Ecce duas tibi, Daphni, duo altaria Phœbo[165];
quantunque neghi taluno siffatta distinzione, ammessa da Vitruvio tra gli antichi, e tra’ moderni da quel competente scrittore che è Raoul-Rochette[166].
Nè queste regole unicamente esistevano di materiale architettura de’ templi; ma norme altresì vi avevano per la scelta delle località dove erigerli e queste a seconda ancora della degnità dei numi ai quali consacravansi e della natura de’ loro speciali attributi.
«Per gli edifizj sacri, scrive il medesimo Vitruvio, e specialmente degli Dei tutelari, o di Giove o di Giunone, o di Minerva, dee scegliersi il luogo più eminente, da cui si scopra la maggior parte delle mura: a Mercurio nel foro, o pure, come anche a Iside e a Serapide, nell’Emporio; ad Apollo e a Bacco presso al teatro; ad Ercole, quando non vi fossero nè ginnasii, nè anfiteatri, presso al Circo, a Marte fuori della città e specialmente presso il Campo: a Venere fuori della porta: questo si trova fin anche stabilito negli insegnamenti dell’aruspicina etrusca che, cioè, i tempii di Venere, Vulcano e Marte si abbiano ad alzare fuori delle mura, e questo acciocchè non si famigliarizzi dentro la città co’ giovani e colle madri di famiglia la libidine, e tenendo lontana dalle mura la potenza di Vulcano colle preghiere e co’ sagrificj, restino libere le abitazioni dal timore d’incendio. La deità di Marte essendo adorata fuori della città, non vi sarà guerra civile; ma anzi sarà quella difesa da’ nemici e dal pericolo della guerra»[167].
Giova per altro avvertire come siffatte norme non sieno state sempre ed esattamente osservate, perchè si vide in Roma stessa il tempio di Marte nel Foro d’Augusto e quel di Venere nel Foro di Giulio Cesare, erettogli da Giulio Cesare stesso, che pretendeva discendere dalla Dea per parte di Julo figliuolo di Enea, e molti templi di Dei malefici persino erano dentro la città, come quei della Febbre, di Vulcano, della Mala Fortuna, della Pigrizia e va dicendo.
E così trovasi una tale deviazione dalle regole generali anche in Pompei, dove il tempio a Venere Fisica non era fuori della città, ma presso le Porte della Marina e in vicinanza del Forum. E sarebbe stato invero strano e indecoroso spettacolo che la principale divinità tutelare non fosse stata ospitata entro le mura.
Gli è anzi a tale riguardo, che derogando un tratto dal vecchio adagio: ab Jove principium, o, come direbbesi nell’idioma nostro:
Non s’incomincia ben se non da Dio,
mi farò primamente ad occupare del tempio di questa leggiadrissima Dea Venere Fisica o terrestre, come che mi paja doveroso e della buona costumanza il consacrare di preferenza le nostre cure alla signora del luogo.
Nè vi sarà alcuno d’animo sì poco cortese che mi dia torto in grazia di ciò che si tratti della Dea della bellezza e della voluttà.