Nè che avesse conosciuto gli Excerpta del Porfirogenito.
In tutto ciò si è, secondo noi, grandemente illuso.
Ci pare, invece, ad esuberanza provato, ed è generalmente ammesso dai dotti, che il Machiavelli non conobbe il greco. Sarebbe stato in verità un fatto assolutamente inesplicabile, se, conoscendolo, non lo avesse mai detto nè fatto sapere a nessuno, in un secolo in cui si dava tanta importanza allo studio di quella lingua, che il conoscerla recava non solamente grande onore, ma spesso anche materiale utilità. Il Machiavelli non ne fece mai ne' suoi scritti cenno diretto o indiretto. Una volta sola, che noi sappiamo, si trovò costretto a fare uso di alcune lettere greche, e fu nell'Arte della Guerra, nella quale se ne valse come di segni convenzionali, non bastandogli le lettere dell'alfabeto latino. Ebbene, in quella parte dell'autografo, che ancora ci resta dell'Arte della Guerra, trovasi un foglio, evidentemente del tempo, ma d'altra mano, il quale contiene appunto un alfabeto greco con alcune spiegazioni intorno ai dittonghi, alle vocali, alle consonanti, ecc. Questo può far supporre, che, anche per servirsi del solo alfabeto greco, avesse avuto bisogno di ricorrere ad un amico. Ma su di ciò ritorneremo, quando dovremo ragionare dell'Arte della Guerra.
DOCUMENTO XXIII. (Pag. [355])
Alcune osservazioni di Bongianni Guicciardini sul capitolo 25, lib. I, dei Discorsi del Machiavelli.[798]
I
Capitolo sopra et in contrario de' Discorsi del Machiavello.[799]
Nè lo exemplo di Filippo nè le parole di David, che egli allega, costringono a credere ragionevolmente che, nello stabilire e ordinare uno principato, che la più certa via e il migliore modo per la sicurtà de' principi siano, nello ordinarlo, quegli ordini pieni di sangue, di ruine e di spavento, che egli presuppone sieno e migliori e più sicuri per la sicurtà loro; nè si può, con e discorsi generali, includere tucti quelli particulari, sanza la consideratione de' quali, nelle actione humane, si piglierebbe di molte fallacie. Chè ancora che gli huomini sieno da uno medesimo principio discesi, e de' medesimi fondamenti composta la sua complexione, non di meno la diversità de' tempi, de' luoghi, delli habiti e costumi, li diversi accidenti, le necessità e le occasioni gli fa spesso variare nello animo, e operare diversamente, talmente che quello principe che gli vuole regolare, e con sicurtà sua e con bene loro, è necessario che, quando colla rigidità e iustitia preceda, quando con più pietà e misericordia, e quando allarghi el favore agli amici, e quando lo ristringa. Non potè però Filippo, con tanto travaglo e ruina de' popoli, tramutandoli di ciptà in ciptà e da luogo a luogo, e, come e' dice, come le mandrie, evitare che non vi nascessi uno agnello, e surgessi uno[800] agnello o montone, che hebbe ardire di ammazarlo nel mezo de' suoi satelliti e partigiani, che lui sì impiamente haveva elevati e arrichiti della roba e delli honori d'altri. Nè potè Attalo difenderlo, anzi fu causa per il favore che e' gli haveva dato, ingiuriando disonestamente quello adulescente,[801] che lo offeso rivoltassi la vendetta della ingiuria nello auctore di tanti mali. E David, con tutto che fussi prudentissimo, dottissimo (ancora che pigli a questo fine la sententia di David nello ordinare una provincia o regno), sopportò pure la rebellione di Absalon, e con tanto disordine, che se egli havessi creduto al consiglio di Architofel, harebbe perso el regno, secondo la Scriptura: dove se e' si potessi conoscere tucti e particulari di quello tempo e accidenti, si sarebbe veduti di molti di quegli esaurienti, che David haveva ripieni di beni, essersi ribellati e accostatisi a Absalon contro a di lui. Talmente che si può giudicare che non basta e primi fondamenti nello stabilire una città, una provincia, uno regno: ma bisogna che sia regolato e recto continuamente dalla prudentia e virtù di chi li governa e regge. E se e buoni ordini e legge non bastono sanza essere veghiati e regolati, tanto maggiormente gli scelerati e pieni di sangue, come vuole el Machiavello: ne' quali, per tante offese e ingiustitie, v'è più cagione ne li offesi di alteratione. E perchè sempre è degli huomini ambitiosi avari e inquieti, surge etiandio tra li partigiani, tra e seguaci e favoriti di uno principe, emulatione, invidia, sdegno e molte cupidità, chè non [è] possibile a uno principe tucti contentargli e sadisfargli: in tanto che di quegli pericoli che vogliono che si tema in quegli che non chiamono amici, hanno da temere in epsi. Chi porse e administrò el veleno a Alexandro se non quegli che erono tenuti più amici e familiari suoi? Chi congiurava contro a lui più che Philota e Parmenione, tanto inalzati da lui? Chi si conduxe per ammazarlo più che Hermolao suo pagio, per haverlo facto baetere?
Voglio adunque inferire, che uno principe savio non ha a potere credere di stabilire per sempre el suo imperio, credendo torsi via tucti quelli che egli ha giudicati inimici, per fargli resistentia, e per credere contentare tucti quelli che lo hanno seguitato; perchè el tempo varia, e gli huomini sono mobili, e da varii affecti, accidenti e occasioni sospinti, dalla speranza e dal timore, si mutono e variono. Però spesse volte quegli che sono tenuti sospecti diventono amici, o almanco di animo tale che desiderono vivere quieti e riposati, e quelli che sono tenuti amici diventono inimici. E perchè egli, dove e' può, dà per exemplo e casi e gli accidenti di Firenze, chi nel 12 fece più opera che e' ritornassino in Firenze[802] che lo Arcivescovo de' Pazi, la casa del quale e 'l fratello e gl'altri suoi propinqui furono tanto bactuti da loro? Chi più che Antonio Francesco delli Albizi, el padre del quale fu el primo, nel 94, che corse in piaza armato, e abbassò le arme contro al Cardinale, che fu poi papa Leone? Chi erono tenuti nel principio più amici de' Medici che Baccio Valori, Antonio Francesco e Filippo Strozi? E nel 37, tornando contro a quegli, rimasero presi e morti.