[407]. Opere, vol. II, pag 187-8.

[408]. Opere, vol. II, pag. 198-203.

[409]. Così afferma l'Ammirato, e così si deduce anche dalla narrazione del Machiavelli. Vedi Capponi, Storia, ecc., vol. II, pag. 113, nota 1.

[410]. Storia fiorentina, pag. 42.

[411]. Opere, vol. II, pag. 214. A questo proposito aveva già nei Discorsi fatta la stessa osservazione: «Perchè dell'animo nelle cose grandi, senza aver fatto esperienza, non sia alcuno che se ne prometta cosa certa.» Discorsi, lib, III, cap. 6, nelle Opere, vol. III, pag. 331.

[412]. Opere, vol. II, pag. 214-15.

[413]. Il giorno 2 ottobre 1895, nella Sagrestia nuova di S. Lorenzo, venne aperta la tomba di Lorenzo e di Giuliano di Piero de' Medici, i cui scheletri furono trovati in due casse separate. Quello di Giuliano, assai meglio conservato, mostrava sul cranio e sopra una delle tibie, le tracce visibilissime delle pugnalate. Quello di Lorenzo era in frantumi, ma il cranio era ben conservato, e si vedeva la bocca molto sporgente, quale apparisce negli antichi ritratti. Io mi trovai presente con parecchi altri, che fecero tutti le medesime osservazioni.

[414]. Opere, vol. cit., pag. 216. Il Poliziano, De pactiana coniuratione, dice: «Fuerunt et qui crederent templum corruere.»

[415]. Opere, vol. II, pag. 216 e 219.

[416]. Ibidem, pag. 220.