[177]. Pompeji Tom. I, p. 101.

[178]. Marco Porcio figlio di Marco, Lucio Sestilio figlio di Lucio, Gneo Cornelio figlio di Gneo, Aulo Cornelio figlio di Aulo, quadrumviri, fecero erigere questo monumento per decreto dei decurioni.

[179]. Lucio Sepunio Sandiliano figlio di Lucio, Marco Erennio Epidiano figlio di Aulo, duumviri di giustizia, fecero erigere a loro spesa questo monumento.

[180]. «Marco Olconio Rufo duumviro di giustizia per la terza volta e Cajo Egnazio Postumo duumviro di giustizia per la terza volta, per decreto dei decurioni, ricomprarono per tremila sesterzi il diritto di chiudere le finestre ed ebbero cura di erigere un muro privato fino alle tegole pel collegio de’ Venerei corporati.» Di questi Venerei parlano altre iscrizioni pompeiane, e che poi si dicessero corpi e corporati se ne ha un esempio in Dimmaco, Lib. XI ep. 103. Coerarunt certo per curarunt. L’interpretazione surriferita, accettata pure dal De Mazois, non viene accettata dal Bréton, che nelle abbreviature COL . VEN . COR . invece di leggere COLLEGII . VENEREORVM . CORPORATORVM, crede non potersi leggere che così: COLONIE . VENERIÆ . CORNELIÆ, perchè, dice egli, la parola corporatio non potrebbesi tradurre per comunità, mentre significa corpulenza. Pompeja, pag. 59. Bréton però erra nel negare la significazione data dal Mazois e da altri alla parola corporatus. Se questo participio passivo del verbo corporare (ridurre in corpo) può significare formato di più sostanze, significa anche membro di un corpo morale, come venne anche adottata la parola corporazione in questo senso dalla lingua nostra. Veggasi poi all’uopo il Grutero, Inscript. 45, 8; 406, 5.

[181]. Bull. Inst. 1866, p. 11, citato dal chiarissimo Brizio nel Giorn. Scavi, settembre e ottobre 1869.

[182]. L’erario, la carcere e la curia si hanno a situare accanto al Foro; ma in modo tale che la grandezza loro sia proporzionata a quella del Foro. Traduz. Berardi, De Architectura. Lib. V. C. II.

[183]. Descr. delle Rovine di Pompei, Napoli 1832, p. 135.

[184]. «Spurio Turannio Proculo Gelliano figlio di Lucio nipote di Spurio, pronipote di Lucio della tribù Fabia, prefetto de’ Fabbri per la seconda volta, prefetto de’ curatori dell’alveo Tiberino, prefetto e propretore di giustizia nella città di Lavino, padre patrato del popolo di Laurento per segnar l’alleanza; secondo i libri sibillini, co’ pretori de’ sacri principii del popolo romano, de’ quiriti e del nome Latino che si conservavano presso la città di Laurento, Flamine, Diale, Marziale, Salio, Presule, Augure, Pontefice, Prefetto della Corte Getulia e tribuno militare della Legione X, cui fu dato il luogo per decreto dei decurioni.»

[185]. V. Giusto Lipsio, De Milit. Roman. Lib. V.

[186]. Non più speranza di libertà esiste se non nei principii de’ vostri accampamenti.