[417]. Ibidem, pag. 273-4.
[418]. Vedi il capitolo IX della sua Storia fiorentina.
[419]. Opere, vol. I, pag. 277 e seg. A pag. 340 comincia l'Estratto di lettere ai Dieci di Balìa.
Gli editori delle Opere (P. M.) hanno pubblicato dal Codice Ricci e dai Manoscritti Palatini una serie di nuovi Estratti di lettere ai Dieci, com'essi li chiamano. Ma, senza tema di errare, può dirsi, almeno per quanto risguarda il Machiavelli, che questa è una pubblicazione assai poco utile. I primi due Estratti (Opere (P. M.), vol. II, pag. 156-160 e 160-166), dopo quelli già pubblicati nell'edizione fiorentina del 1843 ed in altre, sono veramente autografi, e vanno dal 1494 al 1495. Ma a che giova il pubblicare informi e scarsissimi brani di lettere, o appunti non meno informi, quando per questi medesimi anni abbiamo i Frammenti, i quali con nuove notizie corressero ed ampliarono molto i primi estratti? Seguono altri due Estratti (Ibidem, pag. 166-7 e 167-82), che risguardano gli anni 1495 e 96. Questi non sono di mano del Machiavelli, ma di Agostino di Terranuova, nè sono ricavati da lettere ai Dieci, ed apparecchiati per le Storie, ma sono appunti fatti nella Cancelleria, per lettere già scritte o da scriversi. Il Machiavelli non c'entra per nulla, o c'entra solo perchè questi appunti furono trovati fra le sue carte. Ne facevano allora come ne fanno oggi tutti gli ufficiali delle Cancellerie, ed a lui potevano servire forse per ricercare in archivio le lettere scritte dai o ai Dieci. Lo stesso può dirsi degli Estratti che seguono (Ibidem, pag. 172-189), i quali risguardano gli anni 1496-97, e sono alternativamente di mano di Biagio Buonaccorsi, di Andrea della Valle e di altri. Il Machiavelli scrisse di sua mano, sull'esterno dei quadernetti, gli anni e i mesi cui si riferiscono tali appunti, il che prova solo che gli aveva raccolti per servirsene al medesimo scopo. Seguono (Ibidem, pag. 190-95) ancora altri appunti, che si trovano nel Codice Ricci, dove sono intitolati: Memorie appartenenti a Istorie del 1495, scritte di mano di N. Machiavelli. Essi furono ricavati da Consulte o Pratiche della Repubblica; sono sommarî, quasi indici dei processi verbali delle discussioni, e servirono a scrivere i Frammenti per l'anno 1495, che abbiamo già a stampa. Più oltre (pag. 195-213) gli stessi editori ci dànno nuovi appunti di Cancelleria, scritti di mano del Buonaccorsi e di Agostino della Valle, per gli anni 1497-98, di cui si occupano i Frammenti e gli Estratti a stampa.
Finalmente (Ibidem, pag. 213-17) troviamo alcuni appunti di mano del Machiavelli, che si riferiscono al 1503, al quale anno non arrivano nè le Storie, nè i Frammenti, nè gli Estratti già pubblicati. Sono assai scarni ed aridi, raccolti per una parte della storia che non fu mai cominciata a scrivere, e quindi possono valere come continuazione di ciò che si aveva già a stampa. Segue di nuovo (Ibidem, pag. 217-281) una lunga serie d'appunti presi dal Codice Ricci, i quali vanno dalla morte di Cosimo nel 1464 all'anno 1501. Le Storie arrivano all'anno 1492, i Frammenti al 1498, gli Estratti già pubblicati al 1499. Bastava quindi aggiungere a questi anche le poche pagine che accennano a fatti seguìti negli anni 1500 e 1501 o ad altri non ricordati altrove.
Dei primi Estratti pubblicati, si è occupato il signor Plinio Carli (Giornale Stor. della Lett. Italiana, anno 1907, vol. I, pagg. 354 e segg.) paragonandoli col Cod. Riccardiano 3627, che egli ritiene autografo, e dandone le varianti. Se ne è occupato anche il commendator Fiorini, il quale, forse non a torto, suppone che siano cavati, in parte almeno, da qualche cronista. (Nella prefazione alla edizione delle Istorie, pag. X).
Il Carli ha pubblicato ancora un assai diligente lavoro (Contributo agli studi sul testo delle Storie fiorentine di N. Machiavelli), nel quale esamina i manoscritti e la prima edizione. In esso ha raccolto un materiale assai utile per una futura edizione delle Storie (Memorie della R. Accademia dei Lincei, Cl. di Scienze Morali, Serie V, vol. 14, fasc. 1, anno 1909).
[420]. Opere, vol. II, pag. 312.
[421]. Ibidem, pag. 350. Qui allude al Savonarola. Il dì 7 aprile seguì il fatto del fallito esperimento del fuoco; il dì 8 venne assalito il Convento di S. Marco, ed il Savonarola fu messo in carcere coi suoi due compagni, Fra Domenico e Fra Salvestro; poi cominciò il processo, che finì colla condanna a morte.
[422]. Opere, vol. II, pag. 353 e 361.