3º Il Machiavelli, prosegue il prof. Triantafillis, citando fatti di storia greca e romana cade in molti errori e contradizioni. — Ciò, quando sia vero, potrebbe provare, che egli non conobbe a fondo la storia e gli scrittori antichi; ma il prof. Triantafillis ha bisogno invece di provare, che il Machiavelli era un erudito, che traduceva, imitava dalla Raccolta del Porfirogenito brani staccati di autori antichi, agli altri eruditi ancora ignoti. Questo spiegherebbe, secondo lui, com'è che nelle sue opere si trovino massime così generose accanto a massime così inique. Copiava da un'antologia, senza coordinare i brani discordanti. E i suoi errori storici nascevano appunto da ciò, che di alcuni autori antichi, ignoti agli altri, egli solo poteva in parte almeno valersi, perchè egli solo ne possedeva dei brani staccati, gli estratti cioè della Raccolta del Porfirogenito.
Nei cap. IX e XIX del Principe, il Machiavelli loda Nabide per la difesa di Sparta, e perchè seppe tenersi amico il popolo. E dopo d'aver ciò notato, il prof. Triantafillis riporta un lungo brano del libro XIII di Polibio, osservando che se il Machiavelli lo avesse conosciuto, avrebbe saputo che tristo uomo era Nabide, come si vede anche da Plutarco e da Diodoro Siculo. E ne conclude che il Machiavelli dovè conoscere qualche estratto della solita Raccolta del Porfirogenito, nel quale si parlava solamente della difesa fatta da Nabide, e non del suo carattere personale. — Se non che appunto il brano del libro XIII di Polibio, citato dal prof. Triantafillis, trovasi nella Raccolta del Porfirogenito anche più intero che negli Excerpta antiqua. Se dunque il Machiavelli avesse di quella conosciuto almeno la parte che ne conosciamo noi, avrebbe certamente letto anche il brano del libro XIII. Il vero è che nei due capitoli del Principe, citati dal prof. Triantafillis, non si parla del carattere di Nabide, ma si loda la difesa che egli fece di Sparta. Tante altre volte il Machiavelli, per fatti simili, lodò il Valentino, di cui pur conosceva assai bene il carattere perverso. In ogni modo non potè, quanto a Nabide, essere ingannato dalla Raccolta del Porfirogenito, la quale conteneva appunto quel brano di Polibio, che avrebbe dovuto trarlo d'inganno, secondo l'opinione del prof. Triantafillis. Il Burd (pag. 240-241) ha poi recentemente dimostrato, che qui il Machiavelli cavò invece le sue notizie da Livio (XXXIV, 22-40).
Nel cap. XII del Principe si legge, che Filippo il Macedone fu fatto dai Tebani, dopo la morte di Epaminonda, capitano delle loro genti, e tolse ad essi, dopo la vittoria, la libertà. Ciò è falso, secondo il prof. Triantafillis. Il Machiavelli fu tratto in errore da un altro fatto simile, avvenuto 150 anni dopo, che trovasi appunto narrato nel libro Delle Virtù e dei Vizi della Raccolta citata. — Ma si può invece notare, che Epaminonda morì nel 362, e Diodoro Siculo (XVI, 59) narra che nel 346 i Beozi chiesero aiuto a Filippo. Giustino poi (VIII, 2), riferendo forse al 352 fatti seguìti nel 346, narra la cosa quasi con le parole stesse del Machiavelli: Thebani, Thessalique.... Philippum Macedoniae regem ducem eligunt, et externae dominationi quam in suis timuerunt sponte succedunt. E altrove (VIII, 3), riferendosi ai medesimi fatti, dice: civitates quarum paulo ante dux fuerat.... hostiliter occupatas diripuit.
4º Il cap. XIX del Principe discorre di dieci imperatori, da Marco Aurelio a Massimino, e il prof. Triantafillis, dimenticando uno di questi imperatori, Marco Aurelio, divide in due un altro, Antonino Caracalla, per una malaugurata virgola che si trova più d'una volta fra i due nomi in molte edizioni italiane, e forse anche perchè, dopo la soppressione del primo imperatore, non gli tornava più il numero di dieci. In ogni modo egli aggiunge, che le notizie date dal Machiavelli su questi dieci imperatori si trovano tali e quali in alcuni brani di Dione Cassio e di Giovanni Antiocheno, riportati fra gli estratti del libro Delle Virtù e dei Vizi. Ed è vero, ma si trovano, come notò il Piccolomini, anche più in Erodiano che fu tradotto dal Poliziano.[796] Ed il trovare nel Machiavelli espressioni affatto simili a quelle di Gio. Antiocheno, non deve trarre in inganno, se si osserva che questo autore copiava addirittura da Erodiano come in genere copiava le altre sue fonti. Intorno ai dieci imperatori sono però in Erodiano particolari dati dal Machiavelli, che mancano nell'Antiocheno.
5º Il cap. XXV del Principe comincia con alcune parole, che il prof. Triantafillis crede copiate da un luogo del XV libro di Polibio. Ma veramente quelle poche righe non si posson dire copiate da Polibio. Non v'è di comune altro che un accenno al potere che ha la fortuna nelle cose umane, idea mille volte ripetuta da tanti, specialmente nei secoli XV e XVI. Il brano di Polibio poi, è bene ricordarlo, fu pubblicato nel 1549 e non appartiene alla Raccolta del Porfirogenito.
6º Tornando indietro, notiamo, che nel cap. VIII del Principe il Machiavelli parla due volte di Agatocle; e secondo il Triantafillis i due brani si contradicono, perchè il primo è preso da Diodoro Siculo, il secondo invece da un Frammento di Polibio. Ma i due brani del Machiavelli non si contradicono, ed il secondo non par copiato dal brano di Polibio, che il Triantafillis ristampa, e che trovasi nella Raccolta del Porfirogenito. Infatti, nel primo il Machiavelli dice che Agatocle fu scellerato, e narra come con le sue scelleratezze seppe divenire sicuro principe di Siracusa, e difenderla dai Cartaginesi. Nel secondo dice che questi fortunati successi dipendono generalmente dalle crudeltà bene usate, cioè quando son necessarie, e smesse subito dopo. Polibio invece adduce, fra molti altri, l'esempio di Agatocle a provare come l'animo e i costumi dei principi mutino, uniformandosi ai tempi, e aggiunge che Agatocle, tenuto prima crudelissimo, fu poi «reputato clementissimo e dolcissimo.» Ora il Machiavelli nè lo dice mutato, nè tenuto dolce e clemente. Abbiam già detto che egli trasse invece da Giustino (libro XXII) le sue notizie su Agatocle.
Il prof. Triantafillis ha ragione, quando osserva (pag. 71) che nel cap. XIV del Principe sono molte reminiscenze del terzo capitolo della vita di Filopemene, scritta da Plutarco, senza che per ciò si debba consentirgli che il capitolo del Machiavelli «sia quasi tutto tolto» da Plutarco, il quale del resto era allora tradotto.[797]
Dopo quanto abbiam detto ci sembra di poter concludere, che il prof. Triantafillis si è, colle sue ricerche, reso benemerito dei buoni studi, cercando le fonti antiche del Machiavelli, tanto più che ne ha anche scoperto qualcuna che finora non era stata osservata da altri (specialmente nella Vita di C. Castracani). Molte volte però ha voluto vedere imitazione dove veramente non ce n'era.
Non ha provato che il Machiavelli conoscesse il greco;
Nè che avesse cavato da Isocrate o da altri i concetti fondamentali del Principe;