[18]. Gregorovius, Geschichte der Stadt Rom, vol. VIII, pag. 23; De Leva, Storia di Carlo V, vol. I, pag. 163.

[19]. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. VI, pag. 31; De Leva, Storia di Carlo V, vol. I, pag. 175 e seg.

[20]. Guicciardini, vol. cit., pag. 20-31.

[21]. Vettori, Sommario, pag. 303.

[22]. Vettori, op. cit., pag. 303.

[23]. De Leva, Storia di Carlo V, vol. I, cap. VI; Mignet, Rivalitè de François I et de Charles-Quint (Paris, Didier, 1875), vol. I, cap. I.

[24]. Vedi i Documenti riguardanti Giuliano de' Medici e il Pontefice Leone X, nell'Arch. stor. it., Appendice, vol. I, p. 310.

[25]. De Leva, Storia di Carlo V, vol. I, pag. 207; Mignet, Rivalité, etc., vol. I, pag. 64.

[26]. «E si dize questo ezercito fa el, non è per esser contro Franza, ma per aver mior partido.» Marin Sanuto nel De Leva, Storia, ecc., vol. I, pag. 208, nota. Vedi anche Capponi, Storia della Repubblica di Firenze, vol. II, pag. 319 e seg..; Francesco Vettori, Sommario, pag. 308.

In questo momento Ottaviano Fregoso, doge di Genova, che pur era amicissimo del Papa, da cui era stato beneficato, s'accordò di nascosto colla Francia, prima ingannandolo e poi scrivendogli una lunga lettera, nella quale diceva, che sarebbe a lui stato difficilissimo scusarsi, scrivendo ad uomini privati od a principi che misurassero le cose degli Stati secondo i rispetti privati; ma che era perfino superfluo scusarsi, scrivendo ad un principe savissimo, che sapeva meglio d'ogni altro quel che era lecito per salvare o anche per accrescere lo Stato. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. VI, pag. 57.