LETTERE DEL CARDINAL GIOVANNI E DI GIULIANO DE' MEDICI, SUL SACCO DI PRATO E SUL RITORNO DEI MEDICI IN FIRENZE NEL 1512.

1 Lettera del cardinal Giovanni de' Medici al Papa. Dal campo presso Prato, 29 agosto 1512.[754]

Sumario e copia de una letera scrita per il R.mo Cardinal di Medici al Summo Pontefice.

Sanctissime ac clementissime pater, post pedum oscula beatorum. Hoggi dandosi per gli Spagnoli su le mura di Prato lo assalto valorosamente, et per il muro roto et per le scale introrno drento circha ad sedici hore; hanno messo la terra ad sacco non senza qualche crudelità de occisione, de la quale non si è possuto far meno. Vi erano drento tre milia battaglioni, de li quali sono campati pochi: è stato preso Luca Savello et el figliolo. La presa di Prato così subita et cruda, quantunque io ne habbia preso dispiacere, pure harà portato seco questo bene, che serà exemplo et terrore a li altri; de modo mi persuado le cosse de qua haveranno ad exequire felice successo. Per essere io sforzato a mandare le lettere per la via de Bologna, son certo la Santità Vostra haverà adviso prima del mio; pure non ho voluto manchare del mio officio, et de le cose sequiranno sarà tuttavia advisata la Sanctità Vostra, alli cui sanctissimi piedi humilissimamente mi ricomando.

Ex felicissimis castris prope Pratum, die xxviii augusti 1512.

2 Lettera del cardinal Giovanni e di Giuliano de' Medici a Piero da Bibbiena in Venezia. — Prato, 31 agosto 1512.[755]

Copia de una letera scrita per il Cardinal et Zulian di Medici, drizzata a Piero di Bibiena; venuta eri per via di Mantoa, lecta ozi in Collegio.

Spectabilis dilectissime noster, salutem. Essendo certi che quella illustrissima Signoria piglierà contento et piacere grande de ogni nostro bene, vi mandiamo a posta Guglielmo di Bibiena, fidelissimo servitore nostro, in diligentia, perchè voi in nome nostro facciate intendere ad quella Illma Signoria, come noi domani, col nome de Dio et della sua gloriosissima Matre, ritorneremo in casa et ne la patria nostra con letitia et satisfatione di tuta quella cità. Et di già sono venuti qui lo Arzivescovo de Firenze, Iacopo Saluiati, et Paulo Vectori, ambasatori di quella Signoria ad questo effecto, per comporre le cose nostre. Infinitissimi citadini, tucti di principali et de' più nobili, sono qui venuti da affectionatissimi nostri ad congratularsi con noi, pieni di soma letizia et contenteza per questa nostra felicissima tornata, la quale per tuti li capi ne satisfa grandemente, come voi pensar potete, ma precipue per esser seguita tal novità senza sangue et senza scandolo alcuno de quella cità.

Hoggi, a le 16 hore, fu deposto da la Signoria et dal Consiglio el Gonfaloniero, et mandatone a casa sua, non senza pericolo de esser per via tagliato a pezi da molti inimici suoi: pur si condusse salvo in casa di Paulo Vectori, che li dete la fede di salvarlo. Molti particulari intenderete da Guglielmo preditto. Il tutto farete intendere a quella Illma Signoria in nome nostro, accertandola che di tanto più potrà valere et servisse, quanto noi più potremo in casa nostra che in esilio; et ad quella humilmente ce recomandate.

Semo ben certi che voi non men piacere di noi prenderete di questa ritornata nostra, come queli che non havete ad godere il ben nostro punto mancho di noi tutti: et così li Magnifici nostri Lippomani,[756] a li quali ce offerirete et racomandate.