Sbarcata sul suolo inglese, vi fu accolta colle dimostrazioni più onorifiche dovute a regina e con entusiasmi che l’accompagnarono fino alla capitale, dove passando innanzi alla residenza reale, la folla emise all’indirizzo di Giorgio IV formidabili grugniti, modo col quale quegli eccentrici isolani esprimono disapprovazione; ma questa marcia trionfale veniva arrestata dal ministero in cui sedeva lord Liverpool, il quale la sera del sei giugno presentava alla Camera dei Lord un messaggio reale, mentre lord Castelreagh faceva altrettanto alla Camera dei Comuni, quivi depositando un sacco verde contenente i documenti d’accusa contro la regina, che nel messaggio e nelle parole de’ ministri veniva tuttavia chiamata la principessa di Galles. L’accusa era di adulterio.

L’impressione prodotta fu grave, poichè si temesse non fosse per riuscire a rinnovare i tempi d’Anna Bolena e Giovanna Grey; ma lord Liverpool temperavala, dicendo che il fatto d’un adulterio commesso all’estero con uno straniero non costituisse che un’ingiuria in linea civile; e voleva con ciò rassicurare i nobili lord che non si sarebbe trattato di pena di morte.

Carolina intanto aveva preso alloggio in Brandenburg-House.

Ecco il bill delle pene e delle penalità (Bill of pains and penalties), che lord Liverpool lesse nel Parlamento:

“Atteso che nell’anno 1814 S. M. Carolina Maria Elisabetta, allora principessa di Galles, ed ora regina sposa d’Inghilterra, residente allora a Milano, prese al suo servizio il nominato Bartolomeo Bergami o Pergami, straniero, di bassa condizione, essendo stato domestico; atteso che dopo d’essere il detto Bergami entrato al servizio di S. A. R. vi fu tra di loro un’intimità sconveniente e ributtante, e che non solo S. A. R. lo innalzò ad un posto eminente nella sua casa e lo ammise a rapporti confidenziali colla propria persona, ma gli conferì anche gli attestati più straordinarii di favore e di distinzione, ottenendo per lui ordini cavallereschi e titoli onorifici, conferendogli un preteso ordine di cavalleria, che S. A. R. erasi arbitrata di istituire, senza averne nè il diritto, nè la facoltà; atteso che la detta A. R., dimenticando sempre più l’elevatezza del suo rango ed i suoi doveri verso V. M., non avendo più alcun riguardo al suo onore ed al suo carattere, si è condotta col detto Bergami in altre occasioni, tanto in pubblico che in privato, con una famigliarità indecente ed una singolare libertà nei diversi paesi visitati da S. A. R., e che finalmente ha avuto rapporti licenziosi, umilianti ed adulteri col detto Bergami, che durarono per lungo lasso di tempo, durante il soggiorno di S. A. R. all’estero, con grande scandalo e disonore della famiglia reale e di questo regno;

„Volendo, per tali motivi, manifestare la nostra intima convinzione che con questa condotta scandalosa, disonorante e viziosa, S. M. la regina ha violati i suoi doveri verso V. M. e si è resa indegna dell’alto rango di regina sposa di questo regno; volendo attestare un giusto rispetto alla dignità della corona ed all’onore della nazione; noi umilissimi e fedelissimi sudditi di V. M., lordi spirituali e temporali, e così pure i deputati della Camera dei Comuni, raccolti in Parlamento, supplichiamo V. M. di ordinare quanto segue:

„Che sia ordinato dalla Eccellentissima Maestà del re, coll’avviso e il consenso dei lordi spirituali e temporali e dei deputati della Camera dei Comuni, riuniti nel Parlamento al presente convocato, e per la loro autorità, che la detta Maestà Carolina Amalia Elisabetta, quando sia passato questo atto, abbia ad essere spogliata del titolo di regina e di tutti i diritti, privilegi, prerogative ed esenzioni che le appartengono come regina sposa di questo regno; che sia dichiarata incapace ad esercitare alcuno di questi diritti, a godere alcuna di queste prerogative, e di più che il matrimonio fra S. M. il re e la detta Carolina Amalia Elisabetta, sia coll’atto presente sciolto per sempre, totalmente annullato e reso vano sotto tutti i rapporti ed in tutte le conseguenze.„

VI.

Il processo fu iniziato e consiglieri della regina furono i signori Brougham, che fu poi illustre ministro, Denman, il dottor Lushington, John Williams, Tindal e Wildas.

Facciamo grazia a’ lettori delle particolarità della procedura e di quanto deposero i testimonî, molti de’ quali chiamati da Milano e dalle sponde del Lario circa gli scandali su di esse compiuti dalla regina Carolina: sono particolarità indecenti che offenderebbero il senso morale loro; ma d’altra parte resta monumento imperituro della ingratitudine di molti, tra i quali di un Teodoro Maiocchi e di una Dumont cameriera, che furono beneficati da quella donna dissoluta ma ad un tempo di generosissimo cuore. Parve si mettessero in sodo gli amori suoi con Bergami, aiutati da una sorella di lui, che figurò col nome di contessa Oldi, dal fratello creato prefetto di palazzo alla villa d’Este e dalla madre che assunse il nome di madama de Livris.