[397]. Opere, vol. II, pag. 147.
[398]. Opere, vol. II, pag 148-55.
[399]. Opere, vol. II, pag. 158.
[400]. Guicciardini, Storia fiorentina, pag. 17 e seg.
[401]. Opere, vol. II, pag. 177.
[402]. Le due lettere originali si ritrovano nel Fabroni, Vita Laurentii Medicis Magnifici, vol. II, pag. 36. Se si paragonano con quelle che ci dà il Machiavelli (Opere, vol. II, pag. 173 e seg.), si vedrà chiaro che qualche espressione è riprodotta con fedeltà, ma che il resto è sostanzialmente alterato.
[403]. L'Ammirato aveva certo qualche ragione di parlare così; ma egli esagerava assai, perchè non comprendeva e non riconosceva il valore storico del Machiavelli: lodandone lo stile, ne biasimava il resto, perfino la lingua. Vedi ciò che dice nei Ritratti, pubblicati nel secondo volume dei suoi Opuscoli. Ecco intanto quello che scrive di lui nelle sue Storie, libro XXIII, vol. V, pag. 169 (Firenze, Batelli, 1846-49): «Egli fa morto il duca Francesco dopo il gonfalonierato di Niccolò Soderini, e vuol che Piero de' Medici sia vivo dopo la morte di papa Pagolo. Attribuisce a Luca Pitti quello che è di Roberto Sostegni, nomina Bardo Altoviti per gonfaloniere di giustizia dopo Ruberto Lioni, che non vi fu mai. Insomma scambia gli anni, muta i nomi, altera i fatti, confonde le cause, accresce, aggiunge, toglie, diminuisce e fa tutto quello che gli torna in fantasia, senza freno o ritegno di legge alcuna, e quel che più pare noioso è che, in molti luoghi, pare che egli voglia ciò fare più tosto artatamente, che perchè ei prenda errore o non sappia quelle cose essere andate altrimenti, forse perchè così facendo lo scrivere più bello o men secco ne divenisse.» Gino Capponi nella sua Storia della Repubblica di Firenze (vol. II, pagina 88, nota 2, ed altrove) riconosce ancor egli che l'Ammirato ha ragione, ed aggiunge che il Bruto, vissuto cento anni dopo del Machiavelli, dice che lo seguiva solamente quando non poteva farne a meno, perchè troppo spesso lo trovò inesatto.
[404]. Opere, vol. II, pag. 178.
[405]. Ecco quel che dice l'Ammirato, vol. V, lib. XXII, pag. 178: «Combattessi con incredibil valore da amendue le parti infino a notte scura, con morte dall'una parte e dall'altra di trecento uomini d'arme e di quattrocento corpi di cavalli, se a chi scrisse la Vita del Coglione (Bartolommeo Colleoni) si deve prestar fede. Lo scrittore delle cose ferraresi dice di mille persone. Alcune memorie che sono presso di me fanno menzione di ottocento, la miglior parte de' Veneziani. Il Machiavelli, schernendo, come egli suol far, quella milizia, dice che non vi morì niuno. Dal Sabellico, senza esprimere il numero, è chiamata quella battaglia molto sanguinosa.»
[406]. Storia fiorentina, pag. 22.