Crederrei, non havendo a sforzare più el castello, nè l'Hispagnoli volendo uscire in campagna, ma starsi drento, si potessi fare senza levare più Svizzeri, che porton con loro spesa infinita; et bastassino quelli havete, perchè li troppi, mutinando loro come sogliono dal decto al facto, vi potrien rovinare; et questo rispiarmio vi faria soportare la guerra più tempo.
Ex Ambuosa. Augusti XIII M.D.XXVI.
5[637] Al R.mo Datario et a Messer Iacopo Salviati. Roma.[638]
Reverendissime Domine ac Magnifice Vir. .... Di poi tucti questi ragionamenti Monsignor d'Aultrech mi disse, per parte del Re et di tucti loro, che la Sanctità di Nostro Signore pensassi a questo accordo del Duca di Ferrara, perchè importava el tucto, et conoscevon bene ch'el non haver hauto et non haver un capo di reputatione rovinerebbe questa impresa, perchè lor sapevon certo che li capitani del Papa non eron d'accordo, et si trovavon in gran contentione, et l'inimici se ne trovavon lieti, et procedevono le cose con poca reputatione, et che di tucto questo male era causa non haver capo che sia stimato da tucti, et che le cose del Papa eron ridocte in termine, che l'honor di Sua Sanctità non consisteva nè in Modena nè in Reggio, ma liene andava tucto lo Stato della Chiesa et di Firentie, et che quando vinca, sarà più honorato et più glorioso, che fussi mai pontefice; nè lo havere un poco abassato el grado suo per vincere, li sarà imputato se non a prudentia et a maggior laude. Et che per questo lor col Re insieme sarieno d'opinione, che Sua Sanctità non indugiassi più et si lasciassi un poco ingannare,[639] perchè sarà causa d'intronare et confondere l'inimici sua et assicurarsi la victoria in mano. Et quando Sua Beatitudine stia pure dura, pensi ch'el Duca non sia per star suspeso, ma o secreto o palese farà tal guerra che ruinerà tutti li disegni della Lega. Et con tanta instantia ne parlorno tutti, che si vede temono grandemente et de danari et delle forze sua, et dicono che, accordandosi Sua Sanctità a fare composition con lui et farlo capo generale, unisce tucta Italia, et se ne può servire et all'impresa del Regno et a quella di Lombardia dove meglio li paressi, et expressamente dicono questo caso non essere bene inteso.
Havendo anchora parlato a Madama[640] con l'homo del Duca di Melano, Sua Excellentia mi tirò da parte et mi dixe: provedete al vostro campo, che noi intendiamo che sono in gran divisione et ne potria succedere qualche gran disordine, et di poi ch'el Re l'ha inteso, ne stiamo di malissima voglia et con gran paura, et di tucto è causa el non haver accordato el Duca di Ferrara. Io li dixi non era restato dal Papa, che con suo dishonore si reduceva a contentarlo. Resposemi: faccisi che accordo si vuole, el Papa non può haverci vergogna, perchè l'importa tanto che la necessità lo excuserà, et se vincereno, el Duca li sarà o voglia o no vasallo, et perdendo li sarà patrone: pregate el Papa che per l'amor di Dio si lasci ingannare, et serri li occhi, et faccilo suo amico, et non risparmi a niente, che ogni pacto è ben fare per vincere questa guerra, che se ne porta et Sua Sanctità et Italia et Francia et ogni altra cosa....
Ex Ambuosa. Augusti XXIII — Tenuta alli XXV.[641]
6[642] Al R.mo Datario et a Messer Iacopo Salviati. In Roma.[643]
Reverendissime Domine ac Magnifice Vir etc. Fu l'ultima mia delli VIII, et la mandai a Lione con ordine si mandassi per mano del Marchese di Saluzo in campo, non sendo anchora assicurato s'el camino di Saona sia aperto, come credo doverrà essere in breve. Ordinai per quello spaccio a Lione, che per via di Svizzeri fussin mandati in campo mille D., che restavono in su Salviati, della seconda paga, et 3387, che mi hanno costor dati qui per resto della prima, che per un disordine d'una cedola, eron sopratenuti da chi li haveva in mano, per non li pagar dua volte: nè resposi per quella alle de XV, XVIII, et XXX, per non haver hauto tempo; et di poi comparson le de XX, et se la memoria non mi inganna, responderò per la presente a quelle parte che sarà necessario. Ma avanti che parli di decte lettere, seguiterò di significare a Vostre Signorie quello che per l'ultime harrei decto, s'el tempo non mi fussi mancato.
E si truova qui in corte uno Spagnolo di Burgos, homo a casa sua di bon conto et ricco et molto pratico et svegliato in le cose del mondo, et che già in le sublevatione delle comunità d'Hispagna, molto si travagliò contro l'Imperatore, et anchora oggi tiene el medesimo veneno in corpo. Trovasi qui per certe robe li furon già tolte, et è drieto alla recuperatione di che ne ha hauto le sententie, ma per la exequtione li pare essere soprafacto et stratiato. Questo tale ha gran familiarità antiqua col Secretario veneto, per esser suto alloggiato in Hispagna in casa sua, et ne ha buona notitia, col quale sendosi assai doluto, non potere havere expeditione del suo negotio, li ha più volte decto: s'el Re mi facessi expedire, io sarei huomo per poter fare anchora io a Sua Maestà qualche servitio, et tale che non li pareria haver perso el benefitio mi facessi, et havendoli più volte accennato d'haver qualche notitia d'importantia per conto della Lega, è parso al Secretario di restringerlo più avanti et trarne qualche costructo, et havendoli promesso che, se vuole più particularmente allargar l'animo suo, farà opera insieme con meco di farlo expedire. Et tandem per ridursi in brevità, ha facto far sacramento al Vinitiano di non conferire se non al Re proprio et a Rubertet et a me quanto li dirà. Et così li ha aperto saper con certa et sicura notitia, che la Maestà Cesarea dà voce di preparare l'armata, per mandare el Vicerè in Italia con VIII mila fanti, ma re vera la prepara per la persona sua, per dar qui a Natale, una volta et non prima, per non poter se non a tal tempo esser in ordine. Et disegna di menare XVIII mila fanti et 2000 cavalli utili, et menare con seco Madama Leonora[644] et darla a Borbona col ducato di Melano, et de dua figlioli del Re menare seco el Delphino, per non lesciarli ambodua in Spagna, et in un tempo medesimo far passar l'arciduca con un'altra banda, sperando che l'exercito di Melano si mantenga et conservi insino a quel tempo, et disegna et pensa subito allo arrivar suo venire verso Roma, et forzare el Papa, et farlo calare alle voglie sua, et così la Toscana tucta, et di lì venire in Lombardia, et con l'exercito vi ha, et con l'Arciduca ridurre e Vinitiani ad ogni accordo et compositione vorrà Sua Maestà; et composto le cose d'Italia secondo lo arbitrio suo, el che spera li sarà facile per questa via, entrare dipoi in Francia con tucto quello exercito victorioso et apto ad ogni grande intrapresa, et sfogarsi con questa Maestà di tucte le iniurie et offese facteli da quella. Et per condurre tale effecto, ha provisto in Fiandra, per quel tempo, 160 D. all'Arciduca; et per la sua passata fa tucte le provisione di danari che può, et spera dal Re di Portogallo valersi di qualche somma. Et la dilatione insino a Natale è per non poter prima essere in ordine, et perchè, sendo nel core del verno, el Re non possa offenderlo in Hispagna. La notitia di queste pratiche, questo Spagnolo monstra di trarla dall'oratore di Cesare che è qui, in casa del quale lui si torna, et per havere decto oratore obligo particulare con lui, per conto di servitio di danari, et per essere epso homo molto sagace et advertito, li trahe di corpo tucto quello che ha di Spagna, et quello che di là scrive.
Hauto che habbiamo questa notitia, ne andamo avanthieri dal Re, et postoli in secreto tucto questo ritracto, et dectoli la qualità dello Spagnolo, et donde ne trahe questi disegni, et ad che fine et con che sperantia si allarga, et che promette, quando sia expedito, di far molti altri servitii et ritracti d'Hispagna, Sua Maestà subito monstrò conoscere la persona per haverli parlato del caso suo, et ci dixe: questa cosa non è senza fondamento, perchè dal mio ambassatore sono avisato per le lettere hebbi a questi giorni, che molti erono di opinione che l'Imperatore volessi passare in Italia per di qua a martio, et che queste provisione de navilii raccoglieva, non era per altro, nè io per non lo scriver per certo, lo credevo nè vi adgiustavo fede; ma vedendo di presente un tal riscontro, lo voglio credere et pensare che sia vero. Et però circa el caso dello Spagnolo, ordinate facci motto a Rubertet, che harà in mano la sua expeditione; ma acciò ce ne serviamo in altri servitii, li dite che stia sicuro, che quando ci vorrà dare dell'altre notitie, non solo harà la sua expeditione, ma li renderò tal premio che si terrà contento di me. Et quanto alla passata dell'Imperatore, io credo sia per farlo, ma noi anchora non ci stareno. Però fate intendere et scrivete al Papa et alla Signoria, che io son deliberato, se l'Imperatore piglia un tal partito, di venire anchora io in Italia con XXX mila fanti, et non lasciare un paggio in Francia, che possa cavalcare armato, che io non lo meni, che mi voglio sgannare ad ogni modo con lui: et in questo molto copiosamente ne parlò di venire al sicuro, all'incontro di lui. Et di poi subiunse: ma quando el Papa et la Signoria, venendo io in Italia et vincendo, havessin sospecto della grandezza et forze mia, io lascerò el venire in Italia, et entrerrò in Spagna con una tal banda che vi ho decto. Et però scrivete che divisino et consultino intra tanto che viene questo tempo, quel che par loro ch'io facci, quando l'Imperatore vengha in Italia, et qual partito di questi dua debbo pigliare, perchè voglio ne deliberi el Papa et la Signoria, et parendo lor meglio io venga in Italia, io verrò, parendo meglio io entri in Hispagna, io vi entrerrò con tante forze che lo farò voltare l'animo a casa sua.