ESCURSIONE DECIMASESTA. LA TREMEZZINA.
Le bellezze della Tremezzina. — Versi. — Villa. — Villeggiatura Carove e la Commedia di Plinio. — Ville Torri e Vacani. — Lenno. — Lapidi antiche. — L’abbazia dell’Acquafredda. — Il chiostro di S. Benedetto. — Ville Litta, Barbavara, Carmagnola e Carcano. — Bolvedro. — Villa Busca. — Le ville Spreafico, Scorpioni, Kramer, Gerli, Della Tela, De Orchi, Campagnani, Sala, Mainoni, Guy, Giulini. — Il caffè di Tremezzo. — Albergo Bazzoni. — Hôtel garni. — Grianta. — La grotta.
Entrati in questo bacino, che è il più bello, il più ampio e il più ridente, una vera meraviglia insomma di terra e di acque, par che il cuore ci si allarghi, che si dilati il polmone a bevere quanto di questo aere purissimo è capace, e la mente corre a cercare immagini poetiche e versi che esprimano tutto quell’ineffabile sentimento che si prova. Hic ver assiduum, atque alienis mensibus æstas[23], come direbbe il Poeta delle Georgiche; ma se poi avviene che al fianco vi troviate un’Eva qualunque di questo paradiso, l’inno allora vi sgorga più limpido ed acceso, perocchè l’ammirazione divisa e più accesa si avvalori, si faccia maggiore.
Molt’anni addietro, ne’ passeggi che facevo tra questi monti, che ricingono verdeggianti queste rive; nelle gite del lago, durante il giorno; nelle sale di conversazione, a notte, non c’era caso, una giovinetta leggiadra e sola, piena di riserbo e cortese ad un tempo, io la scontravo sempre, s’anco avessi preferito, al chiudermi la sera in una sala, lentamente trascorrere in canotto sotto i vaghi palazzini; se mi giungevano i suoni or mesti, or lieti di Schubert o di Fumagalli, chiedendo da chi il piano-forte fosse stato tocco, ero certo mi si dicesse da lei, da quella giovinetta che aveva finito per appellare il Genius loci, per desiderarla in ogni escursione, per non divertirmi ov’ella non fosse. Era agevole farsi a quella simpatica abitudine.
Lo seppe ella? Nol so: prima di partire, a mo’ di memoria, mi chiese de’ versi pel suo Album: eccoli, che non so com’io li abbia conservati.
O del Lario incantevoli
E benedette sponde,
Ov’io passai dei liberi
Ozî l’ore gioconde,
Qual mai spirto cortese