Et Tyriæ vestes, et dulcis tibia cantus,

Et levis occultis conscia cista sacris.[188]

Facevasi Iside presiedere singolarmente alla Navigazione ed alla Medicina; onde si capisce perchè Tibullo nella sua Elegia III del Lib. I, lamentando la malattia che lo incolse in Corcira, l’odierna Corfù, e gli aveva vietato seguir Messala, dice a Delia sua amante:

Quid tua nunc Isis mihi, Delia, quid mihi prosunt

Illa tua toties æra repulsa manu?

Quidve, pie dum sacra colis, pureque lavari

Te memini et puro secubuisse toro?

Nunc, Dea, nunc succurre mihi; nam posse mederi

Picta docet templis multa tabella tuis.[190]

Come malato e come viaggiatore per mare, Tibullo aveva più titoli alla protezione della Dea: quelli infatti che redimevansi da alcuna grave malattia, o che si erano salvati da naufragio, non mancavano di consacrare quadri votivi che si sospendevano nel tempio della Dea, di che fa cenno ne’ surriferiti versi il poeta, e fece dire a Giovenale: