CAPITOLO X. La Basilica.

Origine della denominazione di Basilica — Sua destinazione in Roma — Poeti e cantanti — Distribuzione della giornata — Interno ed esterno delle Basiliche — Perchè conservatone il nome alle chiese cristiane — Basiliche principali cristiane — Basilica di Pompei — Amministrazione della giustizia, procedura civile e penale — Magistrati speciali per le persone di vil condizione — Episodio giudiziario di Ovidio — Giurisprudenza criminale — Pene — Del supplizio della croce — La pena dell’adulterio — Avvocati e causidici.

Il significato affatto diverso che al tempo nostro si dà alla parola basilica, che si adopera per indicare le chiese più cospicue del culto cattolico, reclama che per me qui si fornisca alcun cenno sul significato e valore che si aveva in antico, e quindi a che servisse codesta di Pompei, della quale è ora giunto l’argomento.

Come di moltissime istituzioni e cose, e per quelle ragioni che, trattando della lingua parlata in Pompei e in tanta parte dell’Italia romana, ho ricordato; così avvenne pure che questa parola di Basilica avessero i Romani a dedurla dal greco nella lingua latina di Βασιλικὴ farne basilica, significando tal voce letteralmente regia, cioè edificio regale. I Romani vi annetterono egual senso, perchè infatti nel seguente passo di Stazio, invece di basilica, si trovò usata la parola Regia, che è per l’appunto l’esatta traduzione del detto vocabolo greco:

At laterum passus hinc Julia templa tuentur,

Illinc belligeri sublimis regia Pauli[267].

Siffatta denominazione greca venne attribuita ai luoghi in cui specialmente rendevasi d’ordinario giustizia, perocchè questa fosse il precipuo diritto dalla regalità e venisse esercitata in edifizi dipendenti della reggia. Rimasto quel diritto anche in Roma presso i capi della republica dapprima, come dopo passò negli imperatori, nulla di più naturale che la denominazione venisse confermata. È forse l’egual ragione che fece assegnare anche ne’ tempi moderni, in cui sempre presso tutte le nazioni vien giudicato in nome del sovrano, il nome di Corte ai tribunali superiori, come l’Appello e la Cassazione.

D’ordinario nel mezzo di questi antichi edifizj, che si chiamavano basiliche trovavasi un fanum, o delubro, od oratorio come il diremmo adesso, e venivano consacrati a differenti usi dell’antica vita esterna, e quindi compendiavano in sè quel che ai dì nostri in Italia la Sala dei Duecento della Camera elettiva, l’antisala del Senato, la Borsa, i Tribunali, le sale dei passi perduti, i clubs, e quegli altri publici ritrovi, in cui si trattano affari, si conchiudono contratti e si discutono interessi pur d’ordine publico e politico.

Stando a Publio Vittore, in Roma, allora la prima città e signora del mondo, si annoveravano fin diciannove basiliche, e Onofrio Panvinio le fa ascendere a ventuna.

Ciascuna aveva quattro tribunali, e fra questi tribunali il popolo romano poteva passeggiare riparato dal sole e dalla pioggia.