Che c'è chi in sogno i fatti suoi ridice.[230]

E così continua per sessanta versi. Un altro monologo incomincia:

Oh! che miseria è quella degli amanti,

Ma molto più di quelli

Ch'hanno i lor modi strani a sofferire!

Io, per me, innanzi vuo' prima morire,

Che seguir tai cervelli.[231]

E continua allo stesso modo per cinquantasei versi. Di simili e di peggiori tutta questa commedia è piena. Il Polidori, che l'ha pubblicata fra quelle del Machiavelli, dubita assai della sua autenticità; l'Hillebrand, che l'accetta come autentica e vi trova qua e là qualche bellezza, conviene anch'egli che è indegna dell'autore della Mandragola. Il Macaulay però non l'accetta per genuina, dicendo che nè i meriti, nè i difetti di essa ricordano mai il Machiavelli.[232] Questa opinione, che fu anche la nostra, è stata recentemente messa fuori d'ogni dubbio dal fatto che in un codice Ashburnham. (572 a c. 52b) Filippo Strozzi scrisse di sua mano che la commedia era sua.[233]

L'Andria è una traduzione della commedia di Terenzio, che porta lo stesso titolo. Paragonandola con l'originale, vi si trovano alcuni luoghi in cui la frase latina non è resa fedelmente, ed altri nei quali la frase italiana è ancora incerta ed oscura, il che farebbe supporre che manchi l'ultima lima. In generale però essa non solo interpetra con fedeltà l'originale latino, ma ha una freschezza ed una spontaneità assai maggiori che nelle più moderne e reputate traduzioni.[234]

Queste sono le commedie del Segretario fiorentino. Ma non dobbiamo tralasciar di ricordare, come fu più volte da altri già osservato, che anche la Sporta, la migliore cioè delle due commedie di Giovan Battista Gelli, sia stata da questo composta sugli abbozzi che ne lasciò il Machiavelli.[235] E ciò, sebbene da alcuni sia stato negato, è pur messo fuori d'ogni dubbio dal Ricci, il quale nel suo Priorista, enumerando le opere dello zio, dice chiaro che questi compose ancora, «pigliando il concepto dall'Aulularia di Plauto, un'altra commedia detta la Sporta; ma perchè gli fragmenti di essa restarono in mano di Bernardino di Giordano, essendo capitati alle mani di Giovan Battista Gelli, aggiuntovi poche cose, la diede fuori per sua.»[236] Questi, nella sua dedicatoria, dice d'avere ritratto il caso dal vero, e nel prologo riconosce di aver voluto imitare Plauto e Terenzio; nella scena IV dell'atto III, ricorda la Mandragola e la Clizia del Machiavelli, senza altro aggiungere. Che egli però, non solo ne leggesse molto gli scritti, ma spesso anche li imitasse, è cosa certa. Il concetto stesso della Circe, che è il miglior suo lavoro, trovasi già nell'Asino d'Oro del Machiavelli, che lo aveva preso dagli antichi; e la sua seconda commedia, intitolata l'Errore, fu in parte almeno, come egli medesimo implicitamente riconosce, imitata dalla Clizia.[237] Quanto alla Sporta, leggendola con attenzione, si può qualche volta credere di ritrovarvi la mano del Segretario fiorentino, nella più grande naturalezza e vivacità del dialogo, ed in alcuni monologhi, che hanno le ben note riflessioni di lui. Il Gelli, secondo noi, con la introduzione di episodî e di personaggi secondarî, arruffò non poco l'intreccio della commedia, della quale il Machiavelli assai probabilmente aveva disteso solamente l'ordito, cominciando qua e là a colorirne le scene e i dialoghi colla sua consueta vivacità. Sono però ipotesi, giacchè una volta perduto questo suo abbozzo, non potrà mai con certezza essere determinata la parte che gli spetta nella composizione della Sporta. In ogni modo tutto ciò potrebbe assai poco aggiungere o levare alla sua fama di autore comico, la quale riposerà sempre sulla Mandragola, sola commedia in cui il Machiavelli dette prova d'un vero genio drammatico. Fu un momento di felice ispirazione, di vera creazione poetica, che non si ripetè una seconda volta in tutta la sua vita.