A Giovanna Castoldi-Villa
Che dalla natia Milano
Venuta invano a chiedere
Alla purezza di questo aere
I consueti conforti
Vi moriva addì XVI ottobre MDCCCLXXI
Il marito Guglielmo Castoldi pittore
E i giovanetti figli Romeo e Cesare
Seco portando ovunque
La santa memoria di sue miti virtù
Qui
Dove ne deposero inconsolabili le spoglie
P. Q. P.

Presso il ponte e lungo il fiume sorge lo stabilimento a filatojo di seta già del Bonsignori, ora del Bressi; e a notte, allorquando vi si lavora, quelle tante finestre illuminate in quell’avvallamento in cui si trova servono di fantastico effetto alla villa Carpani ed alla villa Matilde, che stanno sulla sponda opposta, le quali s’uniscono ai voti delle case Cesare Carpani e Guaita, perchè il camino del vapore venga alzato e sia tolto l’incomodo fumo e il puzzo che in densa colonna si svolgono da esso.

Villa Matilde a Pontelambro.

Nella primavera del 1863 io era ospite del signor Carlo Carpani, e nel passare questo ponte, rivolgendomi ad ammirare la pittoresca scena del Lambro dalla parte appunto di Caslino, meravigliavo come mai nessuno avesse mai pensato a tramutare in villa il brutto casolare che s’ascondeva tra i peschi e mille altre piante; perocchè la postura fosse fra le più invidiabili, essendo su facile poggio, avente a ridosso la montagna boscosa che gli serviva di sfondo magnifico, e al piede gli si sprofondava il Lambro col più pittoresco effetto; e sì mi invaghii dell’idea, che in breve ora ne conchiusi per me l’acquisto, e nel successivo anno s’elevava già su quell’eminenza la piccola mia villa, cui, in omaggio alla mia sposa, imponevo il nome di villa Matilde.

Perdonerà il lettore, se l’affetto ch’io porto a questo loghicciuolo, al quale ebbi la presunzione d’essere io medesimo architetto, mi trasse qui a fornirgli il riscontro di sua veduta; nè poi, permettendo ch’io dica dell’opera mia, concederà che ne parli, togliendo alcuni brani da un’appendice a stampa del giornale La Fama, di quel mio dotto e dilettissimo amico che è Pietro Cominazzi, e che egli riprodusse a parte nell’accompagnarmi sette sonetti ad illustrazione di altrettanti medaglioni di marmo de’ quali decorai, per un mio concetto patriottico e letterario ad un tempo, la terrena sala.

“E poichè parlasi del Pian d’Erba non vuole chi traduce[33] lasciarsi sfuggire il destro di ricordare la Villa Matilde, proprietà dello scrittore di queste lettere, un Casino Svizzero che, quasi grazioso nido d’augelli, si addossa al monte di San Salvatore non lungi dalle scaturigini del Lambro e sovrasta al popoloso ed industre borgo di Ponte. Coll’intuizione del poeta, il Curti scoperse quel sito, sebbene nascosto tra fittissime piante, e coll’ingegno dell’artista architetto il cangiò da umile abituro in leggiadra dimora, non angusta, ma comodissima, sebbene ristretta, togliendo ai massi della montagna lo spazio che facea d’uopo ad ampliarla ed a compierne la salita ed il giardino. L’amore alle arti, che il guidò nell’opera bella e sagace, e diresse ogni cosa dalle bisogne più ricercate alle più umili, il trasse ad arricchire l’amenissimo soggiorno di squisiti dipinti e di pregiate scolture, sette delle quali, a bella posta trattate in medaglioni con cui adornar si piacque un’ampia sala, recano, effigiate dallo scalpello del Tantardini, del Magni e del Buzzi-Leone, le sembianze dell’Alfieri, del Monti, del Foscolo, del Parini, del Niccolini, del Leopardi e del Giusti; oltre un bel gruppo di Giovanni Cabialia, cresciuto alla scuola di P. Marchesi. Una copiosa biblioteca conforta, nei riposi del corpo, lo spirito del Poeta, lo ristora delle assidue ed onorate fatiche del Foro e del Parlamento, e giova a rinvigorire la memoria dell’erudito, che da quel suo tranquillo e beato asilo scopre ne’ villaggi circostanti le grandi orme del Popolo Re. Fra i molti dipinti primeggiano un Salvator Rosa, un Maratti ed un Poussin, e recano fede del buon gusto e dell’amore del Curti allo stile classico ed immortale, e fra le opere moderne ha i primi onori un bel ritratto di donna, di Cesare Poggi e una bella tela del Castoldi, testè ammirata alla pubblica mostra nel Palazzo di Brera, nella quale si raccoglie e compenetra il bello per arte e per natura, esternamente visibile, della villa che abbiamo in guisa rapida e succinta imperfettamente descritta.„

Più tardi, cioè nell’agosto 1870, il medesimo Cominazzi, regalandomi d’una sua pubblicazione Plejade dei Poeti Politici Italiani moderni, medaglioni in marmo nella villa Matilde[34], ristampando la lettera suddetta, vi soggiungeva:

“Ora risalutando la villa e le sembianze dei Poeti, Plejade gloriosa da te riunita a ricordo di quegli illustri che fecero famosa ai nostri giorni o poco addietro nel politico arringo l’età che viviamo, pensai di tributare a ciascheduno di loro, col mio povero verso, l’omaggio di chi sente e non dimentica,