[65]. Il Passerini dice 14 dicembre 1514, senza citar documenti. Nel breve cenno biografico di Piero, che fu scritto dal fratello Guido, trovasi nelle Carte del Machiavelli (Cassetta V, n. 188) e fu pubblicato dall'Amico in fine della sua Vita di N. Machiavelli, si legge, invece, che Piero nacque il 4 settembre 1514, dum sol oriebatur. Questa data è poi confermata dagli epitaffi, che per detto Piero scrisse il medesimo Guido (Cassetta V, n. 170 e seg.).

[66]. Di lui si ha uno scritto indirizzato al Duca Cosimo de' Medici, Per cacciare di Toscana Francesi e Spagnuoli, e per istituire una armata toscana, 1560. Lo pubblicò il D'Amico dal codice di Giuliano de' Ricci, in appendice alla sua biografia del Machiavelli, e più recentemente fu ripubblicato, in Firenze, Bemporad, 1894.

[67]. Nella sopra citata cassetta V sono vari altri scritti di Guido: sermoni, traduzioni, commedie, ecc.

[68]. Fu condannato in contumacia, con sentenza degli Otto, il 22 novembre, ad un anno d'esilio, a tre miglia da Firenze, e ad una multa di 150 lire. Così dice l'Amico, pag. 613. Noi però non abbiamo potuto ritrovare in Archivio la sentenza originale, non avendone egli dato la citazione precisa. Dopo tre anni nel 1536, ottenne grazia (Tommasini I, 219).

[69]. Trovasi, con un'altra del 22 maggio 1527, nelle Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 46 e 22. Vedi Appendice, doc. I. Poco ci deve correre dalla nascita di Bernardo a quella di Lodovico, perchè si trovano squittinati nello stesso tempo, pel gonfalone del Nicchio. (Reg. orig. dello squittinio del 1524, a c. 12). Il dì 8 giugno 1517, il Machiavelli scriveva al nipote Giovanni Vernacci: «Bernardo et Lodovico si fanno huomini.» Vedi Appendice, doc. II.

[70]. Queste condanne si trovano anch'esse ricordate dall'Amico a pag. 614. Abbiamo trovato in Archivio solo la prima, in data 11 maggio 1525. Sta fra i partiti degli Otto (maggio e agosto 1525 a c. 6t). Lodovico è in essa condannato in due fiorini d'oro, per aver bastonato un notaio.

[71]. Di questo fatto parlano gli storici dell'assedio.

[72]. Questa lettera fu la prima volta pubblicata dal signor Innocenzo Giampieri nel volume Monumenti del Giardino Puccini (Pistoia, 1845), a pag. 288, e poi in una Strenna Poliantea (Firenze, Stamperia granducale, 1846), a p. 43. Venne anche ripubblicata dall'Amico e dal Mordenti, ma sempre assai scorrettamente. Tutti vi pongono la data 1524, a torto interpretando così lo scritto originale, che dice solo: a dì 24. Si può solo congetturare che sia stata scritta nel 1506. Allora il Machiavelli era nella seconda sua legazione a Roma, e sebbene, avendo dovuto seguire papa Giulio II, non apparisca che si fermasse mai in quella città, pure le lettere si mandavano a Roma, dov'egli era accreditato. Il suo continuo viaggiare allora spiegherebbe anche la scarsità delle sue lettere alla famiglia, di che tanto si doleva la Marietta. La bambina, di cui ella scriveva, era la Bartolommea; il bimbo deve essere Lodovico. Nel 1503, quando il Machiavelli andò nella prima sua legazione a Roma, non aveva che un figlio solo. Nè si può supporre che la lettera sia del 1527, perchè, sebbene allora andasse per qualche giorno presso Roma ed a Civitavecchia, non ebbe, che si sappia, in quell'anno un figlio, nè la Bartolommea era una bimba. E per le stesse ragioni non si può neppure supporre che sia del 1525, quando il Machiavelli fece, come vedremo, un'altra breve gita a Roma. Diamo in Appendice, doc. III, la lettera nella sua vera forma.

[73]. Vedi in Appendice, doc. II, la lettera del 4 agosto 1513, il cui originale è nella Biblioteca reale di Parma. Una copia di essa ci fu gentilmente mandata da quel bibliotecario, cui ne rendiamo grazie.

[74]. Vedi in Appendice, doc. II, lettera del 20 aprile 1514, ed Opere, voi. Vili, lettera (17 agosto 1515) XLII, pag. 150.