[75]. Opere, vol. VIII, pag. 151, lettere (19 novembre 1515, e 15 febbraio 1515), XLIII, XLIV.

[76]. Vedi in Appendice, doc. II, le lettere del 5 e 25 gennaio 1518.

[77]. Opere, vol. VIII, lettera XLV, pag. 152.

[78]. Vedi Appendice, doc. IV. L'originale di questa lettera trovasi nell'Archivio Bargagli.

[79]. Vedi la lettera del 15 aprile 1520, che fu pubblicata la prima volta dal prof. A. D'Ancona, ed è la LV, a pag. 1194, nell'edizione delle Opere, fatta a Firenze, Usigli, 1857. Vedi anche in Appendice, doc. IV, la lettera del Vernacci, in data 8 maggio 1521.

[80]. Vedi Appendice, doc. V.

[81]. Vedi nelle Curiosità storico-artistiche fiorentine del conte Luigi Passerini (Prima Serie: Firenze, Jouhaud, 1866) quella intitolata: Degli Orti Oricellari. L'autore osserva che il terreno, su cui fu costruito il palazzo, essendo stato comperato nel 1482, nel quale anno L. B. Alberti era già morto, non potè questi essere stato, come fu detto da molti, l'architetto adoperato dal Rucellai.

[82]. Pur troppo tutto ciò è ora mutato. Il Palazzo, con una piccolissima parte degli Orti, fu recentemente venduto alla famiglia Ginori; ma le collezioni d'arte andarono disperse. Tutto il resto degli Orti fu venduto ad un appaltatore, e sebbene una parte di essi sia stata dichiarata monumento nazionale, sul resto gli alberi cadono e si costruiscono villini.

[83]. Nardi, Storia, vol. II, pag. 85-6; Nerli, Commentari, pag. 138; Passerini, Genealogia della famiglia Rucellai: Firenze, Cellini, 1861.

[84]. Vedi in Appendice, doc. VI, una lettera di Luigi Alamanni, fratello minore di Lodovico più sopra menzionato, al padre, scritta da Roma con la data 7 gennaio 1518. Essa prova come allora gli Alamanni fossero tuttavia amicissimi de' Medici.