Di alcuni lavori intorno al M. venuti recentemente alla luce, III, V e seg. Dell'opinione che si rappresentasse la sua Mandragola dinanzi a Leone X in Firenze, 17. Suo parere circa il governo di Firenze, ricordato, 23. S'illude sperando nelle aspirazioni ambiziose di Leone X, 27. Nulla debbono a Leone X le sue Opere, 32. Suoi Decennali, ricordati, 37. Sua lettera a Lodovico Alamanni, ricordata, ivi. Legge con grande ammirazione il poema dell'Ariosto, ivi. Suo poema dell'Asino, ricordato, ivi. Di nuovo della sua vita in villa, ivi e seg.; e della sua famiglia, 38 e seg. Due lettere di Lodovico suo figliuolo a lui, 389, 391. Suo secondo testamento, ricordato, 40. Di una lettera della moglie a lui, ivi; e testo di essa lettera, 397. Saggio della sua corrispondenza epistolare con Giovanni Vernacci suo nipote, 39, 41 e seg.; e testo di alcune di esse lettere, 392 e seg., 398 e seg. Di una sua gita e commissione a Genova, 43, 401. Viene di tanto in tanto a Firenze dalla villa, 43. Introdotto negli Orti Oricellari, e in casa dei Medici, 48. Ancora della sua lettera creduta scritta all'Alfonsina Orsini, 49. Delle sue letture negli Orti Oricellari, ivi. Il cardinal Giulio de' Medici lo incita a scrivere sul modo di riformare il governo di Firenze, 51, 54; e di questo suo Discorso, 54 e seg., 119; dove non esiste contradizione col libro del Principe, 54. Sua commissione a Lucca, 93. Del suo Sommario delle cose di Lucca, 64 e seg. Lettere di Giovambattista Bracci a lui, 406 e seg. Lettere a lui del cardinal Giulio de' Medici e di amici, ricordate, 67; e lettere di Bernardo suo figliuolo e di Filippo de' Nerli, 409, 410. Esposizione e critica della sua Vita di Castruccio, 67 e seg. Si accenna alla sua teoria della superiorità dei fanti sui cavalli nelle guerre, 71, 79, 80. Della sua Arte della guerra: critica ed esposizione di essa, 75 e seg.; e della sua prima edizione, 76. Lettera del cardinale Salviati a lui a proposito di detta opera, ivi, 412. Descrizione d'un codice contenente lunghi frammenti autografi dell'Arte della guerra, 76. Di nuovo ricordati il suo Principe e i Discorsi in relazione coll'Arte della guerra, 77, 93, 99, 102, 118, 119. Due persone consultate dall'autore del presente libro intorno all'Arte della guerra, 78 e seg. passim. Ha poca fede nelle armi da fuoco e ragione di ciò, 82, 84. Nell'Arte della guerra imita e copia dal libro De re militari di Vegezio, 90 e seg., 94, 95, 98, 104, 105; e fa uso frequentissimo di Frontino, 94, 95, 107: e altre fonti di cui si vale, 94, 95. Condotto dagli Ufficiali dello Studio a scrivere le Storie, 120 e seg.; sua lettera a Francesco del Nero intorno a detta commissione, 120; e deliberazione della condotta e stanziamenti di salari, 121, 122. Piero Soderini gli propone di lasciar Firenze e acconciarsi per segretario con Prospero Colonna, 122-23; ma egli non accetta, 123. Della sua commissione al Capitolo dei frati Minori a Carpi, 124 e seg.; e relativa sua corrispondenza col Guicciardini, 125 e seg., 420. Torna a Firenze e attende alla Storia e ad altri lavori, 127. Ancora dei suoi discorsi negli Orti Oricellari, 130. Di un'altra sua proposta per la riforma del governo in Firenze, 131, 132; e nuovo scritto sulla milizia cittadina, 132, 421. Non cade in sospetto per la congiura ordita contro il Cardinale de' Medici, che continua ad essergli benevolo, 137. Si ritira di nuovo in villa, dove attende alla Storia e ad altri lavori, ivi. Notizie storiche e bibliografiche relative alla sua Mandragola, 146: esposizione ed esame critico di essa, 149 e seg.; e, a proposito d'essa, di nuovo del Principe e di altre opere, 157-58. Della Clizia, 163 e seg. Della Commedia in prosa, 166; e della Commedia in versi, 167 e seg. Descrizione della peste, ec., attribuita a lui, ricordata, 168. Dell'Andria, traduzione di quella di Terenzio, 170. Dei suoi abbozzi o frammenti di un'altra commedia La Sporta, 171. Del suo poema L'Asino d'oro, 173 e seg.; dei Canti carnascialeschi, e d'altre poesie minori, 180 e seg. Di un suo Sonetto inedito; e ancora di uno dei suoi Sonetti a Giuliano de' Medici; e testo di essi, 181, 182, 425. Del Dialogo sulla lingua, 182 e seg. Della Descrizione della peste, e del Dialogo dell'Ira attribuiti a lui, 191, 194. Della sua Novella di Belfagor, 195. Di altri scritti minori, 198. L'arte storica al suo tempo, 199 e seg. Sua Vita di Castruccio, ricordata, 204. Fine e limiti che si propone nello scrivere le Storie, ivi. «Vero fondatore della storia politica e civile», 205. Divide le Storie in otto libri; e frammenti di un libro nono, ricordati, 206 e seg. Esposizione e critica del primo libro, 207 e seg. Di nuovo si ricordano il Principe e i Discorsi, 210, 215. Giudica severamente i papi, donde si trae motivo a ribattere l'accusa datagli d'astuzia e di falsità, 212 e seg. Epilogo del primo libro delle Storie, 220; e brani di esso messi a riscontro con le Storie di Flavio Biondo, 221 e seg. Esposizione e critica del libro secondo delle Storie, 230 e seg. Di nuovo ricordata la sua Vita di Castruccio, 236. Si ferma a lungo sul Duca d'Atene, e perchè, ivi e seg. Paragone tra i Discorsi di lui e del Guicciardini messi in bocca ai personaggi delle loro Storie, 238. Epilogo del secondo libro delle Storie, 240. Esposizione e critica del libro terzo, 241 e seg.; del quale è un episodio principalissimo il Tumulto dei Ciompi, ivi. A ogni libro delle Storie premette delle considerazioni generali, 242. Opportunità di paragonare l'introduzione al terzo libro delle Storie con un luogo dei Discorsi, 243. Esposizione e critica del quarto libro delle Storie, 254 e seg.; e degli ultimi quattro libri, 266 e seg. Sua lettera al Guicciardini a proposito delle Storie, ricordata, 266. Come e perchè esageri e sbagli nel narrare la battaglia d'Anghiari, 270-71; e i fatti di Francesco Sforza, 274; e la battaglia della Molinella, 279; e della sua narrazione delle congiure nei due ultimi libri, 276 e seg. Di nuovo ricordati i Discorsi, 281, 282. Suo giudizio di Lorenzo il Magnifico e confronto con quello datone dal Guicciardini, 284-85. Dei suoi Frammenti Storici ed Estratti di lettere ai Dieci, 285 e seg. Sue Nature d'uomini fiorentini, ricordate, 288. Della sua Bozza delle Storie, 289; e alcuni suoi raffronti con esse, ivi. Paragone delle sue Storie con la Storia d'Italia del Guicciardini, 290 e seg. Di nuovo ricordato il suo Principe, 300. Dell'idea ch'egli ebbe dell'indipendenza italiana, a proposito della congiura del Morone, 318. Si trova col Guicciardini al campo degli alleati contro Carlo V, 319. Ancora de' suoi ideali, e un altro raffronto tra lui e il Guicciardini, 322-23. Finisce l'ottavo libro delle Storie, 323. Lettera di Francesco Vettori a lui, 323-24, 428. Va a Roma a presentare le Storie al Papa, e ne ottiene un sussidio per continuarle, 324. Lettera di Francesco del Nero a lui, e lettere di lui ricordate, 324, 430. Persuade al Papa l'istituzione della milizia nazionale, 325, 326; ed è perciò inviato presso il Guicciardini in Romagna con un breve apostolico, 325, 429. Ricordato a proposito di questa milizia, 450. Torna a Firenze, 327. Sua corrispondenza col Guicciardini, ivi e seg.; che vuol rappresentare la sua Mandragola a Faenza, 327, 331; ma la rappresentazione non ha luogo, 334. Di una medicina da lui usata e falsamente creduta causa della sua morte, 327, 328. Di una sua commissione a Venezia, 328, 431. Imborsato fra i cittadini abili agli uffici politici, 329. Di una sua pretesa vincita a Venezia, ivi. Ritorna a Firenze, 330. Si rimette a scrivere le Storie, 331. Si rappresentano le sue Commedie in Firenze, 333. Come scriva a lui e di lui Filippo de' Nerli, 333, 350, 351, 433. Sua opinione circa i possibili accordi tra il Re di Francia e l'Imperatore, 335; e sue lettere intorno a ciò a Filippo Strozzi e al Guicciardini, ivi, 336. Si occupa del disegno di fortificar le mura di Firenze, ed è cancelliere dei Procuratori a ciò eletti, 337 e seg.; e sue relative lettere d'ufficio, e brani e sunti di lettere al Guicciardini, 338 e seg., 434 e seg. Lettera di un potestà di Montespertoli a lui, ricordata, 340. Sua gita al campo della lega presso il Guicciardini, 344, da cui è inviato a Cremona, 345; e sua lettera di là, ricordata, ivi, 466. Lettera d'Iacopo fornaciaio, e lettere d'altri a lui, ricordate, 344, 444. Torna a Firenze, e della sua relazione, stampata come lettera ad un amico, 347, 348. Sua nuova gita al campo, e sua lettera da Modena, citata, 349. Nuovo ritorno a Firenze, ivi. Ritorna al campo la terza volta, 350. Scrive da Parma e da Bologna e d'altrove a Firenze, 351, 352; e sunti di alcune lettere, 354, 355. Brano di una lettera al figlio Guido, 355, 356; e lettera alla moglie, ricordata, ivi, 474. Ritorna a Firenze, 356. Sua nuova commissione al campo presso Roma, e sunto dell'ultima lettera di mano sua, 361. Ritorna a Firenze, 362. Condizione sua nella nuova repubblica; è trascurato e se ne addolora, ivi e seg. Si ammala e muore, 364-65. Del suo testamento, 365. Vari racconti della sua morte, 366 e seg. Sue Storie e Discorsi, di nuovo citati, 369. Sepolto in Santa Croce; e del monumento ivi erettogli, 370, 372. Notizie di edizioni delle sue opere nel secolo XVIII, 371. Sguardo riassuntivo ai suoi tempi, alla sua vita e alle Opere, alle sue qualità e intendimenti, 373 e seg. Critiche recenti al M. come scrittore di cose militari e come istitutore della milizia fiorentina, 479 e seg.
Machiavelli Niccolò d'Alessandro, I, 296.
Machiavelli Niccolò di Bernardo, nipote del M. Apparecchia un'edizione dell'Opere di lui, che non ha poi effetto, II, 424. Altre notizie intorno a lui, III, 370.
Machiavelli Piero, figliuolo di N. Alcune notizie intorno ad esso, III, 38, 39. Sua lettera intorno alla morte del padre, ricordata, 365, 367. Erede del padre, coi suoi fratelli, 365. Ricordato, 367.
Machiavelli Primerana, sorella di N., III, 41.
Machiavelli Ristoro. Di uno suo quaderno di ricordanze di famiglia, I, 296.
Machiavelli Totto, I, 299. Sunto di una sua lettera al fratello N., 349. Ricordato in lettere di Biagio Buonaccorsi al M., 556, 608. Accordo da lui concluso con N., circa l'eredità paterna, ricordato, II, 120, 210. Ricordato, 525; III, 475.
Macinghi negli Strozzi Alessandra. Sue Lettere a stampa, ricordate, II, 30.
Macun I. Suo discorso intorno al M., ricordato, III, 198.
Magione presso Perugia. Vi si congiura contro il Valentino, I, 384. Ricordata dal M. nel Principe, II, 381.