4[634] Al Signor Locotenente del Papa, Messer Francesco Guicciardini, in Campo.[635]
Magnifico Signor Locotenente. Io scripsi avantheri a Vostra Signoria, sotto lettere del Vinitiano, et non feci passare el corriere di costì, per torli meno quel tempo. Lo spaccio non conteneva altro che assicurare el Papa del buono animo del Re in questa impresa, et accertar Sua Beatitudine che Sua Maestà non vuole risparmiare la vita propria per la sua conservatione, et che quella non ha nessun pensiero nè altri in questa Corte di voler per sè lo stato di Melano, et va con tanta sincerità et fede quanto noi sapiamo desiderare, et così prego Vostra Signoria che confidi et si renda certa. Et ultra hoc, Sua Maestà è contenta contribuire XX mila D. el mese di più che li XXXXmila, perchè Sua Sanctità si possa aiutare; ma vorria bene che servissino all'impresa di Napoli, et di già ce li ha ordinati la prima paga, che sono a posta mia. Sichè non vi precipitate per li suspecti entrativi per la tardità delle gente d'arme, che io vi assicuro che si trovavono in tal disordine quando tornò d'Hispagna, che male potevano esser più presto, et ogni giorno lo veggiamo più riscaldare; et tucti confessono esser necessario che la curino come lor caso proprio.
Questo giorno in Consiglio, havendo aviso della mala resolutione della Dieta de Svizeri, habbiamo ordinato che Sua Maestà scriva alli sua in Svizeri, che favorregino la levata loro, et operino che quelli ha mandato messer Capino non sieno revocati, et che in Grigioni di nuovo scriva tenghino el passo alli Lanzchnet, et facci tucti quelli favori et aiuti come fussi sua particularità; el che ha facto et dove può far bene non manca in parte alchuna, et spesso ci fa dire che noi divisiamo et pensiamo quello possa fare in favore della impresa, che non lascerà indrieto alchun nostro ricordo. Et perchè el rimettere li XX mila D. a Roma non si può fare senza gran damno, ce li paga a Lione con 2000 di vantaggio, acciò prendiamo la cura di farli tenere a Roma.
Habbiamo apuntato questo dì con li Signori del Consiglio, che la paga de XXXX mila cominci alli XV di luglio, che più avanti non li habbiamo potuti tirare, nè siamo voluti stare duri, per haver condocto Sua Maestà a XX mila più el mese, et perchè non si sono cominciati a spender tucti avanti questo tempo: et mi hanno promesso che s'el Papa concede loro le decime, tucto quello ne trarranno lo vogliono per le spese d'Italia.
El Re ci ha facto dire che noi scriviamo a Vostra Signoria et al Proveditor veneto, ch'è advertito ch'el campo della Lega è un bel campo, et ben governato, et grande abondantia: ma ch'è necessario Vostre Signorie lo tenghino insieme et lo rassegnino spesso, perchè ha notitia certa, che l'imperiali hanno in disegno di non lo combattere per hora, ma che tucti e lor pensieri son volti a sviare li vostri soldati, et quelli che cominceranno a tirare dal canto loro, adoperar per mezani et instrumenti ad sviarne delli altri, et come havessino voto di molte compagnie, improvisamente darvi uno assalto. Però dice che vigiliate ogni loro andamento, et che pensiate tucti li progressi loro essere con artificio et inganno, et ne sta con grandissima gelosia.
Sua Maestà et questi Signori del Consiglio si maravigliono che noi habbiamo li avisi de' progressi tanto di raro, et se ne son doluti questo dì con noi, dicendo, sendo questa cosa tanto importante al Re, noi vorremo pure saper più spesso quello che segue, perchè ci è pure l'interesse del Re, et fa la spesa che voi vedete, et non solamente desideriamo sapere le factione, ma li disegni et pensieri che si fanno nel procedere della guerra. Et però el Vinitiano et io habbiamo consertato, che sia necessario dare al Re notitia di tucto, et che ogni dua dì almeno facciate correre la posta insino a Lucerna, et che tegnate uno homo vostro a Coyra et uno a Lucerna, insino dove sono le poste venete, che basteria ogni stradiotto con poco soldo a chi s'indirizassino le lettere prima a Coyra, et da questo fussin indiricte a quel di Lucerna, che le mandassi per le poste regie in Corte.
Conforta Sua Maestà che s'intratenga el duca Francesco, et da che è perso el castello, ha molto caro el Duca non sia acordato con loro.
Monsignor d'Autrec, parlando questa sera con Sua Signoria, mi ha commesso che io scriva a Vostra Signoria, et li ricordi che ha da fare con soldati vincitori, periti nella guerra et sagaci al possibile, et che quella proceda passo passo, et examini bene che cuore hanno e sua soldati, che voluntà, se son disposti ad assaltare l'inimico, se si amano et conoscono l'un l'altro, se fanno l'arte del soldo per honore o per leggierezza, et secondo li trova, secondo li metta ne' periculi; vegga che li capitani non faccino l'arte per mercantia, et più presto cerchi di guadagnare un miglio el dì, che dieci, purechè possi assicurarsi in sul guadagnato, et non si havere a ritirare. Et sendo Sua Signoria l'homo ch'è, et del paese et delle cose d'Italia molto instructo, mi è parso non pretermettere tale offitio.
Molti sarien d'opinione, et maxime li homini di guerra, che hora che è perso el Castello, arrivate fussin le lance franzese, si facessi la guerra più con li cavalli che con la fanteria, et si recassino li campi in su loro forte, et si travagliassino loro le vectovaglie el più si potessi, et che bastassi tenerli impegnati intorno a Melano, et che col meglio della fanteria si andassi alla volta del Regno, perchè si diminuirebbe la spesa, et consequenter si potria più in durarla, et mandarvi ad ogni modo 3000 Svizzeri infra loro.
El Sanga è partito questa sera per Angliterra, et domane o l'altro sarà qui el Batoniense[636] per quella Maestà, per tractare ecc.