Nè per la presente occorrendo altro, a Vostre Signorie mi racomando. Que bene valeant.
Ex Ambusa. Die XXXI julii 1526.
3[628] Al Magnifico Luogotenente del Papa, M. Francesco Guicciardini, in Campo.[629]
Magnifico Signor Luogotenente. Io mandai di qua Barranino corriere, alli XXXI passato, et nel plico di Vostra Signoria erano le lettere di Roma aperte, acciò quella vedessi tucto che di qua si scriveva, et risuggellate, le mandassi subito con le altre lettere di Firentie; et alli XXIII havevo spacciato el Targa col medesimo ordine, li quali spacci reputando salvi, non replicherò altrimenti. Ho di poi di Vostra Signoria una de XVIII, et intendo per epsa e disegni vostri, i quali si mostron farsi più per necessità che per volontà. Dio ce ne adiuti, che quando el castello[630] si perda, come di già ce n'è qualche aviso esser seguito, veggo siamo inviluppati in una guerra da consumarci et forse ruinarci. Noi di qua non restiamo d'importunare questi signori, che ne hanno bisogno, non perchè si truovino freddi o mal disposti a questa impresa, ma per haver un modo di negotiare et di exequire da far disperare ogni homo che ha a far con loro, et poco si può havere honore, respecto alla difficultà che ci è nel redurre a fine quello che lor medesimi voglion fare; et poichè hanno dato l'expeditione, son di poi dalli lor ministri stratiati un mese, el che ha causato questa lor lunghezza dell'armata et gente d'arme, le quale troviamo pure che hanno cominciato a marciare col Marchese di Saluzzo; et pensiamo che se non tucte, almanco la sua persona con una parte, possa trovarsi di costà alli X di questo, perchè el Re lo ha forte solicitato da molti giorni in qua, et noi, sendo lontani, non possiamo misurare e passi sua.
Vidi una di Vostra Signoria, per la quale si mostrava che quella era contenta concorrere alli IIII mila fanti, et perchè una parte ne haveva di qua da' monti, et a causa non havessi a perder tempo, el Re li ha mandato di qua li denari per pagarli; et inoltre, parendoli haver bisogno di più somma di fanti, ne facci d'avantaggio dua mila a suo proprie spese. Li IIII mila vanno a comune spese della Lega, et come è decto, el Re li ha mandato e denari, et riterrà la parte et rata del Papa et della Signoria in su la seconda paga de XXXX mila D. El resto di decta paga, perchè di già ne ha ordinato XXV mila, si faranno di contanti; et però saria bene, allo arrivare di decto Marchese, quando non venga in campo così presto, mandare a rivedere se ha el pieno di decte fanterie, et quanto porta apunto decta spesa, et che io ne havessi notitia, acciò si possa fare el conto quello vi si spende, et ritrarre el resto in su la paga de XXXX mila. Et Vostre Signorie di costà, quello che dovevon pagare al decto Marchese, per la lor portione di decti iiii mila fanti, li potranno voltare dove harebbono a voltare li XXXX mila, per riempire quella somma. Et noi qua volentieri habbiamo consentito questo modo, per haver a risquoter da loro quel meno.
Al conte Pietro Navarra si è mandato el breve del Capitano Generale di tucta l'armata di mare della Lega, che così si è giudicato el meglio, per farli tanto più presto uscire all'impresa di Genova, che molto el Re desiderava se li dessi questo titulo. Et però siamo restati che Vostra Signoria lo avisi di quanto sia necessario, qualunque volta habbi commodo di mandar le lettere, et occurrendo al decto conte Pietro, quando sarà intorno a Genova, habbi bisogno che per terra si mandi qualche gente, per stringerli da più bande, Vostre Signorie liene potranno ordinare o di quelli del Marchese di Saluzo o dell'altre. Et lui ha commissione di governarsi secondo parerà a voi altri Signori del campo.
La sera che io spacciai l'ultimo corriere, arrivò qui el secretario Sanga,[631] mandato da Nostro Signore per solicitare queste lunghe provisione, et poi andare in Angliterra; ha trovato el medesimo, cioè animo prompto et sincero del Re et di tucti questi del governo, ma lunghi, confusi, irresoluti et con malissimo governo in le cose lor proprie, nonchè in le nostre. Et perchè Sua Sanctità vorrebbe esser soccorsa di maggior contribuitione in questa guerra, et maxime per cominciare ad assaltare el Regno di Napoli, per divertire ecc., non veggo conrespondino a molte offerte ne hanno facto. Pur quando Nostro Signore conceda lor certe decime che domandone, credo concorreranno alla spesa del Regno, nè altro siamo per trar de' casi loro, per trovarsi el regno molto exhausto et agravato da molte spese.
Sarà con questa una copia di lettera di Domenico Canigiani di Granata, la quale monstra che le cose di Cesare non sono spente, ma si vogliono adiutare per ogni canto. Et quando el Vicerè venga, le cose del Papa si troveranno in mal termine, se in Lombardia voi non vincete, perchè non mi pare basti stare in capitale a dove siamo condocti con la lunghezza della guerra.
Ho caro el Machiavello habbi dato ordine a disciplinare la fanteria, che volessi Dio fussi exequtato quello che lui ha in concepto; ma dubito che non sia come la Republica di Platone, che non fu possibile mai trovar chi in facto la mettessi o ne facessi una secondo che lui dispose. Et però mi pareria fussi meglio tornassi a Firentie a far l'offitio suo, per fortificare le mura, perchè corron tempi di haverne haver bisogno, et facci solicitare quella opera, se vuol che Gerozo[632] sia contento di lui. Racomandomi a Vostra Signoria et a lui.
Ex Ambuosa. Augusti vij[633] M.D.XXVI.