[53]. Canto VI. v. 45 e segg.
[54]. Aulo Gellio trova la etimologia del municipio a munere capessendo; più propriamente forse il giureconsulto Paolo: quia munia civilia capiant. E l’uno e l’altro accennano al diritto o dono conferito della cittadinanza, a differenza di quelle altre località che erano solo fœderatæ, ricevute dopo vinte e a condizione inferiore, che non acquistavano la podestà patria, nè le nozze alla romana, nè la capacità di testare a pro’ d’un romano cittadino, o d’ereditarne, nè l’inviolabilità della persona.
[55]. Gargallo traduce al solito infedelmente:
Manchin seimila o sette al censo equestre,
E prode, onesto sii, probo, facondo,
Plebe sarai.
Orazio nel suo primo verso non disse censo equestre, ma sì quadringentis: perchè il Gargallo non potè dire quattrocento? Avrebbe egli pure fatto sapere come il poeta che traduceva, che il censo equestre era di quattrocentomila.
[56]. Il laticlavo era una striscia di porpora che orlava la toga di porpora, scendendo dal petto fino a’ ginocchi. Essa era alquanto larga a distinzione della striscia de’ cavalieri, che però dicevasi augusticlavo. Come basterebbe oggi dire porporato per intendersi cardinale, allora dicevasi laticlavius per senatore; onde leggesi in Svetonio (in August., c. 38): binos laticlavios præposuit, per dire due senatori.
[57]. Trattato dell’Onore del Bisellio.
[58]. Fabretti, Inscr. 3. 324. e 601. Gruter., 475, 3.