Però Sua Sanctità ne responda in questa parte lo animo suo, perchè quando pure in tal disegno andassi avanti, io credo che Sua Maestà non mancherà di prendere un de dua partiti; ma non lo sentendo riscaldare, non credo già sia per far molta impresa di qua insino a tempo nuovo. Credo bene, venuta sarà l'intimatione, romperà la guerra; ma non sarà se non guerra guerriabile da tener in traveglio tucte le marcie, et dar pure et spesa et suspitione all'Imperatore. Et di poi hieri questi signori del Consiglio mi hanno afermato ch'el Re ha commisso loro, che quando l'Imperatore pure passassi in Italia, facci d'havere un fondo di danari da potere fare una tale impresa, et vadin disegnando li assegnamenti donde trarli.
Respondendo alla lettera de' XV, dico che ho parlato al Re del far venire el signor Rentio,[645] et Sua Maestà lo aprova molto; ma non crede già venga senza haver conditione o qualche carica et grado, perchè, venendo costì nudo et col nome solo, come huomo del Re, non crede vogli venire, nondimeno ha mandato per lui, che si trova a Parigi, et sarà qui intra 4 o 6 giorni; ma credo si andrà pensando a darli qualche altro loco da non far men proficto che venir costì, come di sotto si dirà.
Quanto all'impresa del Regno, dico ch'el Re la vorria fare ad ogni modo; ma del mettere costì XXXX mila D. a un tracto, non ci veggo disegno, per haverne rimessi XX mila, che sono a Lione in man nostre per questo conto, et di mano in mano vi metteranno el resto, quando si facci per la lor portione. Ma insino non se li è dato principio, et veduto chi ne debba essere capo, et con che ordine, et la cosa in essere, non pare si possino gravare di tanto sborso, perchè so che hanno delle difficoltà a far per hora danari, et si son tracti a questi dì molte somme di mano, che hanno mandato 40 mila D., tra Svizeri et Grigioni, per le pensione, 40 mila per la nuova armata, et a noi le paghe del campo, et XX mila rimessi costì, et hora la tertia paga; et in su le marcie intratengono molti fanti et spese, che ne son gravati molto. Però bisogna fare e conti et disegni in modo possino riuscire, et da altro canto scrivendo Vostre Signorie le necessità in che si trova el Papa, et la penuria et difficultà che ha di sostenere la guerra di Lombardia, non so come si possa concorrere o far nuova impresa verso el Reame, perchè sendo per cadere di quella che è la principale, el tentare nuove et maggiori spese mi pare si contradica, non potendo metter la sua portione. Adeo che volendo fare decta impresa, non conosco si possa fare se non per mano del Re, la più parte col darli decto Regno per un suo figliolo, el che non ho anchora tentato a mio modo, per non haver saputo discernere per le vostre lettere dove più inclinassi Nostro Signore, o darli lo stato di Melano o quel del Regno, non volendo, come è ragione, habbi se non un de dua. Perchè io sarei suto d'opinione, che più presto se li dessi quel del Regno che quel di Lombardia, et le ragioni che mi muovono son molte. Prima mi pare gran dishonore di Nostro Signore, lo haver facto una impresa tanto honorevole, per conservare el Duca in quello stato, et unitosi per tale effecto con le prime potentie del mondo, et in termini di tre mesi abandonarsi et mutare animo; dipoi, havendo la Excellentia del Duca soportato octo mesi l'obsidione, con tanti stenti et disagi, per servare la fede a Sua Sanctità, non veggo senza denigrare el nome suo et senza imputatione d'ingratitudine, possa non solo abandonarlo, ma consentire venga in altri lo stato et le fatiche sua. Movemi anchora che, quamprimum l'Hinghilese si sarà accorto ch'el Christianissimo habbi facto impresa per insignorirsi di quello stato, non entrerrà nella Lega, et se vi sarà entrato, per tenersi ingannato si rivolterà subito, et di amico diventerà inimico, et potria con l'Imperatore insieme dar tanto da fare al Re di qua, che con le difese facessino l'Hispagnoli in Italia, non ne potria seguire lo effecto che si disegnerebbe, et ci troverremo in peggior termine che prima.
Nè oltre a questo io mi posso persuadere che, quando bene hoggi el Re movessi le forze sua per cacciare l'Hispagnoli di Lombardia, potessi fare altri effecti che si facci hoggi l'exercito che vi si trova di presente. Ultra hoc è da credere, che subito venissi in notitia di costà, lo stato di Lombardia essersi concesso al Re, el Duca di Melano se ne andria da l'Hispagnoli, et con loro capitolerebbe el meglio potessi, quando bene per vendicarsi conoscessi non li volessino dare lo stato, et con lui tucti e Ghibellini s'accorderebbono con l'Hispagnoli, et quel medesimo farieno e Guelphi, per tenersi malcontenti dei Franzesi, come di già buona parte di loro hanno cominciato ad accordarsi con Borbon.
Le ragion che mi portono al concedere più presto el regno di Napoli, sono che, conoscendosi la guerra di Lombardia non si possere ultimare se non per via di diversione in decto Regno, et el Papa non potere concorrere alla parte sua, et non potersi movere e populi et baroni, senza un capo di reputatione, et senza vedersi in chi debba cadere el Regno, però essere necessario eleggere Sua Maestà per principe, o un suo figliolo el quale havessi a dar el capo et soportare la più parte delle spese. Dipoi, havendo da desiderare che li stranieri non habbino più che fare in Italia, el modo mi pare el metter lì un principe, che habbi col tempo a diventare italiano, el che è forza succeda per la distantia del paese di qua, et la intersecatione delli stati si trovono in quel mezzo, e quali lo aiuterebbono conservare, ma non lo comporterebbono sublevare più alto ch'el grado suo. Ultra hoc mi par per l'Italiani più sicuro che l'altro partito, non potendo di qua mandarvi più forze si havessino, senza consenso delli altri Italiani. Et quanto alla facilità della impresa, mi vi pare poca differentia, per la mutatione de' baroni, et per non vi haver guardie o gente d'arme, et in questo modo non si perde amici, non si offende el Duca, nè se li manca di fede, nè l'Inghilese ne ha da tener conto, potendo el Papa dare el suo a chi vuole, et fassi la guerra in casa de l'inimico suo. Et in questa opinione so che li Vinitiani più presto concorrono che in l'altra: et però, havendo anchora qualche odore che l'animo del Re più volentieri inclina a questo, per parerli meno offender la Lega, per la promessa data al Duca, et per potersi excusare di havere acceptato un presente da chi ne è patrone, mi sono resoluto intra dua giorni toccarne fondo, parendomi ch'el tempo ci porti et ci consumi....
D'Ambuosa. Die xj ..... M.D.XXVI.
7[646] A Messer Francesco Guicciardini, Locotenente del Papa. In Campo.[647]
.... Dua giorni sono ci furon lettere d'Hispagna come li oratori confederati havevon facto la requisitione a Cesare per la restitutione de figlioli del Re, come dicono e capituli, et ricercola (sic) dovessi entrare in la Lega etc. Sua Maestà Cesarea havea resposto non volere entrarvi, per essere facta contro di lui, et prima voler soportare che tucto l'imperio suo ruini pietra sopra pietra, che essere facto andar per forza; ma quando si habbi a far pace universale, sarà trovata tanto ardente a farla contro l'infedeli et contro li heretici, quanto nessun altro. Dipoi l'altro giorno feciono chiamare in Consiglio l'orator franzese, et li usurno molto benigne parole humane, et li domandorno, se haveva el mandato da poter concordare con quella Maestà Cesarea la restitutione de figlioli, che havendolo, troverrebbe tal riscontro in Sua Maestà, ch'el Christianissimo si contenterà delle conditione et pacti da che non li era parso di observare la capitulation di Madrit. L'orator del Christianissimo respose, che loro respondevon molto ambiguamente alla proposition facta dalli confederati, et che lui havea commissione di non tractare con Cesare alchuna cosa senza li oratori confederati et senza che prima acceptassi lo entrare nella Lega; et però era necessario respondere prima a quella parte, et quando sarà entrata in la Lega con li capituli contenuti, potrà far venire el mandato per tractar de particulari de figlioli del Re. Et haria voluto decto ambasciatore, ch'el Nuntio et el Vinitiano insieme con lui havessino pronuntiato la guerra offensiva all'Imperatore, come dicono li capituli; ma loro non lo hanno voluto fare, et hanno facto un grande errore, et costoro molto se ne dolgono, et hanno ragione; et io ho paura che non sia causa di fare ritardare el mover guerra di qua. Parmi che quello oratore sia proceduto con gran fede et prudentia, et così costoro, che subito ci hanno conferito le lettere, et non voglion respondere se non quanto resolveren con loro di comunicato parere, per responder conforme ciaschuno alli sua oratori. Però Vostra Signoria non dubiti della fede di costoro, che per tucti e segni veggo vanno a buon camino, nè consiste el mal nostro et loro, se non nella longura et tardità, et nel non voler pensieri. Ho lettere dal Nuntio d'Hispagna sopra questo, ma son tanto nude che è una vergogna.
Quanto al romper di qua, dua giorni sono, importunando noi el Re, mi disse che sicuramente io scrivessi al Papa, ch'era deliberato di presente romper di qua la guerra; et in nostra presentia commisse a Lautrec, che ha il governo di Ghienna, et a Monsignor di Vendome, che ha quel di Piccardia, che subito commettessin alli loro substituti in quelle provincie, che facessin ritirar li mercanti loro, et facessin cavalcare le gente d'arme in sul territorio dell'Imperatore, et romper la guerra, la quale non sarà da uscire in campagna, ma da tenere in travaglio et spesa quelle provincie di Cesare, et da conoscere ch'el Christianissimo lo tien per inimico.
Dell'armata d'Hispagna intendiamo che si va solicitando, et Domenico Canigiani mi scrive, che debba essere per tucto questo mese almeno in ordine. Ma l'orator franzese la mette più tarda, et monstra che va lentamente o per falta di danari o per altra causa, una volta alli XXX el Vicerè era anchora in corte. Altro non ho che dire. Bene vale.