Da Bles. Die XXIIII Septembris M.D.XXVI.
8[648] A M. Baldassarre da Castiglione, Nuntio del Papa appresso Cesare. In Corte dell'Imperatore.[649]
.... Quanto alla pace che propone la Maestà Cesarea, per non parerli honorevole entrare in una Lega dove non sia nominata principale, siamo rimasi questa Maestà Christianissima et el Venitiano et io, che pongasi qual nome si voglia, non si debba recusare lo accordo, quando vogli le conditione honeste et sicure, perchè ciaschuno ha l'intentione tanto inclinata alla pace quanto saprà pensare Sua Maestà, nè si è venuto alla guerra, se non per venire alla pace, et per la sua sicurtà; nè è nessuno che vogli dall'Imperatore, se non la sua salute propria et la restitutione de figlioli del Re con taglia ragionevole. Et a causa che Vostra Signoria possa certificare quella Maestà del buono animo del Papa et delli altri, quella li può far fede che io ho el potere et mandato di concludere pace et fare accordo con Sua Maestà, per la parte di Nostro Signore, et questo medesimo ha qui el Vinitiano; et che quando Sua Maestà Cesarea comincerà a mostrare lo animo et apetito suo essere di venire effectualmente ad compositione, troverrà in Sua Sanctità et li altri tanto riscontro che se contenterà. Et pertanto insieme con li altri o di comunicato consiglio et parere, perchè senza scientia di tucti non si debba praticare alchuna cosa, Vostre Signorie possono di nuovo parlare alla Maestà Cesarea, et ritornare in su li ragionamenti che ha proposto della pace, et cominciare ad intendere l'animo di Sua Maestà, et restringere el negotio in qualche forma di capitulatione, et mandarla qui; et quando si vegga domandi honeste conventione, in pochi giorni si potria concludere, perchè quando bisognassi, per honorarne Sua Maestà, concluderla, li potremo substituire el potere che habbiamo, in Vostra Signoria et nel Vinitiano. Saremo bene d'opinione che, sendo li confederati della sorte che sono, et intra loro Nostro Signore, capo di tucti e Christiani, per honore di Sua Sanctità, non si tractassi in casa l'inimici, et per essere el cammino di Roma lungo, et perder men tempo, potrebbe Sua Maestà mandare qui l'intentione sua al suo ambassatore, et con epsa el potere di tractare et concludere. Però Vostra Signoria con li altri insieme si certifichino della mente sua, et trovandola purgata di simulatione, la tirino avanti senza perdere tempo, che a Nostro Signore non potrà fare cosa più grata.
Più giorni sono ci furono di varii luoghi avisi securissimi et certi, ch'el Turcho si trovava in persona di qua dal Savo[650] con 200 mila huomini in campagna, et per el Danubio grandissimo numero di navilii non molto grandi, ma pieni di gente et munitione, et andava continue acquistando paese, et ch'el re d'Ungheria havea messo insieme 40 mila huomini de sua, et xx mila Boemi, et andava all'incontro di loro. Dipoi quattro giorni sono, per via di Svizeri, ci son nuove certe et con riscontro di più luoghi di Alamagna, che l'exercito unghero era suto disfacto, et morto XXX mila persone, et la persona del Re annegata in un fiume, nel fuggire, et la Regina essersi fuggita verso Vienna, et li Turchi venire alla volta di Buda, dove eron presso LX miglia, adeo che quel reame si può dire ruinato et perduto, et Dio vogli el fuoco non venga più avanti. Lo Ill.mo Arciduca, con una banda di Alemanni, che haveva preparato per mandare in Italia, havea mutato fantasia, et era andato verso Vienna, per tenere quelli popoli confortati et fermi. Quando non fussi mai altra cosa che dovessi movere quella Maestà Cesarea a pensare alla pace, questo caso miserabile lo doverria movere, perchè l'honore di Sua Maestà per el titulo che tiene, et per essere Christiano, pare che ne lo stringa. Dipoi la vendetta del suo cognato et el periculo dello Stato suo d'Austria lo debba non meno movere che l'altre cose, et a causa lo possi fare più volentieri, questa Maestà Christianissima ha chiamato l'oratore di Sua Maestà Cesarea, et in presentia nostra con molte parole benigne et humane, qual si conviene a l'uno et l'altro principe, si è doluto di questo accidente miserando, et confortatolo che scriva a Sua Maestà Cesarea, che sia contenta per el bene della Christianità, voltare la mente alla pace, et risparmiare el sangue de Christiani, per servarlo contro all'infedeli; et che si offera parato per tale effecto a far pace, non per paura, ma per zelo della religione christiana, con le honeste conditione saprà domandare; et quando la vogli fare, si offera andare in persona con quella banda di gente che vorrà Sua Maestà; et non la volendo, se n'excuserà con tucto el mondo, et sarà la colpa imputata a quella di haver lasciato perder tanto miseramente la fede di Christo; però non haver voluto mancare di scaricarne la sua conscientia, et offerirli la pace per far questo bene. Noi replicamo et offerimo el medesimo, in nome del Papa et della Signoria, el Vinitiano et io, et se li dette licentia spacciassi una posta per tale effecto.
In Lombardia si va drieto alla expugnation di Cremona, dove si trova el Duca d'Urbino con XIIII mila fanti, gente d'arme et 3000 guastatori et artiglierie et instrumenti assai, per minare muraglie; ma tucta la forza è nelle zappe, per raguagliare le trincee dell'inimici, e quali si aiutono valorosamente; ma s'intende non possono defenderla, per esser pochi, et molti malati, et ne stiamo con optima sperantia in brevi di haverne la fine. Quando sarà expedita quella impresa, si manderà X mila fanti a Genova per terra, perchè per mare si può male sforzare; et a Melano si faranno dua campi, et si tiene che, vinta l'impresa di Cremona, non sono per tenersi in Melano, ma ritirarsi a Pavia et Alexandria, per expectare el soccorso di Alamagna, che horamai non può venire; et in Melano patono di molte cose necessarie, et vi sono gran numero di Spagnoli malati, per continue guardie et fatiche, et a questi giorni si è facto una scaramuccia, dove è suto ferito el Marchese del Guasto, et morti molti dell'inimici, et li nostri si sono in modo fortificati nel campo, che son più forti che li di drento....
Da Bles. Die XXVIII Septembris M.D.XXVI.
9[651] Al Signor Locotenente del Papa, Messer Francesco Guicciardini, in Campo.[652]
Magnifico Signor Locotenente. L'ultima mia fu alli 24 passato, et li significai per epsa quanto ci havevo per la notitia di Vostra Signoria, et la resolutione del Sanga, et la resposta della intimatione facta per li oratori confederati da la Maestà Cesarea. Dipoi comparson le de X et XIII di Vostra Signoria, con el disegno di Cremona et la lettera del Machiavello,[653] che di tucto ne ho facto quel capitale che è suto necessario, et conferito et monstro alla Maestà del Re, che ne prese gran piacere, et molto vi passò su tempo per un pezzo.
È di poi venuta la miserabil novella dello inganno et tradimento de Colomnesi verso la persona di Nostro Signore, et della rapina et sacrilegio delle cose sacre, et rubamento di San Pietro, a quibus Gothi et Vandali abstinuerunt. Questo caso ha facto maravigliare ogn'homo et restare stupido di tanta sceleratezza et iniquità, perchè vi si vede acompagnate tante diaboliche intentione, che si debba presumere et tener per certo, che li lor tristi pensieri erono di non perdonare alla vita di Nostro Signore. Arrivato la nuova et narrato el caso alla Maestà del Re, restò stupefacto et attonito, et monstrò tanto risentirsene quanto meritava un tal caso; et subito entramo in Consiglio, dove si divisò tucto quello si dovessi fare....
Da Busansi. Die III octobris 1526.