Mal ne venga a quella Inachide,[193]
Che alle vaghe Ausonie donne
Queste infauste cerimonie
Da l’adusto Nil portonne.
Quella Dea, che spesso vedove
Degli amanti fa le piume,
Quella Dea qualunque siasi,
Sarà sempre un triste Nume.
Lib. II. Elegia XXXIII. Trad. di Michele Vismara.
[193]. Io, figlia di Inaco, amata da Giove, convertita in giovenca e finalmente divenuta Iside.