Procedendo oltre, a breve distanza è Lenno, terricciuola non priva d’interesse ed ove ci tratterremo alquanto di più. Il suo nome è pur desunto da Grecia, Lenno, essendo un’isola del mar Egeo già sacra a Vulcano. Eravi in addietro un tempio periptero, o tutto recinto da portici, e nella cripta pur sussistente si leggono due lapidi cristiane, delle quali feci parola nella escursione passata, come testimonî che i greci qui immigrati continuarono per lungo tempo a contare gli anni come se ancora fossero stati nella madre patria.
Eccole:
Hic requiescit in pace B. M. (bonæ memoriæ) Cyprianus qui vixit in hoc sæculo annos p. m. XXXII dep. sub. d. VII. octob. ind. V. post cons. d. n. Justini p. p. aug. ann. VI, cioè nell’anno sesto dopo il consolato di Giustino nostro signore perpetuo augusto; lo che equivarrebbe all’anno 572 di Cristo.
La seconda: .... Vixit in hoc sæculo a p. m. XXVI dep. sub..... III post consulatum Basilii d. n.; e sarebbe nel 545.
A Lenno è il torrente detto dell’Acquafredda, che si butta nel lago: più sopra diede già il nome ad un’abbazia di Cistercensi soppressi nel 1785 da Giuseppe II; e chi la visita, salendo il monte, trova compenso alla fatica nel più superbo panorama che gli si distende avanti. Da questo chiostro, per sentieri praticati nel monte ed aspri, non par vero che si giunga poi ad altro edifizio non meno interessante e bello, il chiostro di S. Benedetto, dove l’architettura della chiesa dell’undecimo secolo merita essere veduta e dove mirabile del pari e pittoresca è la veduta.
Non si lasci Lenno senza volgere lo sguardo alle ville dei Litta, dei Barbavara, dei Carmagnola e dei Rezia, ora Carcano, che si succedono, una dell’altra più bella.
A Bolvedro, altro paesello che segue, havvi la villa più superba de’ marchesi Busca, dove l’ultimo di essi, Antonio, arricchì di opere d’arte il palazzo, ivi, fra l’altre, trovandosi quel bellissimo quadro del mio povero amico, Cesare Poggi, da cui è trattato l’evangelico episodio l’Adultera. Al giardino aggiunse nuove vaghezze. Narrano que’ di Bolvedro che appena sposa la marchesa Busca-Serbelloni, venuta a questa sua villa, ne avesse nell’unica notte che vi soggiornò così turbata la fantasia da creduti fantasmi, che rifattasi subito a Milano, non vi riportasse in tutta la sua vita più il piede. Lungo queste sponde abbiam già trovato radicate ubbíe e superstizioni, alimentate forse da qualche avvenimento di naturali fenomeni e dalla solitudine che vi regna, ma spariranno certo fra breve. Non così è infatti della erede ed attuale proprietaria, la gentile contessina Antonietta, figlia di que’ miei due dilettissimi amici che furono i marchesi Lodovico e Clementina Busca, rapiti troppo presto entrambi all’amor delle figlie ed all’affetto degli amici, che le prime letizie di un ben assortito connubio col giovane conte Sola rese ancora, non ha guari, più soavi nel soggiorno di questo suo Bolvedro.
Delle ville Spreafico, Scorpioni, Kramer, Gerli, Della Tela, De Orchi, Campagnani, Sala, Mainoni, Guy ed altri avrebbesi a dire ed a lungo; ma come occuparci di tutte? Degne son esse di trovarsi l’una all’altra vicine e d’essere a Tremezzo, dove è il convegno di tutto il mondo elegante milanese. La villa Giulini, ora ad altri venduta, fu l’oggetto di tutte le cure del suo primo proprietario, che lo aveva fatto il più leggiadro ed olezzante nido. Comodità di casa, ricchezza di serre e giardino vaghissimo, oh! come lo ha egli potuto mutare col pur elegante suo palazzino di Milano?
Nel caffè che si asside in mezzo a queste ville sontuose, riserbatevi ad entrare a sera, quando i villeggianti vi si danno la posta. Gli uomini al bigliardo, le signore s’accolgono tutte all’intorno di una sala a ripetersi gli avvenimenti della giornata, i progetti dell’indomani, le visite scambiate, i romanzi iniziati, le somme perdute al giuoco dagli eleganti fannulloni, le divertenti maldicenze, i pettegolezzi tutti cittadini, che qui concentrati, tramutano la quiete che vi si viene a ricercare in soggezione e preoccupazione. Ah! io amerei davvero non mescermi a tanta baraonda, per fruire invece delle sole dolcezze di questi luoghi.
Nell’albergo Bazzoni e nell’Hôtel garni si convengono coloro che non avendo villa propria o possibilità di valersi dell’altrui, amano tuttavia godere di questo terrestre paradiso che si chiama la Tremezzina.