Bozze (Opere (P. M.), vol. II, pag. 30): «Noi siamo certi, Magnifici Signori, che le nostre parole saranno stimate assai da le Signorie vostre.... Questo vostro commissario non ha d'uomo altro che la presenzia, nè di Fiorentino altro che la lingua e lo abito.... Stuprò le donne, viziò le vergini et trassele dalle braccia delle madri.»

Storie (Opere, pag. 234 e 235): «Noi siamo certi, Magnifici Signori, che le nostre parole troveranno fede e compassione appresso le Signorie vostre.... Questo vostro commissario non ha d'uomo altro che la presenza, nè di Fiorentino altro che il nome.... Stuprò le donne, viziò le vergini, et trattele dalle braccia delle madri, le fece preda de' suoi soldati

[425]. L'illustre storico L. Ranke ha espresso una diversa opinione. Vedi le nostre Osservazioni sul Guicciardini, in fine dell'Appendice.

[426]. Vedi ancora, in fine dell'Appendice, le nostre Osservazioni sul Guicciardini, già citate.

[427]. Guicciardini, Storia d'Italia, vol. VIII, lib. XVI, pag. 79.

[428]. Guicciardini, Storia d'Italia, loc. cit., pag. 79-85; Ranke, History of the Popes (trad. dal tedesco): London, Bohn, vol. I, pag. 80-81. Qui il Ranke va d'accordo col Guicciardini, che descrive mirabilmente il carattere di Clemente VII; Gregorovius, Geschichte, etc., vol. VIII, pag. 413 e seg.; Creighton, History of the Papacy, vol. V, cap. VIII; Capponi, Storia, vol. II, pag. 344; Vettori, Sommario della Storia d'Italia, pag. 381.

[429]. Vettori, Sommario, pag. 349-50.

[430]. Il De Leva parla di 8,000, il Mignet di 10,000, il Gregorovius di 12,000 morti. Il Guicciardini dice essere stata opinione generale, che morirono, tra di ferro e affogati nel Ticino, più di 8,000 Francesi.

[431]. «Madame, pour vous faire savoir comment se porte le reste de mon infortune, de toutes choses ne m'est demeuré qui l'honneur et la vie, qui est saulve.» Queste furono le precise parole scritte dal Re. Papiers d'État du cardinal Granvelle, vol. I, pag. 250; Aimé Champollion-Figeac, Captivité du roi François I, pag. 129. Vedi anche Mignet, Rivalité, etc., vol. II, pag. 68; De Leva, Storia di Carlo V, vol. II, pag. 242. La tradizione alterò alquanto le parole dette dal Re, facendo dire invece: «tutto è perduto fuorchè l'onore.»

[432]. «Sie ist das grossartigste Schlachtenbild des XVI Jahrhunderts. Eine weltgeschichtliche Katastrophe hat sich darin vereinigt,» Gregorovius, Geschichte der Stadt Rom, vol. VIII, pag. 434; De Leva, Storia di Carlo V, vol. II, cap. IV; Mignet, Rivalité, etc., vol. II, cap. VII. Questo lavoro francese tien troppo poco conto delle pubblicazioni italiane, e specialmente dell'opera del De Leva, assai coscienziosa e fatta con ricerche veramente originali.