[80]. Avuta autorità dall’imperatore Cesare Vespasiano Augusto i luoghi pubblici da’ privati posseduti Tito Svedio Clemente tribuno, ventilate le cause ed eseguite le misure, restituì alla republica de’ Pompejani.

[81]. Guida di Pompei, pag. 27.

[82]. Giorn. degli Scavi. Luglio e Agosto 1863, pag. 228.

[83]. Ne’ possedimenti di Giulia Felice, figlia di Spurio, si affittano dalle prime idi di agosto alle seste idi per cinque anni continui un bagno, un venereo, e novecento botteghe colle pergole e co’ cenacoli. Se taluno esercitasse in casa (o il condannato) lenocinio, non è ammesso alla conduzione.

La formula invece, quale è ristabilita dal sen. Fiorelli, vorrebbe dire: se trascorrerà il quinquennio, la locazione ai riterrà tacitamente rinnovata.

Altri poi, leggendo aggiunta alla iscrizione surriferita anche le parole SMETTIVM . VERVM . ADE, pretendono interpretare le sigle in questione nella seguente maniera: si quis dominum loci ejus non cognoverit, — se alcuno non conosca il padrone di questo luogo, si rivolga a Smettio Vero.

[84]. Veggasi: Della Patria dei due Plinii, Dissertazione di Pier Alessandro Paravia indirizzata al cav. Ippolito Pindemonte, edita nell’appendice al Volgarizzamento delle Lettere di Plinio il Giovane dello stesso Paravia, già altre volte da noi citato. Il Paravia prova, a non più lasciar ombra di dubbio, i Plinii essere stati di Como.

[85]. Essai de Zoologie Générale, par. I. 1, 5.

[86]. De Viris Illustribus.

[87]. «Le mofete, scrive Giuseppe Maria Galanti, formano molti fenomeni curiosi. Terminate le grandi eruzioni sogliono esse manifestarsi sotto le antiche lave e ne’ sotterranei, e qualche volta hanno infettata tutta l’atmosfera. Non sono che uno sviluppamento di acido carbonico. Circa quaranta giorni dopo l’ultima grande eruzione del 1822 comparvero le mofete nelle cantine ed altri luoghi sotterranei delle adiacenze del Vulcano. L’aria mofetica cominciava all’altezza del suolo superiore, e spesso infettava anche l’aria esterna. In alcuni sotterranei si manifestarono rapidamente, in altri lentamente: dove durarono pochi giorni e dove sino a due mesi. Dopo l’eruzione del 1794 molte persone perirono per mancanza di precauzione contro queste mofete. Esse si sviluppano più assai nei luoghi dove terminano le antiche lave, cioè nei luoghi prossimi alla pedementina del Vulcano, forse perchè il gas acido carbonico che si svolge in copia nell’interno del Vulcano, si fa strada negli interstizi delle lave, le quali partono tutte dal focolare vulcanico.» Napoli e Contorni, 1829. — Vedi anche La storia de’ fenomeni del Vesuvio di Monticelli e Covelli. Napoli, 1843.