Ex Prato, die ultimo augusti 1512, hora 9ª noctis.
Io: Cardinalis et Iulianus De Medicis.
DOCUMENTO XVI. (Pag. [180])
Lettera di Bernardo da Bibbiena a Piero suo fratello in Venezia. — Roma, 6 settembre 1512.[757]
Copia de una letera di Bernardo da Bibiena, secretario dil R.mo Cardinale di Medici, scrita di Roma a dì 6 septembrio 1512 a domino Petro suo fratello, et recevuta a dì....[758] septembre, in Venecia.
Sit nomen Domini benedictum. Pur ha voluto Dio et la sua gloriosissima Matre che le cosse di' patroni nostri habbino quel felice successo che merita la bontà lhoro et che tutti havemo desiderato. Io non vi dirò li progressi de la impresa come siano passati, perchè da Guglielmo nostro, che da Prato vi si mandò per li patroni, harete inteso ogni particularità: quel che so io esser seguito dopo la partita sua, con poche parole vi dirò. Lui partì el martedì nocte da Prato, ove erano 6 oratori per la Cità, per comporre le cose tra la Republica et il signore Vicerè circa la partita di' danari: li tre oratori primi erano quelli che vi stavano al tempo del Gonfaloniero: messer Baldisare Carducci, messer Ormannozo Deti et Nicolò Valori. Questi el martedì havevano havuto il mandato ampio et il partito facto, che Medici et quelli che erano fuora per canto lhoro potessino liberamente tornare in Firenze con satisfactione di tucta la Cità, et praticavano che seguisse tal tornata con unione et acordo tra Medici et Soderini, contrahendo tra lhoro affinità, dando a Iuliano una nepote del Gonfaloniero per moglie. Et il Vicerè era per pigliare sopra di sè la cosa, havendo prima facti abracciare et pacificare li Medici et li oratori, in nome di tucta la cità insieme, quando in gran pressa sopragiunse Gioane Ruzelai, figliolo di Bernardo, a notificare a Monsignore et Iuliano, che non facessino altro, sin che non arrivasino li novi tre altri oratori, Arziuescovo di Firenze, Iacopo Salviati e Paulo Victori, perchè venivano con nova commissione, attento ch'el Gonfaloniero era stato deposto et mandatone a casa, non senza periculo de essere morto tra via: onde la pratica del parentado fu del tutto reserata, stando a posta de' Medici et de' suoi lo entrare in Firenza. Et co li oratori vennero un numero infinito di cittadini quasi di tutta la nobiltà della Cità. Tutto questo fu martedì, nel qual dì et nell'altro poi ad altro non se atendeva, mentre vi stetti, che a comporre col Vicerè li partita de' danari.
Su le XX horre venne Antonio Francesco di Luca de li Albizi, et menorne Iuliano a Firenze. Io, desideroso de exequire presto el desiderio mio, me n'andai drieto a lui, ma non poteti mai arivarlo; onde ce ne entramo drento d'uno Antonio da Ricasoli, suo fratello, Grifone vostro et molti altri di casa sino in X o XII cavalli. Et ce ne andamo prima a' Servi per nostra devotione, e poi a casa de' Medici, credendo Iuliano esser lì, ma in loco suo trovamo tanto populo, et sentimo tante grida di Palle, et havemo tanti tochamenti di mano et tanti baci et abbraciamenti, che fu talhora che nui credemo rimanere suffocati da la calca; chè tirati fummo più volte da cavallo. El bello erra che noi da tutti eravamo conosciuti, et ci chiamavano per nome, et noi pochissimi et quasi nessuno conosciavamo da quelli in fuora che qua o altrove, for di Fiorenza, havevamo revisti. Nè per la molta et strectissima calca potemo mai entrare in casa, sì piene erano le due porte delle genti, oltre che alle finestre se vedevano persone infinite, et drento si sentivano voci grande di Palle, Palle, expetando che Iuliano devessi venir lì. Ma noi intendendo lui essere ito a smontare a casa del prefato Antonio Francesco, ce ne andamo là, et per via c'erano facti tanti motti che impossibil saria poter dir più. Trovammo Iuliano che si lavava la barba, et era piena piena la casa di citadini quasi tucti nobili, che tutti mi baciorono con tanta letitia et contenteza del mondo; et molti mi domandarono di voi, benchè io non li conoscessi, fra' quali fu Poldo de Pazi, che tenerissimamente volse intendere de l'essere vostro. Nicolao non vidi, chè l'harei riconosciuto: la Lucretia vene a vedere Iuliano, et mi fece motto con assai bona ciera; ma molto migliore me la feciono la Contesina et la Clarice, le quali poco da poi trovai per via, che insieme andavano da Iuliano, commendandome con molto buone parole di quel che havevo facto per li lhoro fratelli et zii, mostrando conoscere ch'io mi ero affaticato assai: et invero posson bene haverlo inteso et dirlo liberamente, perchè ho facto per lhoro quanto ho conosciuto et saputo et potuto. Ad Iacomo Salviati nè alli altri suoi collegi non parlai a Prato, perchè non hebi a modo mio la commodità. Nicolao Valori mi parlò avanti si praticasse acordo tra li oratori et Medici, cegnandome sempre le cose nostre dovere passare bene. Stato adunque che io fui un pezo in casa Albizi, da Iuliano, chiesta licentia da lui, montai circa a due hore di note in poste, et me ne venni a la volta di Roma, ove penso vivere et morire: et questo è il desiderio mio che dico di sopra etc. El cardinal doveva intrare al.... che era il.... dil mexe....
DOCUMENTO XVII. (Pag. [182])
Lettera del cardinal Giovanni de' Medici a Piero da Bibbiena in Venezia. — Firenze, 16 settembre 1512.[759]
Di Fiorenza fo lettere di Vincenzo Guidoto secretario di 14, et in Piero di Bibiena dil cardinal Medici, de' 16: scrive il suo intrar in Fiorenza honoratamente; et meterano novo Governo tutto a beneficio de la sanctissima Liga et di questo Stato, sì chome per la copia di la dita letera qui soto scrita se intenderà.