Ma per associazione di idee, dal buon vino ricorre il pensiero all’albergo d’Inverigo. Quest’albergo, se non presenta i conforti tutti dell’eleganza e dell’esigenza forastiera, è nondimeno il migliore di tutta questa parte della Brianza, onde l’autunno vegga più famiglie di conto prendervi stanza ed esservi arcicontente. Sostiamoci quindi, amico lettore, e dopo esserci rifocillati, potremo pigliare le mosse per ascendere alla Rotonda.
S’innalza essa sulla parte più elevata della collina, sotto cui si distende bellissima una valle, come tale pur ricordata nelle sue opere da Sant’Agostino, disseminata di paesi; la sua facciata, che giustamente fu detto rassomigliare a’ propilei d’Atene, è però rivolta a tramontana.
La fabbricò il marchese e architetto Luigi Cagnola di Milano nell’anno 1813, — quegli cui è dovuta l’architettura dell’Arco del Sempione di Milano, — e vi spiegò tutta la grandiosità e il gusto classici, profondendovi egregie somme, a smentita di que’ cialtroni ch’erano venuti accusandolo d’architettar sempre grandiosamente quando si fosse trattato di non ispendere danari proprî.
Il fabbricato ha nel mezzo un’ampia sala circolare, che s’alza gigante con cupola che costituisce la Rotonda; quindi tutto l’edifizio è esteriormente riquadrato, poste essendosi agli angoli le camere della restante abitazione. Il concetto d’una rotonda maestosa fece sì che gli altri locali fossero ad essa sagrificati. Fu compiuta così un’opera del più perfetto classicismo, se si vuole; ma dopo ciò, si domandano molti, cosa vuole, a che serve, perchè qui collocato questo gigantesco edificio? Come villa ha l’esteriore principesco; ma l’interno, a parte la sala principale della Rotonda, non vi corrisponde.
Come nella facciata, così pure nella parte postica, a mezzogiorno, e che sogguarda la superba valle, vi sono ampie scalee; quella della facciata poggia sopra un sotterraneo; l’altra su d’un terrazzo recinto di balaustrata e sorretto da sei gigantesche cariatidi, che sono dello scalpello di Pompeo Marchesi.
Fu da esso che il re di Napoli, Ferdinando II, padre dello spodestato, venuto tra noi, ammirando la sottoposta valle, di non so quante miglia di circuito, così ben coltivata e ordinata quasi ad aiuole di fiori, ebbe a chiedere bonariamente al marchese Cagnola, se tutto quel che si vedeva fosse giardino della sua villa.
Orrido d’Inverigo.
Se la collina su cui posa la Rotonda si digrada al paese, dall’opposto lato risorge ad eminenza, sovra cui è il castello, ora palazzo e giardino del marchese Luigi Crivelli, che ognun desidera veder meglio curati, perchè abbian tutte le forme per costituire una delle più grandiose ville. Ha molti ed annosi cipressi, e su d’un altipiano a sinistra del palazzo vedesi una colossale statua di Ercole, alquanto offesa dagli anni, che da’ terrieri si designa col nome di Gigante.