Tutto il bel di natura abbandonai
L’orme segnando al cor contrarie e lente[39].
Fu lunga la citazione, ma in compenso splendida, come splendidi sono sempre i versi di Vincenzo Monti, al quale l’età più prosaica osa temeraria levarsi e contendere il lauro di poeta.
La villa Amalia passò dopo a diversi signori, finchè pervenne al marchese Massimiliano Stampa Soncino, che vi aggiunse bellezze a bellezze.
Dalla torre che vi sta, si può abbracciare collo sguardo il più stupendo orizzonte ed estasiarsi alla vista di monti e colli, di laghi e fiumi, di paesi e ville infinite e campagne e boschi.
Gli amatori di botanica avrebbero per più d’un’ora a deliziarsi ammirando le infinite camelie di più qualità, boschetti di fusaria del Giappone, cespugli di azalee e di rododendri, e rose magnifiche, e mazzi di olea fragrans, per non dir d’altri molti e fiori e piante peregrine, che di loro vaghezza e profumo imparadisan la villa, degna della ricchezza e nobiltà del suo cortese proprietario, e però va meritamente tra le più splendide e deliziose della Brianza annoverata.
ESCURSIONE TRENTESIMASESTA. ERBA.
Erba Superiore. — Il suo panorama. — La sua storia. — Il castello e la villa Valaperta. — Pravalle. — Il torrente Bocogna. — Villa Conti. — Erba Inferiore. — Pretura, ufficio telegrafico, albergo e botteghe. — Il caffè e gli amaretti. — Il teatro. — Ville Clerici e Brivio. — Vill’incino. — Mercato d’Incino. — Liciniforum. — Lapidi. — Ninfeo antico. — Fatti storici. — Il mercato del giovedì.
Questa borgata, che dà il suo nome al bellissimo territorio che vengo dichiarando al lettore, distendendosi su d’una eminenza a mo’ d’anfiteatro per quelli che la riguardano venendo dalla Malpensata, fa sì che alla parte più alta si assegnasse il nome di Erba Superiore, ed è certo la migliore, perocchè domini una quantità maggiore d’orizzonte, potendosi spingere l’occhio sin là presso Cesana e Galbiate, e vedere il Monte Baro, e via via quelle ridenti colline che finiscono alla Montevecchia, e quella ridente estensione della Brianza co’ suoi infiniti villaggi; mentre poi da sinistra si posa sui colli placidi e d’insensibil pendío di Proserpio, colla biancheggiante sua chiesa che s’avanza fin sull’estremo limite d’un promontorio, su Castelmarte e sui denti o corni di Canzo e sull’Alpe di Carella che, massime all’ora del tramonto, si veste delle più calde tinte che mano mano si vengono trasformando in auree, poi in porporine, quindi in violacee, finchè l’ombra notturna non le abbia confuse nell’uniforme bruno.
Era certamente nell’ammirazione di questo stupendo panorama che lo scrittore d’Angiola Maria esclamava: