L’anima tua, che dall’empireo venga
A raccoglier la stanca anima mia.
Giuditta Pasta in questi suoi diletti recessi della Roda trascorse i suoi anni provetti, ma afflitti però da domestici lutti. Ella anche vi morì. Un suo busto, opera egregia dello scalpello del milanese Antonio Tantardini, fu da’ Comensi collocato nel loro casino.
Ma l’ora del pranzo ci richiama al Nino.
La mensa, noi, stando in barca, la vediamo apparecchiata sotto un pergolato che dà sul lago; così al diletto dei cibi avrem congiunto quello non meno grato della vista.
Risparmio la descrizione del Nino: è un’osteria, un restaurant, quel che volete chiamarlo, di volgare architettura a cui chi giunge non fa attenzione. Vi si sbarca, si pon piede su d’un terrazzo, dove son disposte tavole per chi vi mangerà o beverà; v’è buona cucina, v’è buona cantina; chi ci viene, lo sa, se ne approfitta; nè parte, come da tanti altri luoghi, disilluso.
D’altre specialità, che non sieno brigate, canti, giuochi alla morra, suoni di qualche menestrello che capita da Como, non vi saprei dire veramente.
Il Nino è il ritrovo della buona classe borghese, per definirlo in due parole; come per la haute volée è l’albergo della Regina d’Inghilterra, che sta alquanto più in su nella sponda opposta, ed al quale riserbo condurre il lettore in una prossima escursione.