Res magna amici apud forum agitur: ei volo
Ire advocatus[298].
L’avvocato che è alla moda, dice adunque Giovenale, nella Satira Settima, è assai che ottenga, in prezzo de’ suoi sudori, un rancido prosciutto, de’ pesci stantii, delle vecchie cipolle o alcune bottiglie di vino incerconito. Se busca una qualche moneta d’oro, gli bisogna farne parte a mediatori che glie ne hanno procacciato l’occasione. Ma il suo collega, il quale è sul candeliere, con minor talento di lui, tira a sè tutte le cause, ed è pagato di buona moneta. Questo avviene perchè egli s’è fatto scolpire in bronzo sotto il suo largo vestibolo, seduto sopra un cavallo di battaglia; perchè il litigante, innanzi di affidare la sua causa all’avvocato, esamina se gli brilli in dito un magnifico anello d’oro, se facciasi portare da otto facchini e sia seguito da una lettiga e preceduto da un corteo di amici vestiti delle loro toghe.
Non froderò i lettori dell’originale e viva pittura, la quale, se non interamente, ha tuttavia la sua buona parte d’attualità: in grazia di che mi si vorrà perdonare la lunghezza della citazione:
Rumpe miser tensum iecur, ut tibi lasso
Figantur virides, scalarum gloria, palmae.
Quod vocis praetium? siccus pettasunculus et vas
Pelamydum, aut veteres; Afrorum epimenia, bulbi,
Aut vinum Tiberi devectum, quinque lagenas.
Si quater egisti, si contingit aureus unus,