Ma finora questo tempio di Cerere, ch’io presuppongo essere stato in Pompei per quelle due iscrizioni che ho accennato, è un desiderio soltanto che i futuri scavi saranno per soddisfare; quando accogliere non si voglia la mia conghiettura che forse ai riti di Cerere non servisse il Calcidico, o edificio di Eumachia, del quale verrò ampiamente parlando nel Capitolo che tratterà appunto del Calcidico, esaminando pur le diverse altre opinioni. Perocchè se calcidica chiamò Stazio la corona con cui nelle sacre cerimonie o ludi di Cerere, che celebravansi in Napoli, solevansi cingere gli adepti; nulla di più probabile che nel Calcidico di Pompei, città campana, come Napoli, si celebrassero i sacri riti di Cerere e ne fosse anzi il Calcidico il tempio che noi cerchiamo. Eccone i versi:

Hei mihi quod tantum patrias ego vertice frondes

Solaque Chalcidicæ Cerealia dona coronæ

Te sub teste tuli[237].

D’altra parte Eumachia, colei che a propria spesa erigeva il Calcidico, non era essa pubblica sacerdotessa? Tale la indica l’iscrizione seguente che fu letta sull’architrave di marmo della facciata principale di questo edificio, scolpita in bei caratteri onciali:

EVMACHIA L. F. SACERD. PVB. NOMINE SVO
ET M. NVMISTRI FRONTONIS FILI. CHALCIDICVM CRIPTAM PORTICVS
CONCORDIÆ AVGVSTÆ PIETATI SVA PEQVNIA
FECIT EADEMQVE DICAVIT[238].

Vero è che in questa iscrizione non è indicata che come sacerdotessa, senza dirla addetta al culto di Cerere, al par di Mamia e di Istacidia summentovate; ma per le suddette cose, l’idea del Calcidico la farebbe ritenere piuttosto sacerdotessa di Cerere che d’altra divinità.

Se poi si pon mente che Arnobio, apologista della religione cristiana che scriveva nei primi anni del quarto secolo, ha questo passo: «Vorrei vedere i vostri dei e le vostre dee alla rinfusa nei vostri grandi Calcidici ed in questi palagi del cielo»; credo che la mia conghiettura resti meglio avvalorata, poichè i calcidici ove sono gli dei e i palagi del cielo, non possano altrimenti spiegarsi che coll’idea dei templi.

Un ultimo argomento mi si conceda, e questo desunto da qualche particolarità della struttura dell’edificio, ad appoggio di questa mia nuova supposizione.

Nell’impluvium di esso si sono vedute delle vasche, ed han lasciato supporre l’esistenza di sacerdoti addetti ad esso, forse per purificazioni od altri riti religiosi, e allora non è egli naturale argomentare la presenza di un tempio? — Al dottissimo Fiorelli e ai suoi egregi discepoli lo studio e la risoluzione dell’archeologico quesito che lor propongo in queste pagine.