Legge 25 Giugno 1865. Tip. Guglielmini.



[INDICE]


A
GIOACHIMO CURTI
FRATELLO SUO
NOBILE ECCEZIONE FRA I TANTI
CHE IN OGGI
I VINCOLI E GLI AFFETTI DEL SANGUE
SOMMETTONO ALLO INTERESSE
QUESTA OPERA
DI POMPEI E LE SUE ROVINE
CHE EBBE DA LUI PRIMA E GENEROSA OCCASIONE
L’AUTORE
INTITOLA E CONSACRA.

INTENDIMENTI DELL’OPERA

Le profonde commozioni che si destano in coloro che, forniti di cuore e di mente, visitano questa antica e interessante città di Pompei, esumata più dal caso che dalla sapienza degli uomini, si traducono in così facili entusiasmi, che il più spesso imperiosamente addomandano d’essere in qualunque modo estrinsecati. — E ciascuno allora opera secondo la propria inclinazione.

Vedesi quindi aperta la gara degli ingegni: l’archeologo va divinando l’uso de’ pubblici e privati edifizj, legge le iscrizioni osche e latine, le interpreta e ne escono quelle splendide monografie di Arditi e di Mazois, di Fiorelli e di Mommsen, di Garrucci e di Overbek, per non dir d’altri molti; lo storico ne ricostruisce le vicende politiche e civili e ne somministra i materiali a tutti quanti si accingono a scrivere degli scavi; l’artista nelle statue e nei bronzi, nelle pitture e ne’ mosaici, negli stili e nelle linee architettoniche tien conto delle condizioni dell’arte ne’ tempi dell’Impero e appajono quelle superbe illustrazioni de’ Nicolini, la Pompeja di Bréton e la terribile tela di Bruloff; la musica stessa si ispira e con Pacini vi delizia e fa fremere negli Ultimi giorni di Pompei, con Petrella nella melodiosa Jone; il letterato finalmente vi accende la fantasia e colla potenza di essa ripopola le deserte vie, rianima le diroccate case, risuscita i defunti uomini e vi trasporta e prima e al tempo della catastrofe e poi al romanzo di Bulwer, dall’egual titolo dello spartito di Pacini, al Pompei di Vecchi, al Curricolo di Dumas, all’Arria Marcella di Gauthier, vi commovete, palpitate, piangete. Altri vi dettano libri e guide, spesso copiandosi, a minoranza di fatica, gli uni e gli altri, e ottenete pure lavori non ispregievoli, come quelli del Romanelli e dello Jorio, del Bonucci e dell’Aloe, del Nobili e del Monnier e vie via di altri; comunque a tutti questi io metta innanzi la piccioletta Guida di Pompei anonima, uscita in Napoli dalla tipografia de’ Fratelli Testa e Compagni, a cui, dove mal non m’apponga, ha presieduto qualche ingegno che sta dappresso all’illustre dotto che ora è prescelto alla Direzione degli Scavi Pompejani.

Invaso io pure da quella febbre d’entusiasmo e questo volendo alla sua volta la propria pubblica manifestazione, io son venuto eseguendola, sotto l’aspetto d’un confronto della dissepolta città con Roma antica, quella parendomi, collo studiarla ne’ suoi avanzi, poter valere di supplimento o piuttosto di chiarimento alla vita publica e privata dell’immortale metropoli del mondo.