S’intromette il Tirreno infuriato.

[9]. Virgil. Georg. L. I. v. 468.

[10]. Monumenta epigraphica pompejana ad fidem archetyporum expressa. Napoli 1854. Edizione di soli cento esemplari fatta a spesa di Alberto Detken.

[11]. Le Case ed i Monumenti di Pompei disegnati e descritti. Napoli, in corso di publicazione.

[12]. Pompei. Seconda edizione, Firenze 1868. Successori Le Monnier.

[13]. Inscriptions gravée au trait sur les murs de Pompei.

[14]. Sono gli uomini di questo villaggio che vengono più specialmente reclutati per la difficile e perigliosa pesca del corallo sulle coste di Barberia, e così possono ricondursi di poi in patria con un bel gruzzolo di danaro.

[15]. La misurazione dell’elevazione del Vesuvio sopra il livello del mare varia nelle scritture dei dotti che la vollero fissare. Nollet nel 1749 la disse di 593 tese; Poli nel 1791 di 608 tese; il colonnello Visconti nel 1816 di 621; Humboldt dopo l’eruzione del 1822 la rinvenne di 607 tese, e nel settembre 1831 l’altezza della punta più alta del cono risultò di tese 618. La tesa, antica misura di Francia, era lunga sei piedi; la nuova tesa francese si chiama doppio metro e per conseguenza contiene 6 piedi, 1 pollice, 10 linee. Siffatta varietà di misure non da altro procede che dagli elevamenti e dalle depressioni, le quali si avvicendano secondo le diverse eruzioni.

[16]. «Ricerche filosofico istoriche sull’antico stato dell’estremo ramo degli Appennini che termina dirimpetto l’isola di Capri.»

[17]. «Partito Ercole di poi dal Tevere, seguendo il lido italiano si condusse al Campo Cumeo, nel quale è fama essere stati uomini assai forti, ed a cagione di loro scelleratezze, appellati giganti. Lo stesso Campo del resto, denominato Flegreo, dal colle che vomitando sovente fuoco a guisa dell’Etna sicula, ora si chiama Vesuvio, e conserva molte vestigia delle antiche arsioni.»