Machiavelli Ginevra, sorella di N., I, 299.

Machiavelli Giovanni, II, 560, 563; III, 392.

Machiavelli Guido, figliuolo di N. Alcune notizie intorno ad esso, III, 39. Brano di lettera del padre a lui, e sua risposta al padre, 356, 474. Erede del padre, coi suoi fratelli, 365. Ricordato, 367.

Machiavelli Ippolita, moglie di Pier Francesco de' Ricci. In lei si estingue la famiglia del M., I, 296; II, 362; III, 371.

Machiavelli Lodovico, figliuolo di N. Ricordato in una lettera a suo padre, II, 526. Altre notizie intorno ad esso, III, 38, 39, 40. Due lettere di lui al padre da Adrianopoli e da Ancona, 389, 391; ed altra da Adrianopoli, ricordata, 332. Erede del padre, coi suoi fratelli, 365. Ricordato, 395, 399, 410.

Machiavelli Lorenzino di Lorenzo di Ristoro, III, 371.

Machiavelli Lorenzo, I, 295, 296; III, 392, 393.

Machiavelli Marietta. — Vedi Corsini Marietta.

Machiavelli Niccolò. Giudizi diversi e contradittorii intorno ad esso, I, XIII e seg. Nuovi materiali storici che aiutano a meglio conoscerne la vita ed i tempi, XVIII. Numero stragrande delle sue lettere d'ufficio inedite, XV, 323, 338. Perchè e come si faccia in quest'opera «uno studio assai lungo» intorno ai suoi tempi, XIX. Importanza delle sue legazioni e delle sue lettere d'ufficio e che uso se ne faccia nell'opera, XX-XXII. Si accenna a un paragone tra esso e Antonio Giustinian, oratore veneto, XXII. Edizione dei suoi scritti citata, ed altra tenuta a riscontro in quest'opera, XXIII, 298. Notizia di alcuni volumi di lettere, erroneamente credute di lui, esistenti in Inghilterra, xxiv. Sua lettera dove parla delle prediche del Savonarola, ricordata, 293. I suoi primi anni sono avvolti nelle tenebre, 294; e diversità in ciò tra lui e il Guicciardini, 295. Prime cose che si trovino scritte da lui, 300; sua traduzione di un brano della Historia di Vittore Vitense; e lettera di mano sua relativa ad affari di famiglia, 299, 527, 531. Della sua cultura in genere, e specialmente se egli sapesse di greco, 301 e seg., 533. Di un suo scritto perduto, intitolato Le Maschere, 305, 477. Succede ad Alessandro Braccesi nella seconda Cancelleria del Comune e vi rimane capo, 307-8; suo stipendio, 308. Delle sue qualità fisiche e morali; e notizie intorno ai suoi ritratti, 310. Si lega d'intima amicizia con Biagio Buonaccorsi, 313. Dell'opinione che vorrebbe attribuire a lui il Diario del Buonaccorsi, 317, 325. Suo molto daffare nella Cancelleria, 317. Mandato a Pontedera presso Iacopo d'Appiano, ivi. Sua legazione a Caterina Sforza a Forlì, 320 e seg. Lettere di Biagio Buonaccorsi a lui, 325, 536 e seg. Brani di sue lettere d'ufficio, durante la guerra di Pisa, 327 e seg. Dei suoi Scritti inediti pubblicati da G. Canestrini, 330. Di una lettera, scritta di sua mano, che parla della cattura di Paolo Vitelli, 333, 551 e seg. È di sua mano anche il processo fatto in Firenze a Piero Gambacorti, 333. Del suo Discorso al Magistrato dei Dieci sopra le cose di Pisa, 334. Destinato oratore a G. G. Trivulzio, non vi va altrimenti, 338. Segretario dei commissari fiorentini in campo contro Pisa, 341 e seg. Si parla delle lettere che compongono questa commissione, e si notano quelle scritte di sua mano, 345. Sua prima legazione in Francia insieme con Francesco della Casa, 347 e seg.; e sunto delle istruzioni date loro, 348. Scarso salario assegnatogli, 349. Firma col compagno le lettere, ma le scrive tutte di sua mano; e brani e sunti d'alcune di esse, 351 e seg. Riman solo nella legazione, che si fa subito più importante, 351. Parla in latino e in francese col Cardinale di Rouen, e dei suoi colloqui con esso intorno al Valentino ed al Papa, 352 e seg. Sunto delle due ultime lettere di questa legazione, 354; grandi elogi che ne riscuote in Firenze; lettera di B. Buonaccorsi a lui, 355, 555. Suo ritorno in Firenze, ivi. Inviato due volte a Pistoia; e relativi documenti stati male allogati tra le sue Opere, 357. Sua grande attività, e numero grandissimo delle sue lettere in occasione della venuta del Valentino in Toscana, 358 e seg. Si citano alcune delle molte lettere scritte da lui nel dominio, nel passaggio dei Francesi per la Toscana (1501), 362. Inviato a Siena ed a Cascina; e destinato a recarsi a Bologna, non pare vi vada altrimenti, 364. Rinviato a Pistoia a sedarvi le discordie; scrive una breve relazione di quei fatti, 365. Relazione del suo primo colloquio col Valentino, 368; e suo ritorno a Firenze, 369. Accompagna il De Langres al campo francese in Valdichiana, 371. Ritorna due volte ad Arezzo, 372. Si esamina il suo scritto Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati, ivi. L'elezione del gonfaloniere Soderini è un fatto importante nella sua vita, 379. Sua legazione al Valentino in Romagna; accetta la commissione di mala voglia, 386. Vorrebbe essere in Firenze quando il Soderini piglia l'ufficio di gonfaloniere, 579. Si accenna al suo matrimonio con la Marietta Corsini, e ai suoi sentimenti per essa e per la famiglia, 387. Sunto dell'istruzione datagli nella legazione al Valentino, 389. Come e perchè cresca in lui l'ammirazione pel Valentino, 390. Sua partenza e arrivo in Imola alla presenza del Duca, 391. Sue conferenze con esso, e sue lettere, ricordate, ivi e seg. È scontento e vorrebbe tornarsene, ma a Firenze non si vuol parlare di richiamarlo, 395 e seg., 578, 579, 582, 586, 592. S'indagano le cagioni della sua scontentezza, 395 e seg. Falso ch'ei consigliasse e guidasse le azioni del Valentino, 399. Lettere di amici a lui durante questa legazione, 570 e seg. Chiede d'avere le Vite di Plutarco, 400, 576. Segue il Valentino a Forlì, 403; a Sinigaglia, 406; a Perugia, 408; ad Assisi, 409; a Castel della Pieve, ivi. Parte per tornare a Firenze, ivi. Frammento di una sua lettera in cui epiloga tutti i fatti di quell'impresa del Valentino, ricordato, 410. Scrive a Firenze troppo di rado, 581, 593. Nuovo paragone tra esso e Antonio Giustinian oratore veneto a Roma, 411. Non s'illude nel giudicare il Valentino ed il Papa, 419; e vero concetto che si forma del Duca, 420 e seg. Della sua Descrizione dei fatti di Romagna, e in quanto e perchè essa diversifichi dalla relativa legazione, 421 e seg. Di un suo Discorso sopra il provvedere danaro, ec., 426 e seg. Mandato a Siena, 429. Delle sue lettere di ufficio per difendere la Repubblica da ogni possibile assalto dei Borgia, ivi, 594; e di altre ai commissari in campo contro Pisa, 430, 431. Di una sua copia d'una lettera del Valentino, e di una sua gita, erroneamente supposta, a Roma, 435. Sue lettere d'ufficio dirette a impedire l'ingrandirsi dei Veneziani, ricordate, 448, 449. Sua legazione a Roma; sunto dell'istruzione, e brani e sunti delle sue lettere, 449 e seg. L'elezione di Giulio II muta lo scopo della sua legazione, 451; la cui importanza viene dal trovarsi egli di nuovo in presenza del Valentino, 453. Come debba spiegarsi l'indifferenza e il disprezzo con cui ora scrive del Valentino, ivi, 459, 462. Lettere di B. Buonaccorsi a lui, 456, 604 e seg. Gli nasce il primo figliuolo, 605. Prevede quello che accadrà ai Veneziani per l'impresa in Romagna, 457. Chiede denari ai Dieci; e stanziamento a suo favore, 458. A Firenze è biasimato di far sempre troppo gran caso del Duca, 459. Nuovo confronto tra le lettere sue e quelle dell'Oratore veneto; e da che dipendano in esse certe somiglianze, 460. Il Cardinale Soderini si separa malvolentieri da lui e lo trattiene in Roma, 463. Parte con una lettera del Cardinale piena di elogi, ivi. Di una sua lettera privata scritta in quella legazione, ivi. Sua seconda legazione in Francia, 479; e istruzioni dategli, ivi. Torna, 466. Si accenna a un'altra presunta ma non vera gita di lui in Francia, ivi. Mandato a Piombino, 467. Ha gran potere sul gonfaloniere Soderini, ivi. Caldeggia col Gonfaloniere il progetto di deviare l'Arno da Pisa; e scrive perciò un gran numero di lettere, 468 e seg. Del suo Decennale primo, e della prima edizione di esso, 472 e seg. Sua legazione a Giampaolo Baglioni a Perugia, 479 e seg. Si accenna alla sua legazione al Marchese di Mantova, 485. Pier Soderini vorrebbe mandarlo oratore a Consalvo, 486. Sua nuova legazione a Siena presso Pandolfo Petrucci, ivi e seg. Mandato ai campo di Pisa, 493. Attende ai provvedimenti necessari per dare un assalto a quella città, ivi. Esalta la virtù di Antonio Giacomini, 494. Per l'infelice esito dell'assalto di Pisa, rivolge l'animo all'istituzione di una milizia fiorentina, 495, 498. Sua legazione presso Giulio II, 495 e seg.; che riesce una delle meno importanti, e perchè, 497 e seg. Ancora del suo disegno d'istituire una milizia, e di quanto operi per attuarlo, nel che si rivela il suo patriottismo, 501 e seg. Si ricorda il suo libro dell'Arte della guerra, 504; e una sua novella che si legge tra quelle di Matteo Bandello, ivi. Sua scrittura relativa all'istituzione della milizia, 506, 513, 637 e seg. Cancelliere dei Nove della milizia, 514. Lettere di Agostino Vespucci a lui, 557, 560, 571. Altre lettere del Buonaccorsi a lui, 629 e seg.

Sull'animo e l'ingegno di lui non ebbero mai un'azione visibile le arti belle, II, 3; ma un'azione almeno indiretta ve l'ebbero, 4. Attende all'ordinamento della milizia; e gran numero di lettere da lui scritte per tale effetto, ricordate, 51-52. Lettere a lui di Alessandro Nasi, 499; di Filippo da Casavecchia, 500; di Biagio Buonaccorsi, 502, 504. Sue lettere autografe scritte come cancelliere dei Nove e dei Dieci, ricordate, 506 e seg. Inviato a Siena, 53; a Piombino, e richiamato, ivi. Filza di lettere di vari a lui, ricordata, 62, 509, 510. Lettere a lui di don Michele Coreglia, 510; e di Pietro Corella conestabile, 516. Sua legazione all'Imperatore, 64 e seg. Sue osservazioni sugli Svizzeri e i Tedeschi, fatte in detta legazione, 65. Brano di una sua lettera mancante in tutte le edizioni, 73. Quanto durò quella legazione, e del salario e altre spese pagategli per essa, ivi, 74. Si parla della sua Istruzione a Raffaello Girolami ambasciatore in Spagna, 74; e dei suoi scritti sulla Germania, 76 e seg.; e dei Ritratti delle cose di Francia, 86 e seg. Raccoglie fanti nel territorio fiorentino e va al campo di Pisa, 92 e seg. Va a Piombino per trattare la resa dei Pisani; si corregge un errore circa il numero degli ambasciatori pisani ivi convenuti, 97 e seg. Torna a Firenze e ritorna al campo, 101. È a Pistoia, 102; a Cascina, 103; a Mezzana, ivi. Lettera di Lattanzio Tedaldi a lui, ricordata, 104. Per la resa di Pisa cresce la sua riputazione; lettere di elogio ad esso, ricordate, 105. Lettere di Filippo Casavecchia, e di Alamanno Salviati, 106, 520, 522. Sua legazione a Mantova, all'Imperatore, 115 e seg.; e suo ritorno a Firenze, 119. Del suo Decennale secondo, 117. Di una sua lettera a Luigi Guicciardini, ivi, 119. Di una sua lite di famiglia, 120. Altre lettere di Biagio Buonaccorsi e di Francesco del Nero a lui, 523 e seg. Piglia possesso dell'eredità paterna, 120. Di una deposizione fatta contro di lui ai Conservatori di legge, 121. È a Sansavino, 123; e in Valdinievole, ivi. Lettere del gonfaloniere Soderini, di Francesco Vettori e di un altro amico a lui, 527, 529, 531. Sua terza legazione in Francia, 126 e seg. Una osservazione a proposito delle lettere scritte in questa legazione, 129. Lettere di Antonio della Valle, di Roberto Acciaiuoli e di B. Buonaccorsi a lui, 533 e seg. Suo ritorno a Firenze, 133; durata della sua assenza, e stipendio da lui riscosso per questa legazione, ivi. Si occupa d'ordinare una milizia a cavallo, e conseguenti sue gite nel dominio della Repubblica, 140. Mandato a Siena, ivi; atto con cui disdice una tregua a quel Comune, 543. Mandato a Luciano Grimaldi, 141; incontro ai Cardinali che si recavano al Concilio di Pisa contro Giulio II, indi a Milano; e sua nuova legazione in Francia, 149 e seg. Ritorna a Pisa, per il Concilio, 151; e quello che vi faccia, 154, 155. Fa il suo primo testamento, 166. Di un suo Consulto per l'elezione del comandante delle fanterie, ivi. Fa leve d'uomini per l'Ordinanza a cavallo, 167; e scrive la provvisione per la sua istituzione, ivi. Si reca in vari luoghi del dominio per provvedere alla difesa della Repubblica, 168 e seg. Va a casa di Francesco Vettori a impetrarne asilo per il gonfaloniere Soderini, 176. Suo giudizio sul governo del Soderini, 177-78. Spera di conservare il suo ufficio acconciandosi coi Medici, 185-86. Sunto di una sua lettera forse all'Alfonsina Orsini, 186; e di un'altra al Cardinale Giovanni, 188; e di un suo scritto pubblicato col titolo Ricordo ai Palleschi, 189; e giudizio di questi tre scritti, ivi. Privato d'ogni ufficio e confinato, 191. Rende i conti della sua amministrazione, ivi. Come si trovi compromesso nella congiura del Boscoli e del Capponi contro i Medici, 194, 197, 198; bando contro di lui, 198, 556. È imprigionato e messo alla tortura, poi liberato come innocente, 198-99, 554; sunto di alcune sue lettere in proposito. 199. Continua a desiderare e sperare di essere adoperato dai Medici, 200. Che debba pensarsi di tre sonetti scritti da lui in quei giorni e indirizzati a Giuliano de' Medici, ivi e seg. Solleva l'animo a delle speranze; ma non è cercato dai Medici, 210. Sue strettezze economiche e suo stato d'animo in questo tempo, 210 e seg. Sua corrispondenza epistolare con Francesco Vettori; grande importanza d'essa, e suoi argomenti principali, II, 212 e seg., 557 e seg.; III, 414; argomenti privati, II, 214 e seg.; considerazioni e discussioni sugli avvenimenti politici, 220 e seg., e particolarmente sulla tregua tra Spagna e Francia, 223; e sugli Svizzeri, 226 e seg. È convinto che l'alleanza francese sia necessaria all'Italia, 229. Sovraccaricato d'imposte, 219. Col fine di giovargli, il Vettori fa vedere due sue lettere al Papa, ma senza pro, 232, 574. In che differisca, come uomo politico, dal Guicciardini, 251, 258. Quanto imiti da lui il Guicciardini nei suoi Ricordi politici e civili, 265. In che anno scrivesse il Principe: e della data della lettera in cui parla di questa sua opera a Francesco Vettori, 270 e seg. Contemporaneamente pone mano ai Discorsi cui attende per lungo tempo, e li lascia incompiuti, 271, 272. Si combatte e prova falsa l'opinione che il Principe e i Discorsi non abbiano relazione tra loro, 271. In questi suoi scritti politici segue una via diversa da quella tenuta dal Guicciardini, 272-73. Del suo paganesimo in politica, 276. Conserva sempre sentimenti repubblicani, 277. Del paragone da alcuni fatto tra lui ed Aristotele, 278 e seg. Esposizione dei suoi Discorsi, 285 e seg.; nei quali copia Polibio, 289, 471. Ancora sulla questione s'egli sapesse di greco, 289, 471, 575 e seg. Avverso al dominio temporale della Chiesa, e perchè, 295 e seg. Errore il supporlo nemico o indifferente alla virtù e alla libertà, 299. Non giudica il valore morale delle azioni individuali, ma il loro effetto come azioni politiche, 311. Della sua sentenza circa il ricondurre le istituzioni e i governi ai loro principii, 317. Brevi accenni a quella parte dei Discorsi che tratta dell'arte della guerra, 321. Critica dei Discorsi, 323 e seg.; ed esame delle Considerazioni del Guicciardini sui medesimi, 350 e seg. Si accenna all'opinione che di lui ebbero il Cavour e Gino Capponi in confronto col Guicciardini, 360-61. Notizie della sua villa a Sant'Andrea in Percussina presso San Casciano; e come quivi e non in altra villa scrivesse il Principe e i Discorsi, 362-63. Come si formasse l'idea del Principe, 363 e seg.; di cui il Valentino gli apparisce il tipo più definito, 364. Occasione prossima che lo indusse a scriverlo, 366; e come per essa gli accrescesse il desiderio e la speranza di essere adoperato dai Medici, 368 e seg. passim. Brano ed estratto di una sua lettera a Francesco Vettori che si collega con quell'opera, 369. Brani ed estratti di altra sua lettera al Vettori, ove descrive la sua vita in villa e gli parla di nuovo del Principe, 371 e seg. A chi si proponga d'indirizzario, 373 e seg. Esposizione e critica del Principe, 378 e seg. Si combatte l'opinione d'uno scrittore ch'egli avesse idee originali in economia politica, 401. Lui vivente non furono dati alle stampe nè i Discorsi nè il Principe, 414. Prime edizioni e manoscritti del Principe, 414 e seg. Agostino Nifo plagiario del suo libro del Principe, 417 e seg. Detrattori di lui e del suo libro del Principe, 420 e seg. Bruciato in effigie per opera dei Gesuiti, 423. Messe all'Indice le sue Opere, 424; si cerca poi farne un'edizione purgata, e come non riesca, ivi. A che si riduce la critica dei suoi avversari, 426. Le edizioni e traduzioni del Principe si moltiplicano, 427. Entrano in lizza contro di lui i protestanti, 430; e anche i re e i loro ministri divengono suoi nemici, 435. Annotazioni di Cristina di Svezia al suo Principe, 436, 437, 593 e seg. Di uno scritto di Federigo di Prussia contro il Principe, ch'egli poi segue nella sua politica, 437 e seg. Ammirato e seguito da Napoleone I, 443. Spregiato dal Principe di Metternich, 444. Suoi difensori, 445 e seg. Detrattori e difensori di lui cadono in un medesimo errore, 448. Diviene per molti un idolo quando incominciano in Italia le aspirazioni nazionali, ivi, 449. Comincia ad essere studiato e ammirato anche in Germania, 449. Lavori di tedeschi intorno a lui, ivi e seg.; e difetti della loro critica, 452 e seg. Si comincia a metterlo in relazione coi suoi tempi; ma non è ancora giudicato rettamente, e perchè, 455, 456. Primi tentativi di un esame scientifico delle sue Opere, in ispecie dei Discorsi e del Principe, 456 e seg. Considerazioni e giudizi di L. Ranke intorno a lui ed al Principe, 456 e seg. Traduzione delle sue Lettere, fatta da E. Leo, ricordata; e suo giudizio intorno al Principe, opposto a quello del Ranke, 462 e seg. Si combatte l'opinione d'alcuni che l'ultimo capitolo del Principe sia una giunta fattavi da lui più tardi, 462. Esame degli studi intorno ad esso: del Macaulay, 464 e seg.; del Gervinus, 476 e seg.; dello Zambelli, 469 e seg.; e di altri, 475 e seg. Perchè dopo tanti studi non si sia arrivati a un giudizio definitivo intorno ad esso, 493. Recenti tentativi di biografie, 494. Lavori più recenti intorno ad esso, ricordati, ivi, 495. Sua lettera a Francesco del Nero, e della sua parentela con esso, 525, 526. Si epiloga la disputa intorno all'ipotesi ch'egli conoscesse il greco, ec., 575 e seg. Si ricorda il dialogo Dell'ira a lui attribuito, 576. Sua Vita di Castruccio Castracani, ricordata, 577. Sua Arte della guerra, ricordata, 588. Giudizio del Wicquefort e di un traduttore francese del Principe intorno a quel libro, 593 e seg.