Perchè e' morrà sotto quella ruina.[240]

Questa, come ognun vede, non è poesia, sono pagine dei Discorsi tradotte in versi. Negli ultimi tre capitoli c'è meno filosofia. La bella donna conduce il poeta a vedere gli animali, ed egli ce ne dà prima un elenco, poi si ferma a parlare con un grosso porcello, cui domanda se vuol tornare uomo, ed in risposta ha il ben noto elogio delle condizioni in cui sono gli animali, privi di cure e di pensieri tormentosi, condizioni che il porcello si sforza di provare essere, sotto ogni aspetto, preferibili a quelle dell'uomo.[241]

Secondo il Busini, nell'Asino d'Oro s'alludeva a Luigi Guicciardini ed agli amici de' Medici, ma egli non sa poi dirci altro di più preciso.[242] Certo il Machiavelli stesso dichiara, che nelle bestie da lui vedute ritrovò persone che aveva già conosciute, che gli eran prima parse Fabî e Catoni, ma che più tardi colle opere riuscirono pecore e montoni; e per questa ragione egli voleva morderle. Il poema resta però interrotto prima che avvenga la trasformazione in asino, cioè appunto là dove le allusioni dovevano cominciare a divenire più trasparenti; onde se non riuscì al Busini ed ai suoi contemporanei l'indovinarle, molto meno può riuscire oggi a noi.

Seguono nelle Opere, poesie minori, e prima il breve Capitolo dell'Occasione, che venne indirizzato a Filippo dei Nerli,[243] e fu creduto imitazione d'un epigramma greco dell'Antologia Planudea; ma invece, come venne dimostrato dal prof. Piccolomini, è quasi tradotto dalla imitazione che ne fece Ausonio nel suo epigramma XII.[244] Più lungo è il Capitolo di Fortuna, indirizzato a Giovan Battista Soderini. Con molta evidenza e naturalezza, con qualche felice immagine, il Machiavelli torna qui ad esporre le sue idee sulla Fortuna. Colui è veramente felice, che sa adattarsi alle ruote su cui essa gira; ma non basta, perchè mutano continuamente il loro moto. Bisognerebbe quindi essere pronti a saltar di ruota in ruota, cosa che non consente l'occulta virtù che ci governa: noi non possiamo mutar persona e quindi natura. Assai spesso avviene perciò, che quanto più siamo saliti in alto, tanto più precipitiamo in basso, e la Fortuna mostra allora tutta la sua potenza.

Avresti tu mai visto in loco alcuno,

Come un'aquila in alto si trasporta,

Cacciata dalla fame e dal digiuno?

E come una testuggine alto porta

Acciocchè il colpo nel cader la 'nfranga,

E pasca sè di quella carne morta?[245]