Così, per esempio, potrà di leggieri, pare a noi, anche chi mai non la vide, imaginare quale debba essere il magico effetto di quella serie di stufe tutte eleganti, tutte magnifiche, che giù giù pel dosso della collina discendono a gradinata, quasi emiciclo di vasto anfiteatro. Vi aggiunga colla fantasia i grandi balaustrati che la riparano per davanti con vasi di classica forma, con piante di rara bellezza; vi aggiunga grandi e piccole fontane in marmo ai diversi ripiani, belle tutte, bellissima qualcuna, quella vogliamo dire che raffigura le tre Grazie, opera di egregio scalpello, che ritrae quanto di più puro seppe mai creare il cinquecento; vi aggiunga appiè di quel dosso a disuguali distanze le spelonche, le grotte di vario genere, alte, spaziose, tortuose, foggiate a galleria, a labirinto, fornite a dovizie d’ogni comodità, con polle, zampilli, giuochi d’acqua d’ogni sorta, con istipi a tarsia, busti, are, idoletti, medaglioni, con seggiole, scannelli, divani, lettucci, tavoli e tavolini d’ottimo gusto; e tutto questo sotto il più bel cielo che occhio d’uomo possa vedere, e dovrà farsi certamente un concetto grande di questo luogo incantato. E sempre maggiore si farà chi consideri le difficoltà senza numero che bisognò superare per tramutarlo, di selvaggio che era, nella forma e stato presente. Una sola vogliamo qui accennare che valga per molte, tanto è grave; vedete quella copia d’acqua volta dall’un capo all’altro de’ giardini a sì diversi usi in forma qui di fontana, là di ruscello o di torrente, più giù di lago solcato da gai navicelli? Sul luogo in origine non se ne avea pur stilla; tutta, tutta quanta si derivò da lontani monti, e per magnifici acquedotti si condusse per mezzo a queste terre riarse dal sole con ingente dispendio.

Essa infatti si condusse con ingente spesa fin dai monti d’Albese, facendola viaggiare per 9000 metri di tubi di ghisa.

Lascio agli intelligenti di botanica il tener conto delle ricchezze d’alberi e fiori d’ogni clima e paese che qui son disseminati, e di estasiarsi davanti alle loro peregrine specie; io m’accontento di ammirare i leggiadri colori, di aspirare i soavissimi profumi: accetto i soli risultamenti e sarà meglio anche pel lettore, che certo non cercherà al mio libro un trattato di quella scienza.

Piuttosto non lascerò di accennare che il palazzo, se non è forse corrispondente in vastità al giardino e parco, ha tuttavia da ospitare una cinquantina di persone. Il casino rustico che gli sta accanto è forse migliore nella sua semplicità; presso al casino svizzero vi è poi uno steccato che racchiude alcuni dei più rari animali indigeni e forestieri, fra cui primeggiano bellissimi merinos.

Ah veramente aveva dunque ragione il nostro povero Raiberti, quando diceva di questa villa essere un Sold che var un milion!

Fra le terre circostanti ho già nella precedente escursione nominato Orsenigo, quella terra che con Erba trasse in aiuto dell’armi milanesi contro quelle del Barbarossa: quivi adesso ricorderò la bella casa Carcano, architettata dal bravo Moraglia.

Tirando dritto sulla via per la quale siamo venuti, tocchiamo Anzano, bello per la sua elevata postura e per la villa e grandioso parco del marchese Carcano; a man destra poi di questo paese, v’è la via che conduce ad Alzate al principiar della quale or si eresse un piccolo albergo. In Alzate poi, oltre qualche ricca casa, meritano osservazione un vecchio castello che si volle reliquia di romana potenza ed il palazzo Clerici.

Ma, come che l’escursione nostra fosse bastevolmente lunga per le tante cose ammirate al Soldo, chiudiamola a Fabbrica, dove sulla eminenza sorge la villa dei conti Durini, che fruisce di bellissima vista e dalla, quale, vedendo a destra sul ciglio della collina che per l’opposto versante sogguarda al lago di Montorfano il paese di Brenna, ivi sapendo come vi sia stato dimenticato parroco quel fior di dottrina, di patriottismo e di bontà che è Antonio Daverio, mio maestro di latine ed italiane lettere, mi felicito della diversa e libera carriera da me poscia nella adolescenza abbracciata.

ESCURSIONE QUARANTESIMA. INVERIGO.

Lurago. — Villa Sormani-Andreani. — Lambrugo. — Ville Galli e Venini. — Inverigo. — L’arcivescovo Ariberto. — Bacco di Brianza. — L’albergo. — La Rotonda. — Il castello e la villa Crivelli. — Il Gigante. — L’Orrido. — S. Maria della Noce. — Cremnago. — Villa Perego. — Il Cimitero.