Toccante al caso del signor Giovanni,[662] io ho confortato et pregato el Re, che vogli mandarne Giovanni della Stufa expedito et satisfacto presto, perchè Vostra Signoria mi scrivea ch'el decto signor Giovanni si voleva partire di campo per esser crucciato col Papa, respecto alla differentia del Conte Guido,[663] perchè haria voluto, al partirsi di campo, tucta la compagnia de fanti havea el decto Conte Guido, et perchè anchora vorria dal Papa maggiore provisione che non li dà, era entrato in colera et desperatione, et si voleva partire, nè Sua Sanctità, trovandosi exhausta et senza danari, lo poteva contentare, nè maneggiarlo, per non haver tanta fede o auctorità sopra di lui, che potessi disporlo alle voglie sua, per la sua fiera et stemperata natura, et però non ci restare altri che Sua Maestà, che lo possi piegare o rattenere, per esserli gran servitore et molto deliberato a non uscire della voluntà di quella. Sua Maestà ha monstro conoscere benissimo la natura sua et la ha ripresa in modo che, quando pur si partissi, non credo si facessi imputatione a Nostro Signore, ma bene si faria perdita grande, per restar l'exercito nostro come una conigliera senza lui. Et veramente el Re lo tiene per tale quale è, et mirabilmente lo loda, et s'el signor Giovanni ha patientia ad sapere comportare la lungheza di costoro, è per trarne non solamente la pensione, sed etiam qualche Stato et recompensa del servitio suo. Ha ordinato Sua Maestà pagarli 3000 D. per hora, et di tempo in tempo le sua pensione; et Giovanni se ne torna expedito con li decti 3000, et credo el Signore doverrà contentarsi per hora di questo, et restare in campo, come li scrive el Re, che molto li pareria strana la sua partita, et se la fortuna non ha deliberato di ruinare Italia, et lui et li altri doverrien pensare di fare el debito loro, che non so se nasce da mal governo o dalla mala sorte nostra, che ogni dì ci surgon nuovi rampolli di scandali et disordini, et non pare che le cose si possino indirizare a buon camino, et che non ci sia intelligentia della mente l'un dell'altro, nè li capitani di mare sanno quello voglino fare quelli di terra, nè quelli di terra che debbino fare quelli di mare. Da ogni banda s'intende Genova non potere sostenersi, nè mancare da altro che dal non mandare a romper le strade per terra, nè per anchora s'intende farsi in campo alchuna resolutione, et così si consuma el tempo et li denari, et l'inimici che vivono di sogni, si fanno gloriosi per la nostra dapocaggine et per la confusione di noi medesimi.

El signor Giovanni domanda al Re dua cose per Giovanni Della Stufa, l'una la subventione de danari, la quale si è expedita come di sopra si dice; l'altra, che Sua Signoria vorrebe la condocta in sino alla somma di VI mila fanti della Lega; et perchè el Re molto confida nel suo valore et virtù, et si persuade, come è vero, che lui non facci mercantia del soldo, et che tenga l'intera quantità che li è pagata, però vuole che sia compiaciuto, pensando che, havendo una testa gagliarda, sotto di lui sia per fare ogni dì qualche factione fructuosa et honore vole, et a tal causa scrive et commette al signor Marchese di Saluzo et al proveditore Vinitiano, che oltre alli 4000 fanti ch'el Papa li paga, se liene dia insino alla somma di VI mila, a comune spese; et a me ha commisso io ne scriva el medesimo a Vostra Signoria, acciò s'intenda con li sopradecti di sorte che ne segua tale effecto, perchè molto iudica importare alla Lega el tener contento el signor Giovanni.

Et però io per sua parte fo noto a Vostra Signoria questa sua intentione, la qual credo, senza accrescimento di spesa a Nostro Signore, si possa mettere ad effecto col diminuire la compagnia del Conte Guido, non sendo necessario a tener a guardia delle terre di Piacentia et altri luoghi però molta gente, non sendo l'inimici tanti che possino uscire delle mura, non che assaltare altri. Et quando la Signoria vorrà concorrere a questa parte del suo accrescimento, che non è molto, si farà una testa da sostenere ogni gran piena, et saria pure necessario, andandone a tucti l'ultimo resto et l'ultima ruina di tucto el mondo, spendere el nostro et metter le arme in mano ad chi sappi et voglia defenderci, et ad chi le sappi adoperare, et lasciare le spetieltà et favori da canto, che è pur gran cosa rimettere lo Stato suo in soldati che faccino mercantia del soldo, et in gente che non sappin far quell'arte, et se li dia loro condocta, per far loro quello honore et non perchè sappin far l'arte....

DOCUMENTO XXII. (Pag. [356])

Lettera di Guido Machiavelli a suo padre Niccolò. Firenze, 17 aprile 1527.[664]

Ihs

Honorando Padre, salute etc. Per dare risposta alla vostra dei ij d'aprile, per la quale intendiamo voi esser sano, che Idio ne sia laudato, et a lui piaccia mantenervi.

Non vi si scripse di Totto, per non l'avere ancora riscoso; ma intendiamo dal balio, non esser ancora guarito degli ochi; ma dice, va tutta via migliorando; sì che statene di buona voglia. El mulectino non s'è ancora mandato in Monte Pugliano, per non esser l'erbe ancora rimesse; ma comunche il tempo si ferma, vi si manderà a ugni modo.

Per lectera vostra a mona Marietta intendemo chome havete compero così bella catena alla Baccina, che non fa mai altro che pensare a questa bella catenuza, et pregare Idio per voi, et che vi faccia tornare presto.

A' lanziginec non vi pensiamo più, perchè ci avete promesso di volere esser con esso noi, se nulla fussi. Sì che mona Marietta non à più pensiero.