2 Lettera di Niccolò Machiavelli a Francesco Vettori, 29 aprile 1513.[589]
Magnifice orator. Voi vorresti sapere per questa vostra lettera de 21, quello ch'io creda habbia mosso Spagna a fare questa tregua con Francia, non vi parendo che ci sia dentro il suo da nessun verso, in modo che, giudicando da l'un canto el Re savio, da l'altro parendovi habbi fatto errore, sete forzato a credere che ci sia sotto qualche cosa grande, che voi per ora, nè altri non intende. E veramente il vostro discorso non potrebbe essere nè più trito nè più prudente; nè credo in questa materia si possa dire altro. Pure per parer vivo e per ubbidirvi, dirò quello mi occorre. A me pare, che questa dubitatione vostra pro maiori parte sia fondata su la prudenza di Spagna. A che io rispondo, non poter negare che quel Re non sia savio; non di meno a me è egli parso più astuto e fortunato che savio. Io non voglio repetere l'altre sue cose, ma verrò a questa impresa ultimamente fatta contro a Francia in Italia, avanti che Inghilterra fussi scoperto, nella quale impresa a me parse e pare, non ostante che l'habbi hauto il fine contrario, che mettessi senza necessità a pericolo tutti li Stati suoi, il che fu sempre partito temerario in ogni huomo. Dico sanza necessità, perchè lui haveva visto per i segni dell'anno dinanzi, doppo tante ingiurie che 'l Papa haveva fatto a Francia, di assaltarli li amici, voluto farli ribellare Genova, e così doppo tante provocazioni, che lui proprio haveva fatte a Francia, di mandare le genti sue con quelle della Chiesa a' danni dei suoi raccomandati; nondimeno sendo Francia vittorioso, havendo fugato el Papa, spogliatolo di tutti e' suoi eserciti, possendo cacciarlo di Roma, e Spagna da Napoli, non lo havere volsuto fare; ma havere volto l'animo allo accordo, donde Spagna non poteva temere di Francia: nè viene ad esser savia la ragione si allegassi per lui, che lo facessi per assicurarsi del Regno, veggendo Francia non vi havere volto l'animo, per essere stracco e pieno di rispetti, e quali era per haverli sempre, perchè sempre il Papa non doveva volere che Napoli ritornassi a Francia, e sempre Francia doveva havere rispetto al Papa et timore della unione dell'altre potenze: il che sempre era per tenerlo indietro.
A chi dicessi Spagna dubitava che, non si unendo lui con el Papa a fare guerra a Francia, el Papa non si unissi per sdegno con Francia a fare guerra con lui, sendo il Papa huomo rotto et indiavolato come era, e però fu costretto pigliare simil partito; risponderei che Francia sempre sarebbe più presto convenuto in quelli tempi con Spagna che con el Papa, quando havessi potuto convenire o con l'uno o con l'altro, sì perchè la vittoria era più certa, e non ci si haveva a menare armi, sì perchè all'hora Francia si teneva sommamente ingiuriato dal Papa e non da Spagna, e per valersi di quella ingiuria, e sadisfare alla Chiesa del Concilio, sempre harebbe abbandonato il Papa; di modo che a me pare, che in quelli tempi Spagna havessi potuto essere o mediatore d'una ferma pace, o compositore d'uno accordo securo per lui. Non di meno e' lasciò indietro tutti questi partiti, e prese la guerra, per la quale poteva temere che con una giornata ne andassino tutti li Stati suoi, come e' temè quando e' la perdè a Ravenna, che subito doppo la nuova della rotta ordinò di mandare Consalvo a Napoli, che era come per lui perduto quel Regno, e lo Stato di Castiglia gli tremava sotto; nè doveva mai credere che e' Svizzeri lo vendicassino et assicurassino, e li rendessino la reputatione persa, come avvenne; talchè se voi considerate tutti maneggi di quelle cose, vedrete in Spagna astuzia e buona fortuna più tosto che sapere e prudenza: e come e' si vede in uno grande simile errore, si può presumere che ne facci mille. Nè crederrò mai che sotto questo partito hora da lui preso, ci possa essere altro che quello che si vede, perchè io non beo paesi, nè voglio in queste cose mi muova veruna autorità sanza ragione. Pertanto concludo, che possa avere errato, quando sieno veri discorsi vostri, et intesala male e conclusala peggio.
Ma lasciamo questa parte e facciamolo prudente, e discorriamo questo partito come d'uno savio. Parmi che a volere fare tale presupposto e rettamente ritrovare la verità della cosa, bisognassi sapere se questa tregua è suta fatta doppo la morte del Pontefice et assuntione del nuovo o prima, perchè forse si farebbe qualche differenza. Ma poi che io non lo so, presupporrò, che la sia fatta prima. Se io ne domandassi adunque quello che voi vorresti che Spagna havessi fatto, trovandosi ne' termini si trovava, mi risponderesti quello che mi scrivete, ciò è che lui havessi in tutto fatto pace con Francia, restituitogli la Lombardia, per obligarselo e per torli cagione di condurre arme in Italia, et per tal via assicurarsene. Al che io rispondo, che a discorrere questa cosa bene si ha notare, che Spagna fece quella impresa contro a Francia per la speranza che haveva di batterlo, faccendo nel Papa in Inghilterra e nello Imperadore più fondamento che non ha poi in fatto veduto da farvi, perchè dal Papa e' presuppose trarne danari assai. Credette che lo Imperadore facessi una offesa gagliarda verso Borgogna, e che Inghilterra, sendo giovane e danaroso, e ragionevolmente cupido di gloria, qualunche volta e' fussi imbarcato, havessi a venire potentissimo, talmente che Francia, et in Italia e a casa, havessi a pigliare le conditioni da lui, delle quali cose non glie n'è riuscita ver'una, perchè dal Papa ha tratto danari nel principio e a stento, e in questo ultimo non solo non li dava danari, ma ogni dì cercava di farlo rovinare, e teneva pratiche contro di lui; da lo Imperadore non è uscito altro che le gite di mre[590] di Gursa e sparlamenti e sdegni: da Inghilterra, gente debole incompatibile con la sua. Di modo che se non fussi lo aquisto di Navarra, che fu fatto innanzi che Francia fussi in campagna, e' rimaneva l'uno e l'altro di quelli exerciti vituperato, ancora che non ne habbino riportato se non vergogna, perchè l'uno non è uscito mai dalle macchie di Fonterabi, l'altro si ritirò in Pampalona, e con fatica la difese; di modo che, trovandosi Spagna stracco in mezzo di questa confusione d'amici, da' quali non che potessi sperare meglio, anzi temere ogni dì peggio, perchè tutti tenevano ogni dì strette pratiche d'accordo con Francia, e veggendo dall'altra parte Francia reggere alla spesa, per accordato co' Vinitiani, e sperare ne' Svizzeri, ha giudicato sia meglio prevenire con il Re, in quel modo ha possuto, che stare in tanta incertitudine e confusione, et in una spesa a lui insopportabile, perchè io ho inteso di buono luogo, che chi è in Spagna scrive quivi non esser danari nè ordine da haverne, e che l'esercito suo ci à solum di comandati, e' quali anche cominciavono a non lo ubbidire. E credo che disegno suo sia suto con questa tregua o fare conoscere a' collegati l'errore loro, e farli più pronti alla guerra, havendo promessa la ratificazione, ecc., o levarsi la guerra da casa e da tanta spesa e pericolo: se a tempo nuovo Pampalona havessi spuntato, e' perdeva la Castiglia in ogni modo. E quanto alle cose d'Italia, potrebbe Spagna, forse più che il ragionevole, fondare in su le sue genti; ma non credo già che facci fondamento nè in su Svizzeri, nè in su 'l Papa, nè su lo 'mperadore più che bisogni, e che pensi che qua il mangiare insegni bere a lui e agl'altri Italiani. E credo che non habbi fatto più stretto accordo con Francia di darli il Ducato, e sì per non lo havere trovato seco, sì etiam per non lo havere giudicato util partito per lui: per che io dubito che Francia non lo havessi fatto, per non si fidare nè di lui nè delle sue armi, perchè havrebbe creduto che Spagna no 'l facessi per accordarsi seco, ma per guastarli li accordi con gl'altri.
Quanto a Spagna, io non ci veggio nella pace per lui, per hora, alcuna utilità, perchè Francia diventava in Italia in ogni modo possente, in qualunque modo e' scuressi in Lombardia. E se per aquistarla li fussino bastate le armi spagnuole, a tenerla li bisognava mandarci le sua, e grossamente, le quali potevano dare i medesimi sospetti a li Italiani et a Spagna, che daranno quelle che venissero ad aquistarla per forza; e della fede e degl'obblighi non si tiene hoggi conto, talchè Spagna per questa ragione non ci vedeva sicurtà, e dall'altra parte ci vedeva questa perdita, perchè o e' faceva questa pace con Francia, con el consenso de' confederati, o no: volendola fare con el consenso, e' la giudicava impossibile per non si potere accordare Papa e Francia e Vinitiani et Imperadore. Havendola dunque a fare contro al consenso loro, ci vedeva per lui una perdita manifesta, perchè si sarebbe accostato a un Re, facendolo potente, che ogni volta che n'havesse hauto occasione, si sarebbe più ricordato delle ingiurie vecchie, che de' benefizii nuovi, e inritatosi contro tutti e' potenti Italiani e fuora, perchè, essendo stato lui solo il provocatore di tutti contro a Francia, e avendoli poi lasciati, sarebbe suta troppo grande ingiuria. Donde di questa pace fatta come voi vorresti, e' vedeva surgere la grandezza del Re di Francia certa, lo sdegno de' confederati contro di lui certo, e la fede di Francia dubbia, in su la quale sola bisognava si riposassi, perchè havendo fatto Francia potente e li altri sdegnosi, li bisognava stare seco, e li huomini savi non si rimettono mai, se non per necessità, a discrezione d'altri. Donde io concludo, che gl'habbi fatto più sicuro partito fare tregua, perchè con essa e' dimostra a' collegati l'errore loro; fa che non si possano dolere, dando loro tempo a ratificarla; levasi la guerra di casa; mette in disputa et in garbuglio di nuovo le cose d'Italia, dove e' vede che è materia ancora da disfare et osso da rodere. E, come io dissi di sopra, spera che 'l mangiare insegni bere ad ogn'uno, et ha a credere che al Papa, a lo Imperadore et a Svizzeri non piaccia la grandezza de' Vinitiani e Francia in Italia, e se non fieno bastanti a tenerli che non occupi la Lombardia, giudica che sieno bastanti seco a tenerli che non passino più oltre, e crede che 'l Papa per questo se li habbi a gittare in grembo, perchè e' può presumere che 'l Papa non possa convenire con i Vinitiani, nè con suoi adherenti rispetto alle cose di Romagna. E così con questa tregua e' vede la vittoria di Francia dubbia, non si ha da fidare di lui, e non ha dubitare della alienazione de' confederati, perchè o lo 'mperadore et Inghilterra la ratificheranno, o no: se la ratificano, e' penseranno come questa tregua habbi da giovare a tutti, se non la ratificano, e' dovrebbono diventare più pronti alla guerra, e con altre forze che l'anno passato, assaltare Francia, et in ogn'uno di questi casi Spagna ci ha l'intento suo. Dico di nuovo, adunque, el fine di Spagna essere stato questo: o costringere l'Imperadore et Inghilterra a fare guerra daddovero, o con la reputatione loro, con altri mezzi che con l'armi, posar le cose a suo vantaggio; et in ogn'altro partito vedeva pericolo, o seguitando la guerra o facendo la pace, e però prese una via di mezo, di che ne potessi nascere o guerra o pace.
Se voi havete notato e' consigli e progressi di questo cattolico Re, voi vi maraviglierete meno di questa tregua. Questo Re, come voi sapete, da poca e debole fortuna è venuto a questa grandezza, e ha hauto sempre a combattere con Stati nuovi e sudditi dubbii, e uno dei modi con che li Stati nuovi si tengono, e li animi dubbii o si fermano o si tengono sospesi e inresoluti, è dare di sè grande espettazione, tenendo sempre gl'huomini sollevati con l'animo nel considerare che fine habbino ad havere e' partiti e l'imprese nuove. Questa necessità questo Re l'ha conosciuta e usatala bene; di qui sono nati li assalti d'Affrica, la divisione del Reame, e tutte queste altre imprese varie, e senza vederne il fine, perchè il fine suo non è tanto quello o questo, o quella vittoria, quanto è darsi reputatione ne' popoli, e tenerli sospesi colla multiplicità delle faccende. E però lui fu sempre animoso datore di principii, a' quali e' dà poi quel fine che li mette innanzi la sorte, e che la necessità l'insegna: et insino a qui e' non si è possuto dolere nè della sorte nè dello animo. Provo questa mia opinione con la divisione fece con Francia del Regno di Napoli, della quale doveva credere certo ne havessi a nascere guerra intra lui e Francia, senza saperne el fine a mille miglia, nè poteva credere averlo a rompere in Puglia, in Calavria et al Garigliano. Ma a lui bastò cominciare, per darsi quella riputazione, sperando o con fortuna o con arte andare avanti, e sempre, mentre viverà, ne andrà di travaglio in travaglio, senza considerare altrimenti il fine.
Tutte le sopradette cose io le ho discorse presupponendo la vita di Giulio; ma quando egli havesse inteso la morte dell'uno e la vita dell'altro, credo harebbe fatto quel medesimo, perchè se in Julio non poteva confidare, per essere instabile, rotto, furioso e misero, in questo e' non può sperare straordinariamente, per esser savio. E se Spagna ha prudenza, non l'ha muovere gl'interessi contratti in minoribus, perchè all'hora egli ubbidiva, hora comanda; giocava quel d'altri, ora giuoca il suo; faceva per lui la guerra, hora fa la pace; e debbe credere Spagna, che la Santità di N. S. non voglia mescolare inter Christianos nè sua danari nè sua armi, nisi coactus, e credo che ognuno harà rispetto a sforzarlo.
Io so che questa lettera vi ha a parere uno pesce pastinaca, nè del sapore vi credevi. Scusimi lo essere io alieno con l'animo da tutte queste pratiche, come ne fa fede lo essermi ridutto in villa, e discosto da ogni viso humano, e per non sapere le cose che vanno atorno, in modo che io ho a discorrere al buio, et ho fondato tutto in su li avvisi mi date voi. Però vi prego, mi habbiate per scusato; e raccomandatemi costà a ognuno, e in spezie a Paolo vostro, quando non sia ancora partito.
Florentia, die 29 aprilis 1513.
V.º Compare
N. M.