[526]. Ibidem, pag. 464, lettera da Modena, 2 dicembre 1526.
[527]. Opere inedite, vol. V, Luogotenenza generale, parte II, lettere del dicembre 1526, del gennaio e febbraio 1527.
[528]. Opere, vol. VIII, pag. 231, lettera da Forlì, 16 aprile 1527.
Nell'Archivio di Stato in Modena (Registri ducali, partimento I) si trova, come già notammo, il copialettere di Filippo de' Nerli, allora governatore di Modena per il Papa. In queste lettere si parla spesso del Machiavelli, e più d'una volta vi trasparisce la poca simpatia che il Nerli aveva per lui, che qualche volta chiama il Machia. Il 7 ottobre 1525, scrivendo al Guicciardini, dice: «Il Camurana, che presentò la lettera, harà suplito faccendo intender a Vostra Signoria, che più stimo un minimo cenno di quella, che quanto havessi potuto scrivere Alexandro del Caccia, et maxime essendosi mescolata in su la lettera la auctorità del Machia.» E il 31 ottobre 1526 scriveva allo stesso: «Al Machiavello si manderà la sua (lettera), che V. S. ha mandata aperta, per la prima istaffetta che passerà, che occorrendomi scrivere anche a me in compagnia di questa, non voglio che le sua cantafavole faccino tediare la istaffetta.» Da queste lettere apparisce che il Machiavelli viaggiava allora infaticabilmente di giorno, di notte, solo o accompagnato da scorte armate, fra i due eserciti nemici.
[529]. Opere inedite, vol. V, pag. 203, lettera del 7 febbraio 1527.
[530]. Ibidem, pag. 217 e 227, lettere del 9 e del 15 febbraio.
[531]. Ibidem, pag. 203, lettera del 7 febbraio.
[532]. Opere, vol. VII, pag. 471 e seg.
[533]. Opere inedite, vol. V, pag. 242 e seg., lettera del 20 febbraio 1527.
[534]. Il Morone non era riuscito a pagare tutti i 20,000 ducati della taglia promessa. Quando fu liberato, doveva darne ancora 6000, pei quali aveva lasciato in ostaggio suo figlio Antonio. Più tardi, trovandosi l'esercito imperiale in grandi strettezze, egli potè dare 3000 ducati, per avere i quali dal duca di Ferrara, dovette dargli in ostaggio il figlio Giovanni. Per questi ed altri servigi da lui resi agl'Imperiali, il Borbone liberò Antonio, e sciolse il padre dall'obbligo di dare gli altri 3000 ducati, cui era tenuto secondo la promessa. Restava però sempre in ostaggio l'altro figlio Giovanni, per la somma appunto che il Morone voleva ora con inganno cavare dal Guicciardini. Vedi Dandolo, Ricordi, pag. 226-7; Opere inedite, vol. V, pag. 363, lettera del 26 marzo. Nella Storia d'Italia (volume IX, lib. XVIII, cap. I, pag. 25) il Guicciardini parla anche di altre pratiche fatte allora dal Morone con persone della Lega «simulatamente e con fraude.»