riescie ad Albergha et al Saxo, in quello di Bologna. Lui finxe di volere andare a campo a Massa de' Marchesi Malespini.
Questo secreto di volere andare alla impresa di Genova a noi non fu mai noto. «Ma dubitandone, lo amico nostro vi scripse et di questo et d'altro sino a' dì ventisei di giugno. Ma Lucchesi dovevano sapernelo intero, che ci feciono, avanti la partita di Marcantonio, minacciare dal Papa delle cose di Bargha; et bisognocci provedere quello luogho in buona forma.» Il cammino suo fu per il Lucchese, per le terre del Marchese di Massa, il quale non poteva obstare, et per i terreni di Serzana: dove, passato la Magra, se ne andò alla Spetie. Dipoi stemo più giorni non potemo havere lingua con verità del progresso suo. L'armata dei Vinitiani comparì in uno tracto, nè mai se ne seppe niente, in modo che se noi non havamo provisto Livorno bene et Pisa, dove havamo messo per MD delle bandiere, il forte di Pescia et Sancto Miniato, non saremo stati senza grande pericolo. «Perchè, poichè l'armata fu passata, il Papa hebbe a dire che se non voltava Genova, verrebbono a Pisa et Livorno; et questo perchè, volendo mandare nuove fanterie drieto a Marcantonio, et richiedendone del passo (perchè venendo da Roma bisognava toccassino il dominio nostro), noi glielo negamo assolutamente, rispondendogli, che se noi havamo conceduto il passo a Marcantonio per a Bologna, lo havamo facto perchè reputavamo andassi per defensione delle cose della Chiesa; ma domandandolo per andare in Genovese, che era contro alle cose del re di Francia, nè per queste nè per altre gente non pensassi che noi havessimo a dare passo per quella via: et così li togliemo la facultà di potere rinfrescare Marcantonio di gente. Il quale Marcantonio se andava diricto alle porte di Genova senza fermarsi, et che l'armata si fussi presentata a una medesima hora,» vi diciamo «con certitudine che Genova voltava. Questo habbiamo da persona prudente, amicissimo nostro, che era in sul luogho.»
Questo vi si significa non per «esaltare le cose di Marcantonio o del Papa, ma perchè voi advertiate il re di Francia et Robertet del pericolo che si è portato; acciò che si provegha per una altra volta, confortandoli ad fare quelli provedimenti» che habbino ad «tenere ferma quella terra,» che bisognano «grandi, mentre che il Papa sta in questa fantasia.» Et il più «importante provedimento che si possa fare,» come per la agiunta hiarsera vi si scripse, «è mandarvi subito uno nuovo governatore, il quale sia» buono et prudente, et sia per tenervi le fanterie che sono pagate da quella terra, «et per non fare di quelle cose che» vi si fanno. Et se non fussi una singulare affectione che noi portiamo al re di Francia, non si metterebbe la falcie nella biada d'altri. Ma li vogliamo havere facto intendere quello che forse non hanno inteso da altri: del governatore passato Genovesi si laudano, «et vorrebbe essere» lui o uno altro simile a lui, che fussi per administrare iustitia. Et ricordate faccino presto. Se piace al Re di Francia et Roberthet, lo tenghino secreto, per non nuocere ad altri sanza proficto alcuno. «Ma se ricercheranno, troveranno questa essere la verità.»
Nel ritornarsene, Marcantonio mandò qui a domandare il passo, et essendoli negato, si misse ad imbarcarsi. Di quelle poche gente haveva Marcantonio a cavallo, imbarchò cavalli buoni da 120 in 130; delli altri ne venderono una parte, 2 o 3 ducati l'uno. Et avendo cominciato ad amazzare quelli che avanzavano, domandandoli in dono alcuni fanti, li donò loro. De' quali, quelli che sono arrivati nel dominio nostro sono stati tucti isvaligiati; benchè fussino ronzini deboli et di pocha qualità. Èssi inteso che il signor Mutio ne ha recuperati qualche uno, come per altra vi si è scripto. Marcantonio per mare isboccò a Porto Baratto,[742] et alla vista della armata franzese, si levò et andossene in quello di Siena sotto Massa, a uno luogho decto Pecora vecchia. Lui per staffecta se n'è andato a Roma, «donde s'intende che il Papa sta in opinione volere rifare la impresa di Genova.»
Il capitano delle galee vinitiane che sono a Civitavecchia si trova a Roma, «et dice aspectare altri legni per decta impresa di Genova, dove dice che hanno ad calare e' Svizeri per la via di Savoia et di Savona, de' quali il Papa haveva chiesti semila. Loro hanno decto che volevano essere octo mila, et ultimamente hanno facto intendere che vogliono essere diecimila almeno. Et il Papa si dice havere mandato là il danaro per altanti.» Se è vero o no, di costà se ne debba havere più certa notitia. Questo è «quanto a Marcantonio et alle cose di Genova.» Quanto alla causa del non havere dato «notitia a buona hora» etc., quello che si potè indovinare si scripse sino al tempo di Alexandro Nasi et a Francesco Pandolfini, apresso il quale ne può essere testimone. Ma si scriveva per coniectura. Quando si sarebbe potuto, «il Papa non ha lasciato venire li advisi prima da Roma, et dipoi da Bologna.»
Circa alla causa perchè lo oratore non è stato in Corte, se ne può assegnare molte. Prima Alexandro era stato di costà più di due anni, et desiderava extremamente tornare; et se cotesta Maestà non se ne contentava, stava a lei il dargli licentia. Lui, sanza licentia di costà, non sarebbe tornato. Et di qua si scontrarono le electioni qualificate ad non fare sì lungho viaggio. Venne di poi la electione di Ruberto Acciaiuoli, il quale per non essere di molto gagliarda complexione, non è potuto venire in questi caldi; ma infra due giorni partirà infallanter; «et non ci è stato artificio di alcuna ragione.» Questa cosa adunche «non debba ombreggiare,» essendovi «maxime stato voi che sete secretario della Signoria,» et per altri tempi «vi conoscono.» Qui non è stato «mai huomo che habbi pensato di partirsi dalle obligationi» etc., se non fussimo «in modo forzati che non havessimo rimedio.» Et quando questo si pensassi fare «da altri, doverrà Sua Maestà ancora lei provedere che noi possiamo persistere in fede,» come è «lo animo nostro. Et a' casi di Roberthet» si è pensato, et dato tale ordine «a Ruberto, che Sua Signoria vedrà» che non ha avuto «da dubitare della fede di qua di persona;» perchè noi «ci guardiamo dallo intromettere. Quando le promesse sono facte, non troverranno nel mondo una fede tanto stabile et tanto ferma quanto quella di qua.» Non si è differito di dare ordine «alli affari suoi per stare ad vedere quello che segue» etc. Perchè havendo una volta «fermo di stare in confederatione con il Re di Francia,» sappiamo molto bene quanto tempo è che «Roberthet è stato il primo secretario, et prima del Re Carlo, et dipoi di cotesta Maestà. Conosciamo la prudentia sua, la pratica grande che ha di cotesti maneggi, lo ingegno elevato che ha, et la cognitione che tiene delle cose di Italia;» et finaliter «quanto sia amato da cotesta Maestà.» Et però, non sia alcuno che existimi che noi habbiamo «immaginato o sognato non che pensato, che la auctorità sua non vengha a crescere in dies, perchè così meritano le sue virtù; et» così è desiderato grandemente da noi. Et però, chi havessi «pensato simile cose, si sarebbe partito molto dalla verità.» È parso di honorare Ruberto nel venire suo, che porti «la mente et ordine di quello che si ha ad fare verso Roberthet.» Et così seguirà et sarà cosa che «lui riconoscerà la fede di ciascheduno di qua, et basti.»
Restami ad farvi intendere che «indebitamente è stato dato carico a Monsignore di Volterra, che lui sia venuto dal canto di qua per operare che la Città si dispongha alla voglia del Papa. Chiamiamo Idio in testimone che questa opinion è falsissima, perchè nè lui enterrebbe in maneggio che tornassi contro S. Maestà, et qui non ne sarebbe udito.» Certificandovi che «S. Santità nuovamente lo chiama, forse per dubio che lui non pigli qualche altro cammino» etc. Fate fede di costà della verità, «chè certo le opere sue non meritano queste sinistre opinioni. Lui partì da Roma indispostissimo, macilento che non si reggeva a cavallo, et però in lettiera venne dal canto di qua, dove si è sempre stato in Casentino et in Mugello, nè qui è mai comparso, per non trovarsi in dispositione da potere negotiare. Pure speriamo in Dio che il male terminerà presto.» Vorremo che di costà si credessi che «lui non pensò mai di fare cosa che tornassi dishonore o damno a S. Maestà, ma sì bene utilità et honore.» Et sempre che «lui lo possa fare sanza incorrere nella indignatione di S. Santità, non porta huomo cappello in testa che lo facci più francamente et più volentieri.» Se sarà creduto così, sarà creduto la verità, sin minus, «harà patientia, seguiterà di fare bene, sperando che se non lo conosceranno li huomini, non mancherà di conoscerlo quello che vede tucto.» Et quelle verità che non appariscono in uno tempo, non mancha che si manifestano in uno altro. Non «fu mai più bella cosa. Noi dal Papa siamo tenuti franzesi naturali et stiecti;» et per questo «si è pensato da S. Santità delle cose che non sono state nè belle nè buone per noi: et i Franzesi dubitano della fede nostra.»
Questo ho voluto scrivervi per satisfare a me medesimo; «et perchè ne diciate di costà tucto a parte, secondo vi parrà conveniente. Tucto reputate scriptovi dallo amico nostro et così l'usate.» La brigata vostra sta bene. Scrivetele che, bisognando cosa che io possi, facci mecho con ogni sicurtà. Et bene valete. In frecta.
Ex Florentia, die vta augusti mdx.
Vester Antonius Iohannis della Valle.
notarius etc.