[497]. Ibidem, pag. 183, lettera LXII.

[498]. Vasari, Vita dei Pittori, edizione Le Monnier, vol. XI, pag. 204; nella Vita di Aristotele da San Gallo, e vol. XII, pag. 16; Vita di Giovan Francesco Rustici.

[499]. In una sua lettera al Machiavelli, scritta in data di Modena, 22 febbraio 1525 (1526) e pubblicata nelle Opere (P. M.), vol. I, pag. XCI, si rallegrava con lui, gli faceva mostra di grande affetto, e lo chiamava Carissimo et come fratello honorando. In un'altra, scritta a Francesco del Nero, il 1º di marzo dello stesso anno, si dimostrava invece assai scandalezzato delle feste cui s'era abbandonato il Machiavelli, e lo biasimava. Vedi Appendice, documento XVIII. Il Nerli era Governatore a Modena, e dal suo copia-lettere, che trovasi in quell'Archivio, si vede che, scrivendo ufficialmente, datava le sue lettere, secondo lo stile comune, che era allora seguìto in tutta l'Emilia, cominciando cioè l'anno dal 1º gennaio. Noi credemmo perciò che così avesse fatto anche nella lettera qui sopra citata. Ma questa è privata, scritta da un Fiorentino ad un altro Fiorentino, e segue quindi lo stile della loro città, ab incarnatione (25 marzo), come aveva giustamente notato il Passerini.

[500]. Vedi la lettera di Giovanni Mannelli al Machiavelli in data di Venezia, 28 febbraio 1525 (1526) nelle Opere (P. M.), vol. I, pag. XC. Anche in questa lettera si segue lo stile fiorentino, e ne abbiamo la conferma nei Diarî di Marin Sanuto, il quale dice che il 5 febbraio 1525 (cioè 1526, giacchè a Venezia l'anno cominciava il 1º marzo): «Fo etiam fato una comedia a S. Aponal, in chà Moresini.... et fo una de Plauto di do Fratelli, non molto bella, la quel compète a hore 4 de note.» V. i Diarî a stampa, vol. XL, col. 785. E qui dobbiamo aggiungere che la recita della Mandragola, la quale, a pag. 149 di questo volume, ponemmo il 13 febbraio 1523, ebbe, secondo il Sanuto, realmente luogo in quel giorno, «a li Crosechieri,» ma nell'anno 1521, stile veneto, che risponde al 1522 stile comune (vol. XXXII, col. 458). «Fo ricitata,» egli dice, «un'altra comedia in prosa.... di uno certo vechio dotor fiorentino, che havea una moglie et non potea far fioli etc. Vi fu assaissima gente con intermedi di Zuan Polo et altri bufoni.» Ma non si potè recitare il quinto atto, «tanto era il gran numero de le persone.» Lo stesso Sanuto nota poco dopo (col. 466) che il giorno 16 di quel mese «Fo di novo ai Croseschieri recitata la comedia dil Fiorentino, non compita l'altro giorno. Io non vi fui per....»

[501]. Il 3 gennaio 1525/6 egli scriveva: «Io verrò in ogni modo, nè mi può impedire altro che una malattia, che Iddio mi guardi, e verrò, passato questo mese, ed a quel tempo che voi mi scriverete.» Aggiungeva che la Barbera era trattenuta da certi innamorati, ma che egli sperava, non ostante, poterla mandare. Opere, vol. VIII, pag. 185, lettera LXIII. Dopo questa lettera vien quella del 15 marzo, in cui si legge, senza più parlar della commedia: «la Barbera si trova costì: dove voi gli possiate far piacere, io ve la raccomando, perchè la mi dà molto più da pensare che l'Imperatore.» Il Guicciardini era allora già in Roma, come apparisce dalle sue Opere inedite. La Barbera probabilmente era andata colà a fare altre recite ed a cercare avventure.

[502]. Fu pubblicato dal Tommasini, prima in un volume per nozze, poi nella sua opera sul Machiavelli (II, 824).

[503]. Opere, vol. VIII, pag. 188 e seg., lettera LXIV, del 15 marzo 1525/26.

[504]. Ibidem, pag. 193, lettera LXV, di Filippo Strozzi, da Roma, ultimo di marzo 1526.

[505]. Opere, vol. VIII, pag. 199, lettera LXVII, a Francesco Guicciardini, da Firenze, 4 aprile 1526.

[506]. Ibidem, vol. IV, pag. 459-68. Questa relazione è lodata anche dal Maggiore Jähns, nell'articolo sul Machiavelli già da noi più volte citato.