2 Lettera di Roberto Acciaiuoli al Machiavelli. Blois, 10 ottobre 1510.[743]

Compare carissimo. Io vi scripsi vj giorni sono. Di poi, come per le publiche vedete, el favore che si chiese «al Re, per havere uno condoctiere si mette di qua a entrata, perchè solicitato da qualcheuno desidera si tolga messere Teodoro.[744] Et voi, hora che non havete più paura, non vi ricordate di quello si richiese al Re, che fu di potere trarre col suo favore uno condoctiere di Lombardia. Lui ve l'ha dato, et voi lo lasciate in secco. Et però non vi maravigliate se voi non siate adoperati ad nulla. Voi vorresti uno che non dependessi nè da Francia nè dal Papa nè da Spagna nè da' Vinitiani nè da lo Imperadore. Mandate pel Soffi o al Turco per un bascià, o pel Tamburlano: che vi venga,» dice Monsignore di Cattro foys, «el canchero.»[745] E vi ricordo messer Hercole, che 'l fare et non fare non sta insieme. Il volere consiglio et favore di qua, et chiederlo et non lo acceptare, non sta insieme. Io vi dico che se «voi non torrete qualche uno di Lombardia, voi resterete in mala gratia, perchè io so che 'l Re ha dato intentione che voi torrete messere Teodoro.»[746] Fatelo intendere a chi vi pare, et uscite di questa pratica, che non pare si possa far niente, senza mala gratia et dispiacere di tutto el mondo. Altro non accadendo, mi raccomanderete alla Excellentia del Gonfaloniere, et li amici. Valete.

Ex Blesis. Die x octobris mdx.

Manum agnoscis.

Spectabili viro Niccolao Maclavello,

Secretario excelsi Populi Fiorentini

[compatri] carissmo, in Florentia.

DOCUMENTO XI. (Pag. [134])

Lettera di Biagio Bonaccorsi a Niccolò Machiavelli. Firenze, 22 agosto 1510.[747]

Niccolò, io vi ho scritto hoggi uno verso, dictante D. Mar.,[748] come vedrete. Et se io non vi ho scripto et non vi scriverrò, non ve ne maravigliate, chè li tanti affanni in che mi truovo mi cavono del cervello. Come sapete, la mia donna era malata al partire vostro; et finalmente mi è stata lasciata per morta da ogniuno, et se Dio non mi porge la sua gratia, non la troverrete viva. Et sono condocto ad tal termine che io desidero più la morte che la vita, non vedendo spiraglio alcuno alla salute mia, mancandomi lei. Spendo ogni dì poco meno d'uno fiorino; et così rimarrò abandonato sanza compagnia et sanza roba. Non altro; raccontandomi a voi; et pregate Dio vi dia migliore fortuna che non fa a me, che forse lo merito più di voi.