Una specialità offre Pompei, messa a raffaccio colle città moderne, ne’ diversi archi di trionfo, che in più località si ritrovano tuttavia sussistenti e ne darò qualche cenno.

Quattro ve ne sono nel foro, e il più grande di essi non ha che una sola apertura ed è decorato dai due lati di colonne e di nicchie. Di tutti questi ornamenti non rimane ora che dalla parte del Foro un basamento di colonne a ciascun pilastro, nè sembrano essere stati del miglior gusto; onde Bréton avesse giustamente a dire che si attribuirebbero volontieri ad un’epoca di decadenza, se la data della distruzione di Pompei non fosse conosciuta[144].

All’ingresso della via di Mercurio e di fronte al detto grande arco, altro se ne scorge e pare che sovr’esso vi fosse una statua equestre in bronzo dell’imperatore, Caligola o di Tiberio, se pure non possa ritenersi d’Augusto, quando veramente si abbia qualche attinenza il frammento d’iscrizione seguente:

. . . . STO . CÆSARI
PARENTI . PATRIÆ

Nell’asse del Foro, davanti i Tribunali, esisteva pure un arco e dalla sua grande profondità si può argomentare che sovr’esso ci fosse una quadriga, che Dyer suppone potesse essere del genio tutelare della città[145].

Arco Trionfale alla via di Mercurio in Pompei. Vol. I. Cap. VII. Le Mura, ecc.

D’altri archi di minore importanza non mette conto il parlare.

Allorquando in un venturo capitolo tratterò della industria pompejana, passerò in rassegna le molte tabernæ o botteghe che si veggono ora vuote lungo queste deserte vie, ma che presentano nondimeno esse pure certi avanzi di vita che fanno fremere, che sembrano da poche ore appena sgombre dalle loro merci e abbandonate. Visiteremo insieme i termopolii, o mescite di bevande calde, il forno publico, la fabbrica del lutus fullonicus o sapone, i mulini, la tintoria, le osterie e vie via ogni altro interessante stabilimento.