Pendici un dì trarrete,
E in quel leggiadro spirito
Se mai v’incontrerete,
Non creder che a me il canto
Fiamma volgar dettò:
— Ella fu a me soltanto
Musa che gli estri accese ed ispirò. —
La Tremezzina, delle etimologie del cui nome faccio grazia al lettore, per non infilargliene di marchiane, seguendo i diversi che la pretesero indovinare, e che forse ebbe il suo nome da Tremezzo, paese che siede tra mezzo il bellissimo golfo, comprende quel tratto di lago che, dopo Balbianello, si distende fino a Menaggio, ed è in quanto ai monti a cui s’addossa tutto ricco della più rigogliosa vegetazione: a campi, a vigne, a uliveti, a giardini, a quando a quando intersecati da’ torrenti che portano abbondanti acque al lago; e in quanto alla sponda del lago, essa non è che una serie continua di ville, di paeselli, di palazzi, di alberghi, che riflettonsi vagamente nell’onde.
Passiamoli tutti in rassegna.
Primo del bacino è il paesello di Villa, interessante a vedersi, perocchè qui si dica vi fosse, nel luogo ove sorge adesso la villa dell’ingegnere Carove, la villeggiatura di Plinio il Giovane, ch’egli chiamava Commedia, e della quale dicono si veggano tuttavia avanzi entro il lago, allorchè limpida è l’onda. Qui vi hanno ville di presente anche le famiglie Torri e Vacani.