M . CLAVDIO . M . F . MARCELLO
PATRONO[264].

veniamo a conoscere il nome d’un altro patrono o protettore della città, forse lo stesso Marco Claudio Marcello, che nella guerra civile avendo seguito le parti di Pompeo, questi riuscito vinto, temendo l’ira di Cesare esulò a Mitilene, dove visse nello studio delle buone arti per alquanto, finchè Lucio Pisone, Claudio Marcello fratello di lui e il Senato ne supplicarono il perdono, che fu concesso; onde Cicerone ne rese publiche grazie a Cesare in quella splendida orazione che ci è ancor conservata.

Una curiosa particolarità ci addita un emiciclo che fu scoperto nel 1765, il qual riguarda alla marina. Su di esso è un quadrante solare, od orologio, statovi del pari che la banchetta semicircolare, o schola, come latinamente appellavasi, a proprie spese collocato da Lucio Sepunio Sandiliano, figlio di Lucio, e da Marco Erennio Epidiano, figlio di Aulo, duumviri di giustizia, secondo suona l’iscrizione seguente:

L . SEPVNIVS . L . F . SANDILIANVS
M . HERENNIVS . A . F . EPIDIANVS
DVOVIR . S . D . SCHOL . ET . HOROL .

Sono i medesimi duumviri dei quali parla l’iscrizione da me recata nel parlar del tempio di Venere, e nella quale Bréton, diversamente interpretando le ultime sigle, credette leggere la menzione della collocazione in quel tempio d’un altro quadrante solare. Su di che, a tutta risposta, si potrebbe chiedergli: perchè allora que’ duumviri invece delle sigle D. S. P. F. C. non si servirono dell’eguale dicitura usata in questa iscrizione scolpita nel Foro triangolare, dove la parola Horol spiega la cosa senza lasciar dubbio di sorta?

Fin dall’anno di Roma 499, cioè 254 avanti Cristo, come consente la più parte degli scrittori ed a testimonianza eziandio di Plinio[265], Lucio Papirio Cursore collocava il primo quadrante solare, che avea portato dalla Sicilia, presso il tempio di Quirino. In seguito si moltiplicarono; ma non si creda tuttavia che si chiamassero tutti contenti del trovato e di questa divisione delle ore del giorno. Gli epuloni, cui pareva che di tal guisa si fosse lor messa addosso una importuna, comunque tacita censura, maledivano l’istituzione; ed anche un secolo dopo di Lucio Papirio (l’anno 535 circa), Plauto così la fa lamentare in una sua commedia, che andò sciaguratamente perduta, e che ebbe per titolo Bis compressa seu Boeotia, da un di costoro:

Ut illi Dii perdant, primus qui horas reperit

Quique adeo primus qui statuit solarium.

Qui mihi comminuit misero articulatim diem.

Nam me puero uterus hic erat solarium