Che adattassero al carme il gesto e il canto.

Trad. Gargallo.

[46]. Costui è quell’Eraclide, che Diogene Laerzio e Suida dicono essere stato uomo grave, cantore di opere ottime ed elegantissime, e liberatore della sua patria oppressa, emulo di Platone, che nel partire per la Sicilia lo incaricò di presiedere alla sua scuola. Egli ne’ frammenti dell’opera Delle Republiche, ci lasciò testimonianza che Omero sè dicesse, in un componimento andato perduto, di patria toscano: Omero attesta dalla Tirrenia esser egli venuto in Cefallenia ed Itaca, ove per malattia perdè la vista, onde il nostro Manzoni il chiamasse:

«Cieco d’occhi, divin raggio di mente.»

[47].

Chi per vil capro in tragico certame

Pria gareggiò.

Trad. Gargallo.

[48].

Vien la truce Tragedia a grande passo,